martedì, 11 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Nencini: referendum farsa per Veneto e Lombardia
Pubblicato il 13-10-2017


zaia maroni“È un referendum farsa che non serve a nulla se non a spendere denaro pubblico”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini riferendosi al referendum della Lega del 22 ottobre che si voterà in Veneto e Lombardia. Il Psi non ha mezzi termini: il referendum è inutile e per questo l’indicazione è di non recarsi al voto. Nencini sabato sarà a Peschiera del Garda per spiegare le ragioni.

Il Psi è per il non voto. Perché?
I referendum è inutile. Ma vi è anche una ragione che prende spunto da quello che sta succedendo in Catalogna. Non si può prestare il fianco a nessuna ipotesi che possa essere considerata un ponte verso il secessionismo.

Si parla di un costo di circa 50 milioni per queste consultazioni…
Il referendum consultivo del 22 ottobre costerà circa 46 milioni di euro che avrebbero potuto essere invece spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà.

Ma quali possono essere per i cittadini gli effetti di una eventuale vittoria del referendum?
Non cambierebbe assolutamente nulla. La Costituzione è chiara. Non può esserci una diversa ripartizione del carico fiscale e per avere una maggiore dose di autonomia si deve comunque consultare gli enti locali e aprire un tavolo con il governo. Tertium non datur. Insomma alla base del referendum vi è un atto di menzogna. Ho ascoltato e letto più volte sia Zaia che Maroni. Giustificano il referendum pensando che il lombardi e i veneti siano degli allocchi. Perché dicono loro se il referendum avrà successo vi sarà una diversa ripartizione a vantaggio delle due regioni. Ma è falso, la Costituzione non lo consente. La costituzione invece permette maggiore autonomia in alcune materie. Per esempio ambiente e pubblica istruzione.

Cosa servirebbe invece al Paese?
Noi abbiamo bisogno di una profonda riforma delle istituzioni. Perché servono piattaforme istituzionali più forti, più autorevoli per stare nella globalizzazione e della competizione internazionale. Abbiamo bisogno di macro regioni, di città metropolitane i cui vertici siano eletti direttamente dai cittadini. Poi abbiamo bisogno di un numero minore di comuni. E in un momento in cui si pensa alla riforma delle istituzioni non si può elidere la domanda, tanto più se si dà maggiore autonomia e regioni riformate, sull’elezione diretta del capo dello Stato come segno dell’unità del Paese

Parliamo della legge elettorale. Il voto di fiducia ha scaldato molto gli animi. C’è chi parla di deriva autoritaria…
La fiducia sarebbe stata un dito in un occhio se la legge elettorale fosse stata concepita esclusivamente dalla maggioranza di governo. Perché le regole del gioco si scrivono assieme senza una maggioranza e una minoranza precostituite. Le regole vanno scritte nella coralità del Parlamento. Ora vi è una vasta platea. Mancano solo i grillini perché hanno rotto il patto sul tedeschellum prima della pausa estiva. Bisogna stare nel merito. Non guardare il dito ma guardare la luna.

E il merito qual è?
Il merito è che noi sosteniamo da tre Congressi che serve un sistema elettorale che si fondi sulle coalizioni. I partiti a vocazione maggioritaria l’Italia non li ha conosciuti se non nella Dc di De Gasperi. Da questo punto di vista il Rosatellum bis è una legge che consente agli italiani di scegliere la coalizione che deve governare.

Mentre i grillini gridavano sotto Montecitorio al Pantheon vi era chi fino a poco tempo fa era nel Pd…
Molti di loro hanno già votato la fiducia alla legge elettorale. Insomma sotto quel al palco c’è chi la fiducia la ha già votata a suo tempo.

Daniele Unfer

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento