martedì, 24 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Politica e Magistratura. Buemi: “Bene Legnini”
Pubblicato il 24-10-2017


giovanni legniniLa relazione tra politica e magistratura torna a fra discutere, stavolta a prendere la parola è il vicepresidente del Csm che pone l’accento sull’incompatibilità tra le due sfere. “Se un giudice decide di candidarsi, se decide di accettare una carica pubblica, un incarico politico, un incarico di governo, è bene che non torni a fare il magistrato. Io penso questo”. Così il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini alla festa del Foglio di Firenze intervistato da Annalisa Chirico sui temi della giustizia. “Sono ottimista – ha aggiunto – sul fatto che nella magistratura il rapporto dell’accesso a cariche pubbliche e elettive sia indirizzato verso una soluzione”.
“In materia di incandidabilità e incompatibilità dei magistrati, il Consiglio superiore della magistratura è più avanti del Parlamento”, così ha commentato il senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in commissione Giustizia, le recenti dichiarazioni del Vice Presidente Legnini in materia. “Dobbiamo riconoscere al Vice Presidente Legnini e al Csm nel suo insieme il coraggio di una scelta epocale, ovvero l’impossibilità per il magistrato che entra in politica di poter tornare a svolgere le funzioni della giurisdizione”, ha continuato Buemi. “Questa scelta netta non fa che accrescere la considerazione dell’opinione pubblica, frastornata per precedenti vicende di incompatibilità sostanziale tra politica e magistratura, nei confronti della posizione dell’organo di autogoverno della magistratura – ha concluso Buemi – che si è espresso in maniera più chiara e netta rispetto alle mediazioni di un Parlamento ancora fortemente influenzato dagli interessi dei singoli, oggi impegnati nella definizione della norma di legge riguardante la candidabilità dei magistrati e il loro ritorno nella Pubblica Amministrazione”.
Inoltre Legnini è intervenuto anche sul rapporto tra magistrati e media, per il quale si tratta di normale dialettica democratica: non c’è niente di sbagliato, ma i giudici non devono essere parziali. “Io penso che non possa essere messo in discussione il diritto, peraltro costituzionalmente garantito per tutti, dei giudici e dei pubblici ministeri di esprimere le loro opinioni anche sui mezzi di informazione – ha detto Legnini – Ciò che occorre sottolineare è che i giudici ed i pubblici ministeri allorquando esternano lo devono fare avendo sempre ben presente la necessità di essere ed apparire terzi ed imparziali e di essere percepiti come tali dai cittadini”.
Sempre in materia politica Legnini fa sapere che spesso la magistratura è intervenuta da ‘supplente’ in materie dove ancora non ci sono leggi come il biotestamento: “Non ci trovo nulla di improprio – ha detto in un altro passaggio – se la magistratura associata sollecita il Parlamento a disciplinare materie che non hanno disciplina”. “È vero o no che i giudici sono sempre più chiamati a intervenire su diritti fondamentali che non trovano compimento nella legge? Perché il Parlamento non può o non vuole – ha spiegato Legnini – Dunque se la magistratura associata dice che ‘non ci potete accusare di supplenza e poi non fate le leggi’ secondo me non dice qualcosa di inappropriato”.

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