martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tempo scaduto: Catalogna ‘fuori legge’. Psoe con Rajoy
Pubblicato il 19-10-2017


pui catalognaÈ scaduto il secondo ultimatum per Barcellona e dopo il lungo tergiversare del Presidente Puigdemont stavolta a prendere in mano la situazione è il Governo di Rajoy. Il consiglio dei ministri straordinario che si riunirà sabato ha deciso che approverà l’attivazione del 155 che sarà sottoposta al Senato, prima non si può perché Rajoy partecipa al vertice dell’Unione europea. A renderlo noto il portavoce Inigo Mendez de Vigo: il governo autonomo della Catalogna si è posto fuori dalla legge e dalla Costituzione e il governo centrale ripristinerà la legalità “con tutti i mezzi a sua disposizione”. Un Consiglio dei ministri straordinario sabato approverà l’attivazione del 155, che sarà sottoposta al voto del Senato, per «ristabilire l’ordine costituzionale in Catalogna».
Una decisione presa dopo l’ultima lettera di Barcellona in cui si precisa: “Se il governo dello Stato persiste nell’impedire il dialogo e continua la repressione, il Parlament della Catalogna potrà procedere, se lo ritiene opportuno, a votare la dichiarazione formale di indipendenza che non votò il 10 ottobre”. In particolare il presidente della Generalitat ha rimproverato a Madrid di non avergli accordato un incontro con Rajoy e di aver messo agli arresti due leader indipendentisti, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart: “Nonostante tutti i nostri sforzi, e la nostra volontà di dialogo, il fatto che l’unica risposta di Madrid sia la sospensione dell’autonomia indica che non se è coscienti del problema e che non si vuole parlare”, ha scritto Puigdemont, che si era consultato fino a tarda notte con il suo partito, per averne l’avallo. Nessun cenno nella lettera alla ciambella di salvataggio offerta dal Psoe sull’indire elezioni anticipate.
Eppure il Governo ha provato in tutti i modi a fra tornare sui propri passi il il presidente catalano Puigdemont: nelle ultime ore sia Rajoy che Pedro Sánchez avevano offerto al presidente catalano una via d’uscita diversa. Se avesse accettato di convocare nuove elezioni in Catalogna, la macchina del 155 si sarebbe fermata. Proposta respinta e nuovo scenario ancora più drammatico. Ora Mariano Rajoy e il leader dei socialisti, Pedro Sánchez, si preparano, molto lentamente, a inviare al Senato la richiesta di attivare l’articolo 155 della Costituzione spagnola che non sarà rapidissima, ma che rappresenta comunque una rottura senza precedenti per l’indipendentismo catalano. Dopo il consiglio dei ministri, i vertici del Senato si riuniranno lunedì o martedì per convocare la commissione generale delle Comunità Autonome. Questo organo creerà a sua volta una commissione congiunta assieme alla commissione Costituzionale. Quest’ultimo passo avverrà su richiesta del Psoe che vuole così evitare un dibattito in sede plenaria al quale dovrebbero essere invitati a partecipare i presidenti delle comunità autonome. Il Psoe appoggia l’attivazione dell’articolo 155 in Catalogna, ma chiede che la sua applicazione sia “molto, molto limitata” e duri “il tempo più breve possibile”. Lo ha spiegato il segretario del Psoe, José Luis Abalos. “La democrazia e lo stato di diritto non possono cedere davanti a questa inammissibile minaccia”, ha aggiunto, riferendosi alla lettera mandata oggi al governo dal presidente delle Generalitat catalana, Carles Puigdemont. Il dirigente socialista ha tuttavia sottolineato che da qui al voto in Senato sull’articolo 155 tutte le porte rimangono aperte per Puigdemont. C’è ancora tempo fino alla fine del mese, prima che l’articolo 155 sia votato dal Senato di Madrid, così il presidente della Generalitat catalana ha ancora una dozzina di giorni di tempo per fare marcia indietro sull’indipendenza o convocare elezioni anticipate.

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Commenti all'articolo
  1. L’unico a dirsi favorevole a una mediazione, riporta la Gazzetta di Modena, è il premier belga Louis Michel, alleato in patria con i nazionalisti fiamminghi, che in un’intervista a “Le Soir” definisce quella tra Madrid e Barcellona una guerra di nervi, mandando il governo centrale spagnolo su tutte le furie. L’ambasciatore belga in Spagna viene convocato per spiegazioni e si parla apertamente di “attacchi” che “mettono in pericolo le relazioni bilaterali”. “La Spagna è un Paese amico. Abbiamo sempre chiesto il dialogo, il rispetto del diritto nazionale e internazionale nonché dello stato di diritto” replica Michel, accusando il premier spagnolo conservatore Mariano Rajoy di “strumentalizzazioni”. Ma quella di Michel resta una posizione isolata in ambito europeo.

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