mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’ILLUSIONE
Pubblicato il 23-10-2017


maroni-zaia

Al referendum in cui Vento e Lombardia chiedevano più autonoma ha prevalso il sì. In Veneto il sì ha raggiunto il 98,1% e no sono stati l’1,9% con una affluenza del 57,2% mentre in Lombardia l’affluenza non si è rimasta al di sotto del 50% e si è fermata al 38,5%, ma i voti a favore del quesito sono stati il 95%. La provincia in cui si è votato di più è stata Bergamo con il 47,37%, quella con l’affluenza più scarsa la città metropolitana di Milano con il 31,20%.

Dal primo ministro per il momento nessun commento. Ma Roberto Maroni ha riferito di aver sentito Paolo Gentiloni stamane per riferirgli del test sul voto elettronico. Il premier mi è sembrato molto “interessato ad aprire una pagina nuova nel regionalismo”, ha affermato il governatore lombardo. Gentiloni, ha proseguito Maroni, “ha dato la disponibilità al confronto su tutte le materie” nella trattativa per ottenere maggiore autonomia.

“Il risultato del referendum – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini – è chiaro: ora tocca però alle Istituzioni delineare i confini dell’autonomia per evitare il rischio di una Catalogna italiana. Zaia e Maroni continuano a parlare di una diversa ripartizione delle tasse, anche se sanno bene che la Costituzione vieta ogni intervento di natura fiscale”. “La loro campagna referendaria si è fondata su questa illusione. Era un’illusione e un’illusione rimane. Se non si è chiari, ora, su questo punto, si dà la stura a interpretazioni, a speranze che possono generare effetti pericolosi”.

Mentre la Lega immagina di allargare il referendum a tutte le regioni italiane, il deputato del Pd Misiani definisce il risultato della Lombardia un flop per Maroni. “Che Zaia possa parlare di successo è indiscutibile. Maroni, proprio no”. “Il presidente della regione – aggiunge – aveva a favore tutto il centrodestra, tutto il M5S e buona parte del centrosinistra, a partire dai sindaci lombardi del Pd. Nonostante questo larghissimo consenso di partenza, i 55 milioni di euro spesi tra tablet e propaganda e l’asticella del successo furbescamente abbassata dal 51 per cento dichiarato ad agosto al 34 per cento di pochi giorni fa, ha portato alle urne la metà dei lombardi che avevano votato nel Referendum costituzionale del 4 dicembre scorso”. “Se questo era il primo passo della campagna elettorale per le regionali, Maroni è indubbiamente partito male”, conclude.

Silvio Berlusconi si dice “soddisfatto” e ci cuce sopra un pezzo delle propria campagna elettorale. “Ora – afferma – comincia una fase nuova: credo che toccherà a noi, quando torneremo alla guida del paese dopo le elezioni, dare compiuta attuazione a una riforma che potrà riguardare tutte le regioni italiane”. Mentre a parlare di realismo è il coordinatore nazionale di Alternativa popolare Maurizio Lupi che spiega: “Cinque milioni di cittadini che votano chiedendo maggiore autonomia e federalismo per le loro regioni non sono un numero da usare strumentalmente nella prossima campagna elettorale. Questa significativa partecipazione popolare ci dice invece che i temi sui quali si sono pronunciati non sono da sottovalutare: c’è voglia di federalismo e di più autonomia, la questione settentrionale si ripropone in modo evidente”. “Prenderli sul serio vuol dire allora che questo è il momento della responsabilità, dei governatori e dello Stato”.

I Cinque Stelle, che si sono schierati per il sì cercano di mettere il cappello sui chi è andato a votare. “In Lombardia i cittadini si sono espressi in una percentuale considerevole”. “Il tema era nostro – affermano con Stefano Buffagni – e se siamo qui oggi è merito nostro”. Ma a dire il vero il referendum in Lombardia è stato ampiamente sconfitto. Ciò non toglie che il tema del decentramento dei poteri è tutt’altro che risolto.

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