venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tu. Al Romaeuropa il Circo autobiografico di Meyrou e Pilet
Pubblicato il 13-10-2017


tu circo autobiograficoLa programmazione del Romaeuropa Festival continua all’insegna dell’unione di discipline artistiche differenti e del superamento dei generi per dare vita a linguaggi poetici e innovativi.

È il caso di Tu spettacolo che l’acrobata Matias Pilet e il documentarista Olivier Meyrou, di ritorno al Romaeuropa dopo il successo nel 2014 di Acrobates, presentano in prima nazionale il 14 e il 15 Ottobre al Teatro Vascello (lo spettacolo si svolge nell’ambito de La Francia in Scena).

Circo autobiografico è la definizione che i due artisti hanno esplicitamente deciso di dare al loro spettacolo che indaga la vita del suo protagonista, il giovane Pilet. Prima della sua stessa nascita, l’artista francese perse la sorella gemella morta in grembo materno pochi giorni prima del parto. Sul palco, coperto di nuvole di carta bianca, l’acrobata parte in un viaggio a ritroso nella sua storia e nelle interiorità più recondite del corpo e compone un solo in cui realtà e finzione s’inseguono. Afferma Matias:«Non racconto la mia intimità sulla scena ma parto da una storia personale, da qualcosa che è intimo solo perché è stato realmente vissuto. Parlo della mia nascita che è accompagnata dalla morte della mia sorella gemella. Come rivivere questa storia? Come confrontarla con il pubblico ogni sera e come invitare tutti a interrogarsi sui sentimenti di mancanza e di perdita? In scena io incarno con il mio corpo queste domande e invito il pubblico a farlo a proprio modo. Ogni sera, l’intimità si crea nello scambio di energie fisiche tra la scena e gli spettatori».

A nutrire ogni movimento scenico, sono le immagini girate da Olivier Meyrou (qui anche regista) che ha seguito Pilet in un lungo viaggio in Cile, mosso dagli obiettivi incarnati da tutto il suo lavoro: «Che siano film, fiction, spettacoli, la mia produzione artistica è sempre una ricerca sull’essere umano, sulle sfide e sui problemi e che a volte sembrano insormontabili e che influiscono sul cambiamento dell’individuo, gli permettono di re-inventarsi e di trovare la propria strada. Nei miei documentari la storia di un singolo è sempre mostrata nei suoi aspetti universali» afferma.

Così voci e frammenti visivi della madre di Pilet, di paesaggi distanti eppure così vicini, di radici tagliate e probabilmente irrecuperabili, preparano a un vero e proprio salto nel vuoto: un brivido, un inatteso impeto di vita, uno sguardo strettamente privato e personale che diviene, ora, universale.

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