martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Romaeuropa Festival presenta ‘Anni Luce’: il futuro del Teatro italiano
Pubblicato il 02-10-2017


ref17Si chiama Anni Luce la nuova rassegna che la trentaduesima edizione del Romaeuropa Festival – diretta da Fabrizio Grifasi – dedica al nuovo teatro Italiano. Un percorso, curato da Maura Teofili che intende «andare a guardare così lontano, oltre le profondità del cosmo» con coraggio e determinazione. A partire da questa edizione, infatti, Romaeuropa Festival vuole rinnovare la propensione al rischio che ha caratterizzato la sua azione negli anni tornando a guardare fra le realtà emergenti della scena teatrale italiana con la collaborazione di Carrozzerie | n.o.t., spazio indipendente del territorio che per vocazione si propone come luogo d’investigazione e stimolo di futuri possibili.

Quattro gli artisti selezionati per questa prima edizione che dal 3 all’ 8 Ottobre si alterneranno nei teatri allestiti a La Pelanda – Macro Testaccio: Azzurra De Gregorio, Industria Indipendente, Giuliano Scarpinato e Dante Antonelli – Collettivo Schlab. Quattro scelte che vogliono rappresentare la variegata offerta di un nuovo fermento artistico attraverso linguaggi, scelte registiche e scritture sceniche differenti.

Azzurra De Gregorio presenta per la prima volta a Roma il suo Madre (3 Ottobre), una vera e propria ode alla figura materna, rappresentazione della donna per eccellenza e al contempo ruolo centrale nell’educazione sentimentale di un individuo. «Madre è il primo spettacolo che ho scritto e diretto ed è quindi la madre di tutti i miei lavori successivi poiché racconta ed esorcizza il mio approccio alla creazione» afferma l’artista molisana impegnata in una ricerca capace di estendersi nel campo della performing art e delle arti visive, guardando al teatro come una fucina d’immagini, citazioni visive, scenografie simboliche, luce e musica. Con cinque attori in scena Madre vuole sottolineare la complessità e l’interscambiabilità dei ruoli che tradizionalmente ci vengono imposti e far emergere il ritratto sfumato e cangiante d’individui frammentati, alle prese con rotture e legami indissolubili, tra alchimie, pulsioni, miti e desideri ancestrali.

Il rapporto con la musica e la performance nutre anche Lucifer, spettacolo presentato dalla compagnia romana Industria Indipendente (3 e 4 Ottobre). Qui la scrittura drammaturgica travalica la parola per incarnarsi come materia sanguigna nelle musiche eseguite dal vivo da Lady Maru (nota dj delle notti capitoline) e nel corpo di Piergiuseppe Di Tanno, unico attore in scena. Il mito di Lucifero, attraversato dalla produzione culturale classica e contemporanea, è scarnificato fino a divenire puro riflesso della natura e delle debolezze umane. «Lucifer è per noi una figura colma di segni, spesso ambigui e insolubili» spiegano Erika Z. Galli e Martina Ruggeri fondatrici nel 2005 della compagnia; «Quando lo abbiamo immaginato ci sembrava che l’aria dovesse essere spesso riempita da un respiro di bpm (battiti per minuto) ad alta frequenza. Una frequenza che aumenta fino ad arrivare alle espressioni di ripetizione della musica techno e hardcore». Il mito di Lucifero, attraversato dalla produzione culturale classica e contemporanea, è scarnificato fino a divenire puro riflesso della natura e delle debolezze umane. A dialogare con Di Tanno, corpo nudo e inerme e al contempo bestia inumana, c’è solo un uovo (o più uova), simboli della la vita, colta nella sua originaria compiutezza.

Dopo aver ottenuto il Premio Scenario Infanzia 2014 per il suo Fa’afafine, Giuliano Scarpinato torna in scena con una lucida e (questa volta) spietata analisi dell’adolescenza. Se non sporca il mio pavimento (5 e 6 Ottobre) trae le mosse da un fatto di cronaca nera: l’assassinio di Gloria Rosboch, insegnante 49enne sparita nel nulla a Castellamonte (TO) il 13 gennaio 2016 e tempo dopo trovata morta, strangolata dall’ex allievo Gabriele Defilippi e dal suo amante e complice Roberto Obert. Una donna-bambina di mezza età che vive in casa con gli anziani genitori, un adolescente dalle 12 diverse identità facebookiane in grado di manipolare chiunque gli capiti a tiro e un parrucchiere di 54 anni dalla personalità labile sono i protagonisti dello spettacolo. «Se non sporca il mio pavimento prosegue idealmente l’indagine sull’identità iniziata con Fa’afafine»; spiega Scarpinato, «A primeggiare nella storia è la degenerazione dell’intoppo identitario, quella che rischiamo quando nessuno apre la porta della nostra stanzetta, quella che può condurci allo schianto. I protagonisti della storia sono adulti ancora in bozzolo, così inadeguati rispetto ai propri desideri da rimanerne annientati. M’interessava investigare il potenziale tragico di un’identità che non si risolve quando deve, che cerca in extremis una via d’uscita, anche a prezzo della fine».

A chiudere la rassegna è il Collettivo SCHLAB fondato da Dante Antonelli come incontro tra artisti, danzatori, attori e autori e strutturato come progetto di ricerca intorno ai Drammi Fecali di Werner Schwab (7 e 8 Ottobre). La teatralogia è al centro di un progetto di ‘pedagogia e creazione scenica’ in tre tappe che ha imposto il giovane regista e autore all’attenzione nazionale. Premiata in differenti contesti, questa trilogia giunge a Romaeuropa Festival per Anni luce nella sua versione completa raggruppando FÄK FEK FIK – Le Tre Giovani, DUET – Quanti siamo davvero quando siamo noi due? e SSKK – Santo Subito + Kova Kova. Spiega il regista: «la Trilogia Werner Schwab è un lavoro autoriale e interpretativo nato nel solco di una drammaturgia concepita per una performance attoriale dal vivo, in dialogo con gli spettatori partecipanti, con il desiderio di superare le forme del dramma borghese dei Drammi Fecali, per portare al pubblico un racconto originale che non chiedesse uso di quarta parete o di uscite in quinta. Ho sempre pensato che le tre opere di Schwab fossero un’unica grande opera che ruotava attorno a un unico asse portante, lo sguardo del suo autore sul mondo, ed è in questa direzione che ho mosso il mio lavoro nello scrivere e intrecciare le tre opere della Trilogia come un’unica grande opera sul presente e sull’umano».

Il 7 Ottobre, infine, tutte le compagnie sono in dialogo alle 18.30 sempre negli spazi de La Pelanda per Vìs a Vìs un progetto della sezione #Community, realizzato in collaborazione con la redazione di Teatro e Critica e con la presenza del gruppo di Dominio Pubblico.

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