domenica, 22 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Luciano Masolini:
Ho “ritrovato” Matteotti
Pubblicato il 02-10-2017


In queste prime giornate autunnali, dove il sole della lunga e calda estate appena trascorsa sembra ancora incontrare una sua appendice, ho recuperato da uno scatolone dimenticato dal tempo – ricordo di un mio ormai lontano trasloco – un vecchio volume interamente dedicato a Giacomo Matteotti, una di quelle rare ed attraenti personalità che fin da giovane ho sempre seguito con tanta ammirazione. Fra le diverse cose contenute nel suddetto libro, vi è pure ritrascritta integralmente la solenne orazione che Filippo Turati rivolse proprio al martire di Fratta Polesine. Un paragrafo di essa, che qui vado riportando, reca nel suo titolo proprio le celeberrime parole dello stesso Matteotti: “La mia idea non muore”. Eccone il bellissimo pezzo: “(…) E parla. E ridice le parole sante, strozzategli nella gola, che furono da uno dei sicarii tramandate alle genti, che son Sue quand’anche non le avesse pronunciate, che son vere se anche non fossero realtà, perché sono l’anima Sua; le parole che si incideranno nel bronzo, sulla targa che mureremo qui o sul monumento che rizzeremo sulla piazza a monito dei futuri: “Uccidete me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai… La mia idea non muore… I miei bambini si glorieranno del loro padre… I lavoratori benediranno il mio cadavere… Viva il Socialismo!”. E’ qui trasfigurato, o colleghi. E di ciò il mio egoismo si duole, il mio piccolo egoismo di individuo, di fratello maggiore, di anziano, di padre: ché Egli non è più soltanto il mio figliolo prediletto. L’uomo di parte, l’assertore nobile ed alto di un’idea nobilissima, quegli che fu, per noi socialisti, tutto in una volta, il filosofo, il finanziere, l’oratore, l’organizzatore, il commesso viaggiatore, l’animatore sovratutto, il pensiero insomma e l’azione congiunti – anche l’azione più umile che altri sdegnava – l’unico, l’insostituibile; colui che, come già Leonida Bissolati pel Cremonese, travolto dalla sublime follia dell’amore dei suoi contadini, dal suo proletariato polesano, per esso aveva rinunziato indifferente agli agi e alla tranquillità della vita, alla seduzione degli studi cari in cui eccelleva. (…) Quest’uomo, questa figura così staccata e viva su lo sfondo verde e bigio di questo singolare paesaggio politico, non sparisce, no, non scolora, ma si riaffaccia oggi in troppo più ampia cornice…”. Queste le intense espressioni che Filippo Turati pronunciò il 27 giugno del 1924 a Montecitorio. Qualche mese prima, il 6 aprile, si erano svolte nel nostro Paese le elezioni politiche, adombrate però da alcune irregolarità. Il 30 maggio di quel medesimo anno, infatti, l’onorevole Matteotti alla Camera dei Deputati – in una famosa e, purtroppo, fatale seduta – tentò di denunciarne il furbesco raggiro. Ma ai fascisti, che dopo l’esito delle votazioni si spacciavano ormai per vittoriosi, il difensivo discorso andò di traverso. Talmente di traverso che difatti, stimolati poi come furono dall’ astiosa invettiva di Mussolini del 1° giugno, si spinsero fino a quel brutale e vigliacco epilogo che, da lì a pochi giorni, andrà consumandosi in una radura di un bosco della Quartarella.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento