martedì, 20 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Fabrizio Manetti:
Referendum ed effetto domino
Pubblicato il 25-10-2017


Si è molto scritto ed indagato sul regionalismo in questi ultimi tempi anche e soprattutto in virtù dei due referendum celebrati domenica scorsa in Lombardia e Veneto. Il regionalismo è una vecchia conoscenza della politica italiana sin dai tempi dell’Assemblea Costituente quando tutti i partiti si divisero trasversalmente fra i sostenitori del regionalismo federale ed i sostenitori dello Stato centralizzato che alla fine prevalsero nei fatti sia pur con ampie concessioni ai decentratori tutte raccolte nel Titolo V della Costituzione ante riforma del 2001. La realizzazione dello Stato regionale italiano ha avuto poi una lunga gestazione venendo realizzato solo nel 1970 con la prima eleione dei Consigli Regionali con suffragio universale. Da allora parte un’esperienza che ci porta sino agli anni 80 del secolo scorso quado l’istituto Regione diventa il cavallo di battaglia di movimenti quale la Lega che, in alcuni momenti del decennio successivo, lo vorrebbero portare alle estreme conseguenze rendendo indipendente il Nord del Paese. Poi col seguir degli anni e l’evoluzione dei nostri giorni da parte della Lega in movimento nazionalistico, hanno relegato in un angolo tutta la tematica che sembrava aver prodotto il suo massimo effetto con la sopra citata riforma del Titolo V avvenuta nel 2001.Ma i referendum del 22 Ottobre l’hanno riproposta sia pur in maniera strumentale e pretestuosa.Adesso la palla passa al Governo centrale per iniziare una trattativa con il Lombrdo-Veneto e con tutte quelle Regioni che come l’Emilia – Romagna e la Puglia, stanno approfittando dell’occasione senza per questo trascinare i propri elettori in evitabilissimi Referendum.

Stando così le cose viene spontanea una domanda: rischiamo un effetto domino? La risposta non è semplice. Certo esistono lembi del Paese che invocano più autonomia, ma da qui ad una generalizzata sollevazione passa una grande distanza. Niente catastrofismi quindi, ma una razionale rivisitazione del rapporto fra Stato e Regioni che sta alla base del nostro testo Costituzionale. Una rivisitazione che tenga ben presente l’esperienza passata e che sappia coniugare modernità con l’unità del Paese, modernità e tradizione, voglia di nuova con novità possibile. Ad avviso di chi scrive l’ Italia, grazie alla lungimiranza dei nostri Costituenti, è lontana da situazioni come la Catalogna che meriterebbe un discorso a parte, ma che esula da questo contesto. Ci basta reinventarci ed il gioco è fatto.

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