mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Senato: ius soli-vitalizi, rebus numeri
Pubblicato il 30-10-2017


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Escluse le domeniche, i giorni festivi, lo stop di una settimana per il rush finale della campagna elettorale siciliana, la sessione di Bilancio e le vacanze natalizie, la diciassettesima legislatura è giunta davvero agli sgoccioli, sempre se davvero – come sembra essere intenzione di tutti – si andrà verso lo scioglimento delle Camera nei primi giorni di gennaio 2018 per poi tornare al voto già a marzo.

Tirando le somme, dunque, i giorni utili per approvare gli ultimi provvedimenti rimasti ‘in coda’ dopo il via libera definitivo della legge elettorale e l’atteso ok della legge di Bilancio si riducono a poco più di un mese. Due le leggi su cui governo e Pd sono tornati a spingere affinché vedano la luce prima delle urne: ius soli e vitalizi. Ma mentre salgono le chance per la legge sulla cittadinanza, i numeri e i tempi non fanno essere altrettanto ottimisti sul fronte vitalizi.

Entrambi i provvedimenti hanno incassato l’ok della Camera e sono in attesa di approdare nell’Aula del Senato, dove si profilerebbero due maggioranze diverse e trasversali a seconda del provvedimento da votare. Per il via libera allo ius soli, infatti, la maggioranza non potrebbe contare sui voti di Ap, a cui si sostituirebbero i 16 di Mdp più verdiniani e Sinistra italiana. Per i vitalizi il calcolo del pallottoliere è più complicato, visto che Ap in occasione del voto alla Camera si espresse contro, ma Mdp si astenne e al Senato l’astensione equivale a voto contrario. In ‘soccorso’, però, arriverebbero i voti dei 5 Stelle, che dello stop definitivo ai vitalizi ne hanno fatto un cavallo di battaglia sin dall’inizio della legislatura. Ma mentre lo ius soli ‘accomuna’ governo e Pd nell’intento di provare a portare a casa il provvedimento, tornando ad ipotizzare il ricorso al voto di fiducia, i vitalizi dividono gli stessi dem e il governo se ne è sempre tenuto fuori. Non è poi da sottovalutare il fattore tempo: per lo ius soli l’intenzione è di inserire la legge nel calendario dei lavori dell’Aula del Senato dopo la manovra, quindi non prima di martedì 28 novembre. Volendo, quindi, il tempo ci sarebbe, tanto più se davvero l’esecutivo porrà la questione di fiducia.

Più complicata, oltre che per una questione ‘politica’ nonché tecnica – sul testo pesa il rischio incostituzionalità secondo diversi esperti auditi in commissione – la questione vitalizi: l’unica ‘finestra’ possibile sarebbe quella compresa nei primi 10-15 giorni di dicembre, dopodiché la manovra tornerà per l’ultima lettura al Senato. Sulla carta, lo ius soli può contare su una forbice che va da 150 a 160 sì, mentre i no oscillerebbero tra i 140 e i 150. I vitalizi, sempre sulla carta, avrebbero almeno 150 voti favorevoli, grazie al ‘supporto’ dei 5 Stelle, della Lega – che alla Camera votò a favore – e dei verdiniani. Ma lo stesso Pd al suo interno e’ spaccato, nonostante sia il ‘padre’ del provvedimento, Matteo Richetti, che il segretario Matteo Renzi, nelle ultime ore abbiano rilanciato la necessità di approvare la legge. Sul testo, poi, viene confermato, ‘pesano’ forti dubbi di costituzionalità nella parte che prevede la reatroattività dell’abolizione dei vitalizi, ovvero i vitalizi verrebbero eliminati tout court per tutti gli ex parlamentari che finora li hanno percepiti e continuano a percepirli. A mettere ancora più in forse la legge è poi il rischio alto di ostruzionismo qualora dovesse approdare in Aula.

Facendo un calcolo sulla base dei numeri dei singoli gruppi al Senato, lo Ius soli può dunque contare sulla carta sui voti favorevoli dei 14 di Ala; 16 sì di Mdp (i senatori dempro sono pronti anche a votare la fiducia); 97 sì del Pd (ma tra i dem è prevista qualche defezione); 18 voti a favore delle Autonomie; 7 sì di Sinistra italiana (ma se il governo mettesse la fiducia questi non sarebbero più scontati) e qualche altro voto a favore dal Misto (gruppo che in tutto è composto da 33 senatori). I voti contrari, invece, sarebbero quelli dei 24 di Ap (ma i centristi prevedono un 5-6 voti a favore); una decina di FdL; 42 di Forza Italia; 17 di Gal (anche in questo caso alcuni singoli senatori potrebbero votare a favore); 12 Lega e 35 M5s.

Diversa, invece, la maggioranza trasversale che potrebbe dare l’ok ai vitalizi: stando a come si sono espressi i singoli gruppi nel passaggio alla Camera, il ddl Richetti può contare, sempre sulla carta, sui 35 voti di M5s; 12 della Lega; 7 Pd (in realtà sarebbero meno i si’ dei dem, viste le perplessità di molti); 14 dei verdiniani. Mdp alla Camera si astenne (al Senato sono 16 i dempro); Forza Italia alla Camera non partecipò al voto (sono 42 i senatori azzurri); Ap nel passaggio a Montecitorio voto’ contro (sono 24 in tutto i senatori centristi).
(AGI)

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