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Opinioni e commenti
 

Slittano le pensioni. Dal 2019 serviranno 67 anni
Pubblicato il 25-10-2017


Pensioni-bonus Poletti

Si vive di più e quindi la pensione slitta in avanti. L’Istat ha infatti confermato che per gli italiani che hanno 65 anni l’aspettativa di vita è cresciuta di cinque mesi rispetto al 2013. La principale conseguenze di questa stima è che dal primo gennaio 2019 l’età di pensione legale, cioè l’età a cui si andrà in pensione se non saranno soddisfatti prima altri requisiti, salirà a 67 anni rispetto agli attuali 66 anni e 7 mesi. Salirà anche l’età prevista per la pensione anticipata, quella che si può ottenere a qualsiasi età a condizione di aver versato un certo numero di anni di contributi. Questo aumento è frutto di tre fattori: la riforma Fornero, che impone un adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, le stime delle Istat e infine la decisione del governo di non intervenire per bloccare l’aumento dell’età pensionabile.

Nel corso dell’estate si era parlato molto della possibilità di sospendere l’aumento dell’età pensionabile. A chiederlo erano stati soprattutto i sindacati (che sono composti in gran parte da pensionati) e diversi esponenti di quasi tutte le forze politiche, come i membri della commissione Lavoro Cesare Damiano, del PD, e Maurizio Sacconi, di Forza Italia. All’inizio il governo sembrava incline ad assecondare le richieste, ma alla fine dello scorso settembre una serie di indiscrezioni filtrate dal ministero dell’Economia e da quello del Lavoro avevano lasciato intendere che il governo non aveva le risorse sufficienti a bloccare l’aumento. Sia il presidente dell’Inps Tito Boeri che la Ragioneria generale dello Stato avevano avvertito il governo che la sospensione dell’aumento dell’età pensionabile avrebbe messo seriamente a rischio la tenuta dei conti pubblici nei prossimi anni.

Pensioni, come funziona adeguamento automatico età
L’introduzione dell’automatismo che lega l’uscita dal mondo del lavoro all’aspettativa di vita in Italia risale al governo Berlusconi del 2009. Norma poi rivista e rafforzata dal governo Monti nel 2011 all’interno della riforma Fornero. A rendere la norma più rigorosa è l’impossibilità di tornare indietro: una volta adeguata l’età pensionabile verso l’alto, questa non può più calare, anche nel caso in cui l’Istat dovesse certificare un peggioramento dell’aspettativa di vita.

– ESTATE 2009, SCATTA L’AUTOMATISMO

Fu la manovra estiva del 2009 (la legge 102) a introdurre e stabilire che l’accesso al sistema pensionistico italiano dovesse essere adeguato all’incremento della speranza di vita accertato dall’Istat. L’articolo 22 ter/II comma prevede che “dal primo gennaio 2015 i requisiti di età anagrafica per l’accesso al sistema pensionistico italiano saranno adeguati all’incremento della speranza di vita accertato dall’Istituto nazionale di statistica e validato dall’Eurostat, con riferimento al quinquennio precedente”. In concreto, se la vita media aumenta ci sarà un adeguamento dei requisiti per l’accesso alla pensione. La legge 102 prevede tre mesi di aumento ogni cinque anni a partire dal 2015. Successivamente la legge 122 del 2010 introduce l’aumento ogni tre anni (e non cinque).

– LA MANOVRA MONTI, IL MECCANISMO DIVENTA PIÙ RIGOROSO

Con il decreto legge 98 del 2011, la manovra correttiva d’estate, la partenza dal 2015 viene anticipata al 1 gennaio 2013 e l’obbligo per l’Istat di comunicare i dati relativi alla ‘speranza di vita’ viene anticipato al 2011. La riforma Fornero a partire dal 2012 non solo conferma il piano operativo sugli adeguamenti alla speranza di vita ma, dopo aver previsto gli adeguamenti nel 2013 e nel 2016, ne introduce uno ulteriore a partire dal 2019.

– ADEGUAMENTO Sì, MA SOLO AL RIALZO

Il meccanismo coinvolge tutti i lavoratori, sia privati sia pubblici. Dal 2019 l’aggiornamento è previsto ogni due anni. L’adeguamento vale però solo al rialzo: se la speranza di vita cala l’età per andare in pensione non scende ma resta congelata. Il calcolo viene fatto sulla base degli indici demografici forniti dall’Istat. In particolare si guarda alla speranza di vita a 65 anni.

– IL DECRETO DEL GOVERNO PER ELEVARE L’ETA’ PENSIONABILE

È un decreto ministeriale Mef-Lavoro a stabilire la nuova soglia per la pensione. Parliamo di un decreto direttoriale, un provvedimento amministrativo cioè che non ha margini di discrezionalità politica. I ministeri si limitano a registrare e applicare i dati elaborati dall’Istat. Il provvedimento va varato 12 mesi prima dell’aggiornamento della soglia. Quindi, il rialzo dell’aspettativa di vita annunciato ieri dall’Istat dovrà essere tradotto in legge dal governo, in termini di adeguamento dell’età pensionabile, entro la fine dell’anno.

Ci sono stati due consistenti aumenti dei requisiti pensionistici per effetto degli adeguamenti alla speranza di vita: 3 mesi in più dal 2013 e 4 mesi in più dal 2016. Per il 2016 e 2017 l’asticella è fissata a 66 anni e 7 mesi per i lavoratori dipendenti e autonomi e per le lavoratrici del pubblico impiego. Mentre è di 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato e di 66 anni e un mese per quelle autonome del settore privato. Il prossimo adeguamento, come stabilito dalla manovra Monti, è previsto nel 2019.

La riforma delle pensioni Fornero, approvata nel 2011, prevede che l’età di pensione legale venga aumentata semi-automaticamente al crescere delle aspettative di vita, una norma pensata per mantenere sostenibile il sistema pensionistico sul lungo periodo. La riforma prevede che l’età pensionabile venga aumentata a partire dal 2019 con un provvedimento del governo, in mancanza del quale l’età aumenterà automaticamente a partire dal 2021. Secondo i giornali, il governo approverà il provvedimento per aumentare l’età pensionabile entro la fine dell’anno. Oltre all’età di pensione legale, quella a cui tutti possono andare in pensione, aumenterà anche l’età per la pensione anticipata, quella che si può ottenere a qualunque età a patto di aver versato contributi per un certo numero di anni. Attualmente, gli uomini possono andare in pensione anticipata dopo aver versato 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre le donne dopo averne versati per 41 anni e 10 mesi. Con l’approvazione dell’aumento dell’età pensionabile, gli uomini potranno andare in pensione dopo 43 anni e tre mesi, mentre le donne dopo 42 anni e 3 mesi.

L’Italia si conferma così uno dei paesi sviluppati con la più alta età di pensionamento legale. Questo non significa che gli italiani siano quelli che vanno in pensione più tardi. Le molte eccezioni alla regola generale previste dalla legislazione italiana, come ad esempio la pensione anticipata, fanno sì che l’età di pensionamento effettiva sia in realtà tra le più basse al mondo. Ad esempio, molte persone che si trovano oggi vicino all’età pensionabile hanno iniziato a lavorare tra i 16 e i 18 anni. Questo significa che, grazie alla pensione anticipata, possono ritirarsi dal lavoro anche prima dei 60 anni. Negli ultimi anni gli italiani sono andati in pensione in media a 62 anni, cioè due anni prima della media europea.

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