domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
Il doppiopesismo dei 5 Stelle
Pubblicato il 03-10-2017


La vicenda di Virginia Raggi, rinviata a giudizio per possibili reati commessi nel ruolo di Sindaco di Roma, offre la possibilità non tanto di ragionare sul doppiopesismo che il M5S usa in casi analoghi verso amministratori di altri partiti, e neanche quello di mettere a confronto i casi nei quali sono stati coinvolti amministratori dello stesso Movimento come, per citare i casi più eclatanti, quelli di Federico Pizzarotti, espulso ma capace di farsi rieleggere, con lista propria, a Sindaco di Parma, e quello di Marika Cassamatis a Genova estromessa dalla candidatura perché invisa a Grillo.

Quanto sta avvenendo a Roma, se ce ne fosse ancora bisogno, mette in luce i pericoli che può correre il Paese se dovesse vincere le elezioni un Movimento, totalmente sottomesso al suo vero capo, che non è Di Maio (piccolo burattino col vestito della festa) ma è Beppe Grillo che comanda realmente e a cui tutti debbono obbedienza. Difficilmente osano contraddirlo avendo ben capito che se si dovessero ribellare sarebbero sbattuti fuori e non avrebbero la possibilità d’essere riammessi. Ma anche se sprovveduti si guardano bene dal farlo perché la porta d’uscita sarebbe impossibile utilizzarla all’incontrario.

In casi analoghi a quelli del Sindaco di Roma, la platea grillina si è orientata in modo completamente diverso, e non è difficile capirlo. Quando si è percepito, infatti, che Grillo voleva liquidare il ribelle di turno la stragrande maggioranza lo ha assecondato e per il malcapitato non c’è stata speranza di salvezza, mentre per la Virginia Raggi, avendo afferrato che Grillo la difendeva, si sono allineati tutti compresi quelli che, il volere del capo, lo hanno capito in ritardo come per esempio la Lombardi.

Tutto, quindi, dipende dal comico genovese il quale, con i casi di ferrea disciplina dei quali è stato protagonista, ha assoggettato ai suoi voleri sia i gruppi parlamentari che gli iscritti alla piattaforma Rousseau moltissimi dei quali, semplici marionette, sperano d’entrare nelle grazie del ‘padrone’ ed essere prescelti nella prossima tornata elettorale. Se fosse solo un problema di assenza di democrazia all’interno di un movimento senza regole certe e senza statuto, se pur grave, sarebbe solo e soltanto di competenza dei suoi aderenti.

Ma quello del quale parliamo è un movimento che fino a poco tempo fa lo si dava vincente alle elezioni politiche di primavera, e le ricadute di un evento simile interessano tutti perché sarebbero deleterie per l’intero Paese non solo sul terreno economico e sociale (con le idee bislacche tipo la decrescita felice), ma anche, se non soprattutto, per le libertà e la democrazia che sarà, come soleva dire Winston Churchill, ‘la peggior forma di governo, ma aggiungendo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme finora sperimentate’.

Già con il recente referendum costituzionale, che ha spento i sogni di Renzi dell’ “uomo solo al comando”, gli italiani si sono pronunciati sulle derive autoritarie anche se interpretate da un giovanotto di belle speranze che dava l’impressione di poter aiutare l’Italia a sollevarsi pur se era partito con lo sperpero degli 80 euro. Ma non c’è voluto molto per riuscire a capirne pienamente l’indole.

E’ improbabile che in così poco tempo possa ripetersi, con altri soggetti, la stessa rappresentazione perché sarebbe una vera jattura che al governo possano andare un gruppo di incapaci o incompetenti sull’onda di una lunghissima crisi che ha creato guasti profondi nella società, di un martellante luogo comune contro la politica e i politici (come se i grillini non lo fossero pienamente), e con il rischio che a decidere su ogni cosa delicata possano essere personaggi deliranti, sognatori anch’essi di un’alba di ‘soli al comando’. L’Italia non lo merita e non lo potrà permettere.

Giovanni Alvaro

Reggio Calabria 03.10.2017

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