giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni Inps, la Corte
dei Conti dice a no
a modifiche
alla legge Fornero
Pubblicato il 18-10-2017


Pensioni Inps

CORTE DEI CONTI: NO A MODIFICHE DELLA LEGGE FORNERO

“Ogni arretramento” rispetto ai parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero, esporrebbe la finanza pubblica “a rischi di sostenibilità”. Lo ha affermato il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, in una recente audizione resa nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame della nota di aggiornamento al Def.

“Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro” è stato invece l’altolà ad ogni ipotesi di ulteriori interventi sulle età pensionabile che è arrivato da Luigi Federico Signorini, vice direttore generale di Bankitalia.

“L’insieme delle riforme previdenziali realizzate in più di vent’anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli. Le più recenti proiezioni dell’incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, più alte di quanto in precedenza prospettato”, ha spiegato ricordando come la stessa Nota di aggiornamento segnali che queste ultime “comporterebbero un peggioramento degli indicatori di sostenibilità delle finanze pubbliche calcolati dalla Commissione europea”.

Secondo il Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, pubblicato lo scorso agosto dalla Ragioneria Generale dello Stato, ha detto ancora Signorini, “l’incidenza sul Pil della spesa per pensioni, oggi pari a circa il 15,5 per cento, raggiungerebbe valori di poco superiori al 18 per cento tra il 2040 e il 2045, imboccando successivamente un sentiero di costante e significativa discesa”. Rispetto alle precedenti proiezioni della Ragioneria, dunque, “la spesa risulta sensibilmente maggiore in ciascun anno del periodo considerato. Il peggioramento riflette la revisione al ribasso effettuata da Eurostat delle prospettive di crescita italiane, a sua volta riconducibile a una più deludente dinamica della produttività totale dei fattori e a minori flussi migratori netti”. E’ per questo, conclude, Bankitalia, che “le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”.

Auto

LE AGEVOLAZIONI CON LA 104

Sono numerose le agevolazioni fiscali riservate alle persone con disabilità e per i loro familiari. Tra le varie – dalle detrazioni Irpef alle spese sanitarie, passando per Iva e assicurazioni – la normativa tributaria comprende anche benefici fiscali per quanto riguarda l’acquisto dell’auto.

In una guida messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, viene illustrato il quadro aggiornato con il riconoscimento di tali benefici in favore dei contribuenti portatori di disabilità. Ma attenzione, si sottolinea, “le agevolazioni sono riconosciute solo se i veicoli sono utilizzati, in via esclusiva o prevalente, a beneficio delle persone disabili”.

Per quanto attiene un veicolo, nel documento si ricorda che sono previsti:

– detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta (indicata in un massimo di 18.075,99 euro) per l’acquisto;

– Iva agevolata al 4% sull’acquisto;

– esenzione dal bollo auto;

– esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà.

La detrazione al 19% spetta una sola volta (cioè, per un solo veicolo) nel corso di un quadriennio a decorrere dall’acquisto. Ma si può riottenere il beneficio entro un quadriennio, “solo se il veicolo precedentemente acquistato viene cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) perché destinato alla demolizione” o in caso di furto, “al netto dell’eventuale rimborso assicurativo, e deve comunque essere calcolata su una spesa massima di 18.075,99 euro”.

Chi può usufruirne – Possono usufruire delle agevolazioni: a). non vedenti e non udenti; b). disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento; c). disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; d). disabili con ridotte o impedite capacità motorie (che però non risultano contemporaneamente ‘affetti da grave limitazione della capacità di deambulazione’; per questa categoria, “il diritto alle agevolazioni è condizionato all’adattamento del veicolo”).

Non vedenti – Per quanto riguarda i non vedenti, rientrano nella categoria “le persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore a un decimo a entrambi gli occhi con eventuale correzione. Gli articoli 2, 3 e 4 della legge n. 138/2001 individuano esattamente le varie categorie di non vedenti, fornendo la definizione di ciechi totali, parziali e ipovedenti gravi”.

Non udenti – Per quanto concerne chi non ha l’udito, si legge nella guida, “occorre far riferimento alla legge n. 381 del 26 maggio 1970 (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 3/E del 2 marzo 2016) che all’art. 1, comma 2, recita testualmente ‘si considera sordo il minorato sensoriale dell’udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva’”.

Legge 104 – Per quanto attiene poi i disabili di cui ai punti b e c, “sono quelli che hanno un grave handicap (comma 3 dell’articolo 3 della legge n. 104/1992) certificato con verbale dalla Commissione per l’accertamento dell’handicap presso l’Asl”. In particolare, il punto riguarda disabili “con handicap grave derivante da patologie (comprese le pluriamputazioni) che comportano una limitazione permanente della capacità di deambulazione”.

