giovedì, 21 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Stai sereno Matteo…
Pubblicato il 28-10-2017


Mentre Renzi continua il suo giro d’Italia ferroviario, appare chiara la sua volontà di smarcarsi dal governo, tanto che i ministri renziani, a cominciare da Delrio e dal suo Lotti, e naturalmente la Boschi (ufficialmente ammalata, ma senza giustificazione del padre o di chi ne fa le veci), non si sono presentati al Consiglio del ministri che doveva designare Visco alla Banca d’Italia. Ora, é evidente che il Pd é un partito di governo, anzi il partito del governo, e che l’elettorato apprezzerà o meno i risultati dei suoi governi, guidati da Letta, Renzi e Gentiloni, più che le parole e i distinguo. Non riesco a decifrare gli intenti di Renzi che ad occhio paiono solo quelli di indebolire Gentiloni. Un conto però era quello di indebolire Letta per prendergli il posto, altro conto è quello di indebolire Gentiloni alla vigilia delle elezioni. Un istinto suicida? O solo l’intenzione di mettere bastoni nelle ruote al troppo forte Paolo, oggi di gran lunga il più amato degli italiani, pensando di ricostruirsi una verginità perduta? Oltretutto, conti alla mano, appare evidente che Renzi é in minoranza nel governo e che nonostante la sua posizione contraria alla conferma di Visco, il governatore l’ha sfangata lo stesso con l’appoggio del presidente del Consiglio e della Repubblica. Una bella dimostrazione di debolezza. Sullo sfondo, come uno spettro che si agita dietro ogni vicenda politica, le elezioni siciliane e il risultato che appare poco rassicurante per il Pd. A questo punto verrebbe voglia di dire: “Stai sereno Matteo”. Perché se le cose dovessero andar male si annuncia bagarre ai pani alti del Nazareno…

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Commenti all'articolo
  1. Io non capisco cosa si possa rimproverare a Renzi. È vero, la riforma costituzionale poteva essere più incisiva ma era già qualcosa, ma gli italiani sclerotici e schizofrenici, a parole rivoluzionari ma nei fatti sempre interessati solo al proprio ”particulare”, l’hanno bocciata. Hanno voluto fare il dispetto a Renzi e invece il dispetto l’hanno fatto all’Italia. È vero, Matteo poteva evitare di presentarla come un referendum su di sé, o con me o contro di me, dopo di me il diluvio, ma quale capo di governo non pecca di personalismo?
    Invece, di un partito che con un capitale del 40 % non ha saputo fare altro che sperperarlo facendo la guerra al suo segretario, scindendosi e perdendosi in litigi che a molti italiani, cui evidentemente premono altre priorità, appaiono di bottega, di questo partito vogliamo parlare?
    Io, caro Direttore, a Renzi rimprovero solo di non aver colto il momento, perso il referendum, rassegnate le dimissioni, doveva uscire dal PD e mettersi a capo di quei milioni di elettori che avevano detto SI. Con un nuovo partito e un nuovo programma. Allora avremmo visto cosa sarebbe rimasto di D’Alema&co.bravi solo a distruggere…
    Cordiali saluti, Mario.

  2. Era stato l’ultimo leader ad essere ricevuto – e con tutti gli onori del caso – alla Casa Bianca di Barack Obama, prima dell’addio di quest’ultimo – si legge sulla Gazzetta di Modena – dopo due mandati come presidente degli Stati Uniti. Ora Matteo Renzi, di fatto già in campagna elettorale, scende dal treno che lo sta portando in giro per l’Italia e si imbarca su un volo che lo porta a Chicago, dove ad attenderlo c’è proprio l’amico Barack. L’ex premier è stato infatti invitato alla mega-kermesse organizzata dalla Fondazione dell’ex presidente USA. Un summit che rappresenta di fatto la nuova discesa di Obama nel campo della politica, dopo dieci mesi passati in sordina, dietro le quinte, ad assistere al nuovo corso targato Donald Trump. Col successore che sta facendo di tutto per smontare, pezzo per pezzo, l’eredità obamiana.

  3. Era stato l’ultimo leader ad essere ricevuto – e con tutti gli onori del caso – alla Casa Bianca di Barack Obama, prima dell’addio di quest’ultimo dopo due mandati di presidente degli Stati Uniti. Ora – si legge sulla Gazzetta di Modena – Matteo Renzi, di fatto già in campagna elettorale, scende dal treno che lo sta portando in giro per l’Italia e s’imbarca su un volo che lo porta a Chicago, dove ad aspettarlo c’è proprio l’amico Barack. Il segretario del PD nonché ex premier è stato infatti invitato alla mega kermesse organizzata dalla Fondazione dell’ex presidente Usa. Un summit che rappresenta di fatto la nuova discesa di Obama nell’agone politico, dopo dieci mesi passati in sordina, dietro le quinte, ad assistere impotente al nuovo corso targato Donald Trump. Col successore che sta facendo di tutto per smontare, pezzo dopo pezzo, l’eredità obamiana.

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