giovedì, 26 aprile 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

UE. Gentiloni, sforzo comune sui migranti
Pubblicato il 20-10-2017


consiglio europeo gentiloniAl vertice di Bruxelles, Theresa May non convince i leader Ue e non ottiene il margine di manovra che sperava di ritagliarsi con la lettera sui diritti dei cittadini, con cui assicura il massimo delle tutele dopo l’uscita della Gran Bretagna dal blocco. Un messaggio che lo stesso leader del Labour britannico, Jeremy Corbyn, definisce debole.

Dopo cinque round negoziali, ed un tentativo ‘in extremis’, Londra dovrà fare i conti con la quasi certezza di essere rimandata a dicembre, per una nuova verifica sui progressi raggiunti sulle tre priorità fissate dai 27 (diritti dei cittadini, conti, e frontiere irlandesi), prima di poter passare alla tanto agognata discussione sulla transizione ed ai rapporti commerciali futuri, cioè, la cosiddetta ‘fase due’.
L’amarezza della premier britannica è stata addolcita con il via libera del blocco europeo a procedere, con i lavori preparatori interni, per il negoziato sulla seconda fase. Un messaggio di buona volontà, ma anche il segnale di non voler umiliare o indebolire troppo politicamente la May, insidiata da possibili tentazioni di colpi di mano del capo negoziatore David Davis, o del ministro degli Affari esteri Boris Johnson, secondo il quale il Regno Unito ‘se la passerà molto bene anche in caso di mancato accordo’.

A promuovere la linea dura dell’UE, secondo fonti diplomatiche, sarebbe l’asse Berlino-Parigi, sebbene con sfumature diverse. La cancelliera tedesca sarebbe più disponibile a tendere una mano alla collega d’Oltremanica, in caso d’apertura di spiragli. Angela Merkel ed Emmanuel Macron ne hanno discusso nuovamente in una bilaterale ai margini del vertice, poco prima di essere immortalati dall’occhio indiscreto delle telecamere a parlare in modo riservato con la May, al loro ingresso in sala, per l’avvio dei lavori del summit.

La cancelliera ha dichiarato:   “Voglio continuare con i negoziati con spirito positivo, al tempo stesso tenendo in conto e rispettando il desiderio dei britannici a lasciare, ma anche mantenendo una buona relazione tra il Regno Unito e l’Ue”. Parlando dei progressi, ha detto: “Insufficienti per passare alla seconda fase. L’obiettivo resta comunque di poter avviare la seconda fase a dicembre”.

Il capo dell’Eliseo si è invece limitato a sostenere: “Dal Consiglio europeo si leverà un messaggio di unità dei 27”. Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha detto: “In attesa di vedere la trasformazione dei toni più flessibili di May in atti più concreti”.
Il premier olandese, Mark Rutte, ha ribadito: “Quello dei conti resta il capitolo più spinoso”.

La bozza sulle conclusioni approvata dopo il dibattito con il capo negoziatore Michel Barnier, recita: “Sulla questione finanziaria Londra non ha ancora tradotto in modo concreto gli impegni presi”. Il premier finlandese , Juha Sipila, ha dichiarato: “Siamo un po’ frustrati dall’andamento lento dei negoziati”. In modo un pò sibillino la leader lituana, Dalia Grybauskaité, ha invitato “A non trasformare il negoziato in qualcosa di tossico”.

Il Financial Times riporta che i leader Ue hanno chiesto alla premier britannica di assumere un impegno fermo e concreto per aumentare il valore del cosiddetto ‘divorce bill’, il prezzo che Londra deve pagare a Bruxelles per chiudere tutte le pendenze e gli impegni finanziari. Senza accordo sul ‘divorce bill’, hanno detto i leader europei alla May, non si potrà procedere a discutere di un futuro accordo commerciale tra Regno Unito e Ue.

Theresa May sperava di poter dare una svolta al negoziato. Così non è stato e ora la premier inglese si trova ad affrontare per settimane il braccio di ferro sulla questione finanziaria prima del decisivo vertice Ue di dicembre. L’atteggiamento, da un lato intransigente, tenuto dall’asse Merkel-Macron durante il vertice, è stato comunque ammorbidito dall’assist dei due leader fornito alla premier britannica che all’interno dei Tories deve fronteggiare la fronda dell’ala più euroscettica del partito.

Nel corso di una conferenza stampa, la May ha confermato che il Regno Unito esaminerà le  richieste di Bruxelles per un accordo finanziario di ‘divorzio’ di 60 miliardi di euro. La premier inglese ha detto: “Le richieste della Ue verranno valutate riga per riga”. Fino ad ora, il Regno Unito ha offerto per il divorzio una somma non superiore ai 20 miliardi di euro.

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al termine del Consiglio Europeo, in una conferenza stampa a Bruxelles, ha detto: “Il contrasto ai trafficanti di essere umani nel Mediterraneo mostra una situazione molto incoraggiante dal punto di vista dei risultati ma fragile e per nulla garantita. Per questo c’è bisogno del sostegno politico perchè l’Italia non può fare a lungo questo sforzo in Libia soltanto come tricolore, ma deve farlo nell’ambito di operazioni che siano sempre più convintamente europee. Tuttavia sugli argomenti dei flussi migratori nel Mediterrano, oggi l’Italia è vista nelle discussioni del Consiglio Ue come Paese che ha dato risposta esemplare verso i trafficanti, che ha ottenuto risultati importanti, che deve essere sostenuta sul piano politico e finanziario. Ho cercato di spiegare ai miei colleghi che oltre ai risultati straordinari ottenuti non solo nella riduzione del numero degli arrivi, fondamentali per renderli gestibili, meno pericolosi per migranti, e di minor impatto sul Paese, oltre a questo ci sono le attività che si sviluppano sempre di più che aumentano la capacità della Libia di organizzare i rimpatri volontari. Mi auguro che sia presto possibile per Unhacr di aprire un campo in Libia per i rifugiati”. In conclusione, il premier Gentiloni ha chiesto anche il sostegno dell’ONU sul fenomeno dei flussi migratori.

Purtroppo, durante il vertice dell’Ue, ancora, sembrerebbe che non siano stati fatti ulteriori passi avanti sul processo di unificazione dell’Europa e sul completamento della Costituzione Europea. I tempi sarebbero ormai maturi per scoraggiare definitivamente gli anacronistici movimenti indipendentisti, ma anche per superare quel disagio vissuto da lungo tempo nell’Unione Europea dai diversi Governi costretti ad una permanente dialettica portata avanti da ciascun Governo per poter meglio difendere i propri interessi, dimenticando sovente gli interessi comuni dei popoli e della stessa umanità.

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Non si placa l’onda populista e antisistema, si legge su Pagine Ebraiche. L’ultima affermazione in Republica Ceca, dove il partito euroscettico Ano del businessman ed ex ministro Andrej Babis ha vinto con largo margine. Promossi nell’urna, scrive il Corriere, quei gruppi e quelle figure politiche che, in questi mesi, “hanno fatto campagna contro l’Europa e il pericolo immigrati”.

Lascia un commento