Il familiare – Infine, ricorda il documento dell’Agenzia delle Entrate, “se il portatore di handicap è fiscalmente a carico di un suo familiare (possiede cioè un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro) può beneficiare delle agevolazioni lo stesso familiare che ha sostenuto la spesa nell’interesse del disabile”.

Prevedono di guadagnare meno dei loro genitori

GIOVANI ITALIANI PESIMISTI

Le aspettative salariali dei giovani, in Italia, sono sempre più pessimiste. E’ quanto rileva un sondaggio globale realizzato da Monster sui guadagni potenziali dei lavoratori rispetto ai genitori ha rivelato che un lavoratore italiano su due (il 50% del totale) prevede di guadagnare meno o molto meno dei genitori nel corso della propria carriera rispetto ai lavoratori di Canada (31% ), Francia (27%), Finlandia (24%) e Stati Uniti (17%). I risultati dimostrano che in Italia i giovani già inseriti nel mondo del lavoro o in cerca di occupazione avvertono un livello elevato di incertezza e preoccupazione per quanto riguarda le proprie aspettative di carriera e prospettive economiche future. Dai numeri emerge, inoltre, un netto contrasto rispetto alle prospettive dei giovani nel resto del mondo.

Più del 60% del totale degli intervistati ha delle prospettive di guadagno molto più alte o comunque superiori a quelle dei propri genitori. Meno di un quinto (17%) degli intervistati prevede un potenziale di guadagno inferiore rispetto ai genitori nel corso della propria carriera; la percentuale scende ulteriormente (solo il 7%) tra coloro che prospettano guadagni nettamente inferiori rispetto ai genitori. Tra i gruppi di intervistati italiani, questi numeri hanno raggiunto un più rassicurante 26% tra coloro che si aspettano di guadagnare più dei genitori, ma solo quando l’entusiasmo è stato ridotto da aspettative salariali ‘molto più alte’ a ‘più alte’. Si tratta tuttavia di cifre ancora ben al di sotto della media degli altri paesi inclusi nel sondaggio (-10%).

“I dati rilevati dal sondaggio lasciano emergere una situazione obiettiva contrastante – ha commentato Nicola Rossi, country manager di Monster Italia – e testimoniano il grande pessimismo che regna in Italia tra i giovani alla ricerca di occupazione rispetto ai coetanei in altre aree del mondo. Si tratta probabilmente della più grande sfida che il nostro Paese si trova ad affrontare: invertire progressivamente questa spirale negativa con incentivi e politiche che, assieme a una solida presa di posizione in materia di occupazione, offrano ai giovani in cerca di lavoro la prospettiva di un reale miglioramento della propria posizione rispetto a quella delle generazioni che li hanno preceduti”.

Tra i più ottimisti, il sondaggio Monster ha rilevato che quasi tre quarti (71%) degli americani prevedono di guadagnare ‘molto di più’ (32%) o ‘di più’ (39%) durante la propria carriera rispetto ai genitori. Tra coloro che hanno mostrato una percentuale di pessimismo per quanto riguarda il proprio potenziale di guadagno, solo il 12% si aspetta di guadagnare meno dei genitori e solo il 5% degli intervistati statunitensi prevede di guadagnare molto meno. Ad accompagnare gli americani nel loro ottimismo sono i canadesi, con più della metà (55%) che prevede guadagni di carriera ‘molto più alti’ (22%) o ‘più alti’ (33%) rispetto ai genitori. Tuttavia, dal sondaggio è emerso anche che quasi un terzo (31%) dei lavoratori canadesi ha prospettive di guadagno ‘più basse’ o ‘molto più basse’ rispetto ai genitori. Le aspettative di Finlandia e Francia sono in linea con quelle del Canada e sono quasi identiche l’una all’altra. La maggior parte degli intervistati in Francia (54%) e Finlandia (56%) ha prospettive di guadagno ‘molto più alte’ o ‘più alte’ dei genitori. Metà di questi, quasi un quarto del totale (il 27% in Francia e il 24% in Finlandia) prevedono di guadagnare ‘meno’ o ‘molto meno’ dei genitori entro la fine della propria carriera.

La percezione globale, quindi, per quanto riguarda il potenziale di guadagno nel corso della propria carriera lavorativa non è così pessimista. In realtà, questi risultati mostrano una grande speranza in termini di guadagni potenziali per i nostri leader di domani. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare e il margine di miglioramento in tutto il mondo è elevato.

I risultati ottenuti in Italia, dove il 26% ritiene di avere prospettive di guadagno superiori (ma non di molto) rispetto ai genitori, mentre un terzo (34%) ritiene che tali guadagni saranno inferiori ai genitori, sottolineano la necessità di livelli di sostegno, opportunità e risorse maggiori.

Carlo Pareto

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