venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Marco Andreini
più convinzione nelle scelte
Pubblicato il 19-10-2017


L’ormai certa approvazione del Rosatellum in Senato aprirà ufficialmente la campagna elettorale più dura e più importante per il paese dal 1948, quando da una parte c’era l’occidente e dall’altra il soviet di Stalin. E meno male che allora perdemmo, visto che Nenni, facendo il più grande errore della sua vita schierò il partito nel Fronte Popolare. Sento dire da più parti e in modo solo informale che il partito ha deciso cosa fare.

Bene come membro della segreteria nazionale mi farebbe piacere essere coinvolto nelle decisioni, visto che a quello che sento, sembra si stia andando verso la direzione da me indicata sia a Salerno che a Roma, e molto spesso derisa, perché giudicata velleitaria e illusoria. Non mi interessa rivendicarne la paternità, mi interessa quello si, precisarne i contorni e il significato. C’è una profonda differenza fra una alleanza elettorale e un progetto politico.

Proprio per queste ragioni non condivido per niente il modo in cui stiamo arrivando alla meta. Da una attenta lettura delle schede che i sondaggisti stanno inviando agli Italiani si evince l’assenza del Psi,e notate bene sono nominati fra le scelte sia il partito animalista, sia quello della Falcone e di Montanari, rinascimento di Sgarbi e il movimento di Portas. E se noi non ci siamo non è perché siamo vittima di un disegno plutogiudaico massonico teso a cancellare i socialisti dal parlamento, ma perché in questi anni abbiamo privilegiato la nostra appartenenza al governo a scapito della nostra autonomia politica. Noi non ci siamo perché l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori ci considerano di fatto una costola del Pd. Questa è la pura realtà e se non lo dicessimo mentiremmo a noi stessi. Il dramma di questa situazione quasi Kafkiana è che proprio per questa ragione in quasi tutti i territori abbiamo seri problemi con i dirigenti locali del Pd. Attenzione, ciò non vuol dire che noi in questi anni non abbiamo portato avanti proposte autonome, anzi molto spesso il Pd le ha rubate, penso alla battaglia sulla ludopatia, alla legge sull’omicidio stradale, al testamento biologico, alle lobby e a tante altre nostre proposte, il punto è che non abbiamo mai trasmesso l’idea di avere un progetto autonomo dal Pd che, come la vicenda Visco dimostra, sta percorrendo una strada populista e non certamente riformista.

Certo la mancanza di una chiara legge elettorale ha portato a questo, ma ci voleva più convinzione nelle scelte se si credeva realmente a quel percorso. Andava creato un rapporto politico vero con Pisapia e il civismo non sporadico e relegato a rapporti esclusivamente personali. Andava messa in piedi una iniziativa politica programmatica a cui invitare Pisapia, Bonelli, la Bonino, al limite il ministro Calenda. Andava presa l’iniziativa, così non si sarebbe dovuti andare a pietire il 1 luglio in piazza Santi Apostoli la nostra partecipazione per stoppare i socialisti movimentisti, che vista la legge a mio parere dovremmo reincontrare, Renzi non pone veti a D’alema, non vedo perché noi oggi dovremmo porre veti ai nostri vecchi compagni, che hanno certamente sbagliato ma che fanno ancora parte della nostra comunità. Temo che ormai però sia quasi tardi per tutto, perché le stalle si chiudono prima che i buoi scappino e temo fortemente che finirà come nel 2013. Sarò felicissimo di essere smentito dai fatti.

Marco Andreini

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Commenti all'articolo
  1. Io non so a cosa si riferisca l’Autore quando parla della “direzione da me indicata sia a Salerno che a Roma”, ma non mi sembra comunque fuori luogo la sua riflessione o constatazione, laddove scrive che “l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori ci considerano di fatto una costola del Pd”, perché in effetti un partito che aspira a mantenere o ad acquisire autonomia dovrebbe rendere quanto più possibile riconoscibile e distinguibile la propria azione politica.

    Circa il percorrere la “strada riformista” è sicuramente un ottimo proposito, ma sul versante della sinistra a me sembra di intravedere non poche posizioni venate di ideologia, talora con punte di massimalismo, e mi domando pertanto come il PSI possa dar corpo ad una politica liberal riformista, quale dovrebbe essere a mio parere quella che si addice alla identità socialista, e non vorrei che alla fine, quanto ad alleanze, si ripetesse un “errore” sostanzialmente analogo a quanto ricordato dall’Autore per il 1948.

    Paolo B. 23.10.2017

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