martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Un artista contro tutte le dittature, uno scrittore fuori dal coro, un attentato fallito a Mussolini
Pubblicato il 09-10-2017


Alejandro è la vita,giovane,dura/ dura fin troppo/ apertamente oscura,/
Angelo operaio in triste urgenza precipitosa

Sono questi versi che il poeta Rafael Alberti esule spagnolo in Italia scrisse per un grande artista apolide, anche se è nato in Italia (esattamente a Porto Recanati,nell’aprile del 1948). Il suo nome è Alessandro Kokocinski,che da alcuni anni vive a Tuscania ,dopo aver trascorso la sua adolescenza e la sua giovinezza in Argentina ,Cile e ,in Europa, ad Amburgo,Londra,Parigi e , a diverse riprese, a Roma . Koko ha poi “conquistato” la cittadinanza italiano,dopo aver subito due arresti per “renitenza alla leva militare“. Un artista poliedrico,amico di numerosi intellettuali (poeti,scrittori,artisti), italiani e stranieri,che ha presentato le sue opere in mostre che hanno fatto il giro del mondo (una delle ultime in Cina) . Alessandro non è mai stato “appiattito” su un’ideologia, anche se si definisce “anarchista”, probamente perché è nato da una madre russa, anticonformista, anticomunista: una donna colta che ha influenzato molto il piccolo Alik (così veniva chiamato da piccolo) e da un padre polacco,dai mille mestieri, anch’esso un combattente per la libertà. I genitori di Koko furono costretti a emigrare in Argentina e,in seguito, a far vivere il figlio con gli indios Guaranì nella foresta pluviale. Dopo alcuni anni decidono di far “adottare” Koko da un circo uruguaiano come acrobata cavallerizzo: questa è stato il liceo e forse la vera università dell’artista. Conosciamo da molti anni Koko, ma molte altre notizie le abbiamo ricavate dal bellissimo libro di Tiziana Gazzini (“Kokocinski –Vita straordinaria di un artista”,edizioni Clichy) . Effettivamente quella di Koko è stata una vita avventurosa,tale da ispirare documentari, film e sicuramente darà stimoli per nuovi libri . La ricerca della Gazzini è encomiabile perché l’autrice conosce l’autrice da oltre trent’anni. Il lungo “racconto” si snoda per almeno tre decenni e si sofferma sulle tappe della intensa vita artistica di Alessandro nei diversi continenti dove è vissuto. E’ sicuramente carente sui capitoli della vita privata (si parla poco della figlia Maja,della prima moglie,Prudencia). Forse l’unica eccezione è rappresentata dell’appassionato amore per Lina Sastri, con cui ha vissuto per anni. Probabilmente, immagino, che Alessandro abbia posto all’autrice dei veti rigidi perché (avrà detto): “non voglio far ingelosire o solo amareggiare la mia attuale moglie, che amo”.
Koko è un grande pittore,scultore e scenografo e nel libro vi sono raccolti buona parte dei documenti sulla genesi delle sue opere (ragioni esistenziali e la passione per i conflitti sociali ),gli apprezzamenti di critici e scrittori autorevoli e così via. La sua pittura si ispira a Velasquez, Rubens, Goya, Tiziano, Beato Angelico, Picasso,Grozt e ad altri grandi artisti del Rinascimento italiano,”usciti dal sonno delle loro tele” . C’è sempre qualcosa di inquietante nei suoi dipinti e nelle sculture frammiste o inserite in grandi tele: emerge sempre il suo messaggio contro le dittature di ogni colore ( a cominciare da quelle del Cile e dell’Argentina) e il suo grido di libertà in ogni regione del mondo.
A proposito di anticonformismo parliamo adesso di uno scrittore geniale,un po’ troppo trascurato dagli accademici e dagli scrittori appiattiti su una ideologia e/o una parte politica facilmente identificabile. Ci riferiamo a Luciano Bianciardi, su cui ha scritto un ampio e intelligente saggio Carlo Varotti (“Luciano Bianciardi,la protesta dello stile”, Carocci editore ) .L’autore,che insegna letteratura italiana all’Università di Parma, ha messo in luce l’indole dell’intellettuale ”fuori dal coro”, analizzando il valore sperimentale della sua scrittura. Bianciardi si è speso senza risparmio di energie , come narratore,saggista, autore di inchieste sociali,divulgatore di storia e scrittore di costume. E’ stato uno “sperimentalista”, ante litteram, testimone del suo tempo (erano gli anni del boom) e,in particolare, delle profonde trasformazioni sociali e politiche del paese. L’autore de La vita agra (che è stato anche critico televisivo dell’Avanti), si era distinto tra gli scrittori perchè aveva intuito che la produzione artistica e letteraria era destinata,prima o poi,ad essere inglobata “in un orizzonte di attesa massificato “: sarebbe diventata cioè “un prodotto commercialmente appetibile “.Come del resto spiega l’autore in ogni dettaglio ne Il lavoro culturale.
Molti critici hanno parlato di Bianciardi come di un intellettuale incapace di entrare a patti col sistema,Sicuramente questo è vero,anche se, purtroppo, l’apprezzamento della sua indipendenza e dell’indiscutibile anticonformismo è venuto solo dopo la sua morte,insieme – come conferma questo saggio – al riconoscimento del grande talento. Credo sia giusto oggi riscoprire e valorizzare le doti di questo versatile giornalista e scrittore ripubblicando tutte le sue opere.
Infine, parliamo di storia. Anzi di “storia ribelle”,per riprendere il titolo di una meritoria piccola casa editrice ,che ora ha pubblicato un libro dello studioso Roberto Gremmo, “Anteo Zamboni e l’attentato a Mussolini”. Nel lungo saggio (di un’edizione quasi artigianale) l’autore ricostruisce l’attentato a Mussolini,nel 1926 a Bologna. L’attentatore era un ragazzo, figlio di anarchici, che sbagliò il colpo e venne massacrato a pugnalate dal un gruppo di fascisti. Anche il padre e la zia,sospettati di essere stati i mandanti dell’attentato,vennero arrestati e condannati a lunghe pene detentive dal Tribunale speciale. Non mancarono inquietanti ipotesi,comprese quelle che si rifacevano a complotti dei dissidenti interni al fascismo. Gremmo ricostruisce minuziosamente tutti i fatti collegati,attingendo copiosamente ai documenti dell