domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Luca Fantò
Restituire alla scuola pubblica italiana la vitalità di un tempo
Pubblicato il 31-10-2017


Egregia redazione,
alcuni giorni fa era giunto alla Ministra Fedeli, da una rete territoriale delle scuole del Veneto, un appello affinchè si modifichi il sistema di reclutamento degli insegnanti. Nei giorni successivi è seguito un appello pubblicato dal Corriere della Sera del Veneto, in cui i Dirigenti Scolastici del bassanese, in provincia di Vicenza, hanno chiesto maggior autonomia nella scelta dei docenti. La possibilità di concedere ai Dirigenti “carta bianca” nella scelta dei docenti viene ritenuta una condizione necessaria a far uscire la scuola dallo stato di emergenza in cui si trova e che, sostengono questi Dirigenti, rende difficile assolvere alle loro responsabilità.

Pur esprimendo i miei dubbi sulla reale possibilità che l’assunzione dei docenti delegata ai singoli Dirigenti (generalmente privi di formazione specifica ma forti oggettivamente della loro esperienza) svincolata da graduatorie di merito (non siamo nell’era della “meritocrazia”?), possa essere di una qualche utilità, resta evidente come la scuola pubblica italiana, nonostante la “buona scuola” si trovi ancora in gran difficoltà.

Lo dimostra la diatriba tra la Ministra Fedeli ed il Segretario del PD Renzi sulle modalità d’uscita da scuola degli alunni.
Lo dimostra la difficoltà, nonostante dal Ministero prima dell’inizio delle lezioni avesse rassicurato tutti, a coprire le cattedre sin dall’inizio dell’anno scolastico.
Lo dimostrano gli scioperi del personale docente e non docente che si susseguono. Scioperi che, ed anche questo è il segnale di una crisi profonda, pur manifestando l’esigenza di una reazione di chi nella scuola lavora, troppo spesso e sempre di più, vengono disertati.
Lo dimostrano le proteste dei docenti e soprattutto degli alunni sulle modalità di attuazione dell’alternanza scuola lavoro.
Lo dimostra la difficoltà nel rinnovare il contratto nazionale nonostante si parli (non nel caso dei Dirigenti Scolastici) di irrisori aumenti stipendiali.
Cosa andrebbe allora fatto per migliorare tale situazione di emergenza?
Noi socialisti abbiamo ben presente come in uno Stato efficiente non sia possibile pensare di risparmiare sull’istruzione dei cittadini.

Noi socialisti siamo consapevoli che si debba migliorare l’immagine degli insegnanti e di tutto il personale della scuola e migliorarne le condizioni di lavoro.
Noi socialisti non ignoriamo che lo status sociale dei docenti e del personale scolastico è precipitato negli ultimi vent’anni. Stipendi troppo bassi, nessuna reale possibilità di avanzamento della carriera.

Se da una parte la legge 107 ha avuto il merito di delineare un iter di formazione dei docenti chiaro, dall’altra ha reso ancor più precario il posto di lavoro inserendo un vincolo triennale per i neoassunti. Vincolo che nel tempo è possibile si estenda a tutto il personale docente, con buona pace della continuità didattica.

La politica, quindi noi, il PSI, in accordo con i rappresentanti dei lavoratori della scuola, dovrebbe intervenire per aumentare gli stipendi, anche iniziando a pensare concretamente ad una carriera docente che preveda la possibilità di una seria progressione basata, oltre che sull’anzianità di servizio che di per sé testimonia l’esperienza, anche su concorsi interni che permettano l’accesso a ruoli di organizzazione, formazione e coordinamento delle attività scolastiche.

La politica, quindi noi, il PSI, dovrebbe provvedere ad un sostanzioso aumento delle risorse umane togliendo dalla sofferenza il personale amministrativo e ausiliario.

La politica, quindi noi, il PSI, dovrebbe intervenire sull’alternanza scuola lavoro aumentando le risorse umane impiegate. Un aumento fatto non a scapito dei docenti che stanno nelle aule, ma prevedendo un rafforzamento significativo del personale dedicato. Inoltre, ascoltando quanto denunciato da molti giovani, eliminare la pratica dell’alternanza nei licei, scuole pensate per formare studenti in grado di affrontare studi universitari più che, nell’immediato, il lavoro.

La politica, quindi noi, il PSI, dovrebbe sostenere una reale autonomia didattica delle scuole restituendo al Collegio Docenti la propria dignità ed autorità sulle attività didattiche, magari anche prevedendo l’indicazione da parte del Collegio stesso del Dirigente Scolastico. Un Dirigente Scolastico che possa nuovamente dedicarsi alla didattica separandola così dall’amministrazione.

Questa forse sarebbe la reale autonomia in grado di restituire alla scuola pubblica italiana la vitalità di un tempo.

Luca Fantò
Referente scuola PSI

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