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Opinioni e commenti
 

Parla Andrei Kurkov: l’Ucraina 23 anni dopo
Pubblicato il 30-10-2017


Andrei-Kurkov

Intervista allo scrittore ucraino Andrei Kurkov in occasione della Fiera Internazionale del libro di Cracovia. Kurkov è conosciuto in Italia non solo per le sue novelle ma soprattutto per i diari scritti durante le proteste di Maidan a Kiev (Diari ucraini, ed. Keller ISBN:978-88-89767-67-2).

Nell’aprile del 2014 finivi il tuo best-seller cosi: “La guerra ibrida nel Donbass prima o poi finirà, e qualunque conclusione abbia sappiamo già che non sarà più la cara e vecchia Ucraina in cui abbiamo vissuto per 23 anni dal giorno della sua indipendenza”. Oggi a distanza di 3 anni che Ucraina vede?
Non molto è cambiato. E quel poco che è cambiato non è andato forse nel verso in cui ci si aspettava. Ma si sa, noi ucraini amiamo raccontarci le favole. E ancora oggi ci raccontiamo la favola di un principe (Europa? Stati Uniti?) che arriverà con il cavallo bianco a salvarci. In realtà dovremmo salvarci da soli, e ancora stentiamo a capirlo.

Sento un forte senso di delusione
Ci sono anche aspetti positivi. Soprattutto i giovani che sembrano non voler più accettare la corrotta nazione dei 23 anni di indipendenza. Ma questi giovani stentano a voler assumersi la responsabilità. Dopo Maidan mi sarei aspettato una nuova classe dirigente, giovane e non collusa con il passato. Ma tanto Jarosz come Parasiuk hanno deluso e ci vorrà forse una nuova generazione perché si cambi davvero pagina. E la pazienza non è la principale qualità di noi ucraini. In secondo luogo quanto accaduto ha contribuito affinché si creasse una consapevolezza nazionale che prima non esisteva. Anche se temo che questa verrà meno quando sparirà la minaccia del nemico comune.

Credi che il governo ucraino abbia un piano B senza il Donbass?
Non lo ammetteranno mai, neanche sotto tortura. Ma è ovvio che esista. Il Donbass diventerà una specie di Transnitria. Già oggi è una terra distrutta e depressa senza la quale l’Ucraina vivrebbe lo stesso. Dal mio punto di vista il governo dovrebbe fare un patto con gli ucraini del Donbass offrendo loro ospitalità e sviluppo entro i nuovi confini.

In Ucraina però vi è una certa idiosincrasia con gli sfollati da Est.
Vero. L’ho notato anche io nella zona Carpatica non più di qualche settimana fa. Ma non vedo alternative. La Russia ha voltato loro le spalle dimostrando quanto poco fosse interessata ai loro destini. Se il resto degli ucraini avessero la capacità di tendere loro la mano, si inizierebbe un cammino insieme verso la stabilità sociale e lo sviluppo economico. Ci vorrà però molto più tempo di quello che, durante la rivolta, ci si aspettasse. Sto lavorando ad un libro che spero di finire entro gennaio sulla linea grigia di quella frontiera che non esiste. Sarà una storia inventata, ma su un fondo di verità.

Da qualche mese potete entrare in Europa senza visti.
L’Europa è il nostro futuro, abbiamo bisogno dell’Europa. I giovani vanno a studiare e lavorare all’estero. E tornano con voglia di Europa e stabilità. Ma torniamo alla necessità del tempo. La fretta ci ha ingannato a Maidan, e dovremmo smettere di credere alle favole. Siamo noi da soli a dover costruire una nuova Ucraina.

Intanto non più di una settimana fa un deputato ucraino è stato quasi ucciso da una bomba a Kiev.
Si ma non credo avesse nulla a che fare con il Donbass. Sono dinamiche interne alla politica di Kiev.

Però dimostra quanta strada ci sia ancora da fare
Si. Maidan è stato solo il primo passo. Il cammino è ancora lungo. Anche perché il mondo occidentale prima o poi dovrà accettare lo status quo. E per interesse economico e geopolitico scendere a compromessi con Putin. Questo scenario non sembra poi così lontano. In quel momento noi ucraini dovremmo dimostrare di essere diventati maturi e saper camminare con le proprie gambe. Aiutati e supportati. Ma senza aspettare il principe azzurro che ci salvi la vita. Il tempo delle favole è finito.

Diego Audero

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