venerdì, 15 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Andrea Zirilli:
Prevenire è meglio che curare
Pubblicato il 09-10-2017


La droga non si combatte solo con provvedimenti di ordine sanitario e giudiziario, ma anche instaurando nuove relazioni umane, ricche di valori affettivi.

La tossicodipendenza è passata nello spazio di qualche decennio da una diffusione relativamente ristretta, a un fenomeno di massa, che tocca innanzitutto gli adolescenti
e i giovani, divenendo per loro un aspetto ordinario della loro vita.Infatti, un gran numero di quanti fanno uso di droga è costituito da giovani, e l’età di approccio al problema si abbassa sempre più.

Per questo motivo la preoccupazione va innanzitutto ai giovani perché sono le prime vittime di questa “dipendenza chimica”. Sono i soggetti più vulnerabili ad incorrere in questo grave “errore di valutazione”, così definito da Philip K. Dick che diceva: “l’abuso della droga non è una malattia, ma una decisione, come quella di andare incontro ad una macchina che si muove. Questo non si chiama malattia, ma un errore di valutazione. Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po’ di persone, allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. E in questo particolare stile di vita il motto è: “Sii felice oggi perché domani morirai”; ma s’incomincia a morire ben presto e la felicità è solo un ricordo”.

E’ compito delle istituzioni pubbliche impegnarsi in una politica seria, volta a riparare situazioni di disagio personale e sociale, tra le quali emergono la crisi della famiglia, principio e fondamento della società umana, la disoccupazione giovanile, la casa, i servizi socio-sanitari, il sistema scolastico.
Lo Stato ha per compito di vegliare al benessere dei cittadini. L’aiuto dello Stato ai cittadini deve rispondere al principio dell’equità e della sussidiarietà: cioè deve innanzitutto proteggere, fosse anche contro se stesso, il più debole e povero della società. Non ha dunque il diritto di dimettersi dal suo dovere di tutela di fronte a coloro che ancora non hanno avuto accesso alla maturità e che sono vittime potenziali della droga.
Si deve partire da un presupposto: sulla base delle nuove evidenza scientifiche, le sostanze stupefacenti, prescindendo dai diversi effetti psicoattivi di ciascuna,
sono tutte egualmente dannose e pericolose per la salute delle persone.
A mio parere deve interessare poco se le sostanze danno dipendenza fisica o psicologica, ma bisogna partire dal presupposto che danneggiano, in maniera più o meno accentuata, l’organismo.

La prevenzione si deve ritenere prioritaria e fondamentale per la riduzione della domanda di droga. A livello preventivo, è necessario che una informazione medica, saggia e precisa sia data in particolare ai giovani, sottolineando gli effetti devastanti della droga a livello somatico, intellettuale, psicologico, sociale e morale. Ma la scuola non deve intervenire con una prevenzione centrata solo sull’informazione e sulla dissuasione, ma anche deve lavorare sulle condizioni che favoriscono l’iniziazione precoce all’alcool e al fumo e affrontare in modo serio le condotte marginali e contro normative che si sviluppano prima dei 14 anni.
Da qui inizia la prevenzione.

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