mercoledì, 14 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Quote latte, l’Ue respinge il ricorso dell’Italia
Pubblicato il 26-10-2017


Quote-latteÈ arrivata la sentenza della Corte di Giustizia UE che respinge il ricorso dell’Italia sulle quote latte. La decisione di ieri, 25 ottobre 2017, conferma la delibera adottata della  Commissione UE sul recupero integrale degli aiuti sulle quote latte decisi dall’Italia nel 2003  con riferimento agli anni 1995-1996 e 2001-2002.
La questione è sorta con una decisione risalente al 2003, quando il Consiglio dell’Unione Europea  aveva autorizzato l’Italia a sostituirsi ai produttori di latte nel pagamento degli importi dovuti all’Unione a titolo di prelievo supplementare sul latte e sui prodotti lattiero-caseari per i periodi suddetti. Con la stessa decisione aveva autorizzato il Paese a consentire agli interessati di estinguere il loro debito nei confronti dello Stato italiano mediante pagamenti differiti nell’arco di vari anni, senza interessi.
Il Consiglio UE impose:
– alle autorità italiane, di dichiarare l’importo corrispondente al prelievo supplementare dovuto dai produttori di latte al Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) e di detrarre il debito nei confronti dell’Unione ed i relativi interessi dalle spese finanziate dal FEAOG.
– ai  produttori di latte, di rimborsare interamente il loro debito nei confronti dell’Italia con rate annuali di uguale importo e in un periodo non superiore a quattordici anni, dal 1° gennaio 2004.
L’Italia aveva poi stabilito che l’importo del prelievo supplementare di cui si era fatta carico le sarebbe stato interamente rimborsato dai produttori, senza interessi, mediante rate annuali di pari importo per un periodo massimo di quattordici anni.  Dopo avere modificato più volte tali disposizioni, i termini per il pagamento degli importi con scadenza 31 dicembre 2010 sono stati differiti al 30 giugno 2011.
Secondo la Corte, la legge con cui l’Italia ha fatto slittare al 30 giugno 2011 la rata annua di rimborso in scadenza il 31 dicembre 2010, ha trasformato in un nuovo aiuto illegale tutto il regime di aiuti concesso a suo tempo, a condizioni diverse, dal Consiglio dell’Unione. La Corte ha quindi stabilito che dovranno essere recuperati gli interessi sull’intera somma dovuta, dal 2003, e non solo su una parte.
Con la decisione del luglio 2013, la Commissione aveva ritenuto che la proroga di pagamento unilateralmente decisa dallo Stato italiano, benché riferita ad una sola rata, implicasse un nuovo sistema di rateizzazione e quindi desse origine ad un nuovo aiuto di Stato, illegale e incompatibile con il mercato interno. La Commissione ha pertanto ordinato all’Italia di procedere al recupero di tutte le somme concesse ai produttori di latte che avevano usufruito della proroga di pagamento, unitamente agli interessi.
A settembre dello stesso anno, l’Italia ha chiesto al Tribunale UE di annullare integralmente la decisione assunta o, in subordine, di annullarla nella parte in cui ordina di recuperare l’integralità degli aiuti individuali concessi.
Successivamente, con sentenza del 24 giugno 2015, il Tribunale ha parzialmente accolto il ricorso dell’Italia, ritenendo che si trattasse di una mera modifica di una condizione accessoria di un aiuto esistente, precedentemente autorizzato, non divenuto illegale nella sua integralità ma solo nella parte relativa alla modifica unilateralmente apportata dallo Stato italiano. La Commissione ha impugnato detta sentenza davanti alla Corte di Giustizia.
Ieri, 25 ottobre, la Corte ha accolto l’impugnazione della Commissione, respingendo definitivamente il ricorso dell’Italia confermando la decisione della Commissione di recupero integrale degli aiuti.
L’Italia rischia una multa  dalla Commissione Europea per aver erogato aiuti di stato ai produttori di latte. Nel biennio 2010-11, l’allora governo Berlusconi, attraverso il proprio ministro alle Politiche agricole, Giancarlo Galan, con un decreto poi convertito in legge, ha concesso ai produttori di latte un differimento di sei mesi per il pagamento delle multe per l’eccesso di produzione avvenuto tra il 1995 e il 2002.
Le autorità nazionali avrebbero dovuto esigere dai produttori di latte il  pagamento degli interessi non versati. Tale somma dovrà essere calcolata in sede europea tenendo anche conto delle penalità che si sono sommate nel tempo.
Se l’Italia non dovesse recuperare tutti i soldi necessari a saldare il conto, rischierebbe di incorrere in una  procedura di infrazione, il cui esito potrebbe essere il pagamento di  multe.
Molte delle aziende che hanno beneficiato di questo ‘aiuto di Stato unilaterale’ oggi hanno chiuso, quindi il recupero dei soldi è complicato.
Nella maggior parte dei casi il recupero sarà impossibile e, pertanto, si corre il rischio che gli oneri potrebbero gravare sull’intera collettività. Insomma, ancora una volta avverrebbe il trasferimento di risorse dagli onesti contribuenti ad una minoranza di furbi che, in questo caso, sarebbero i produttori di latte in gran parte sostenitori della Lega Nord.

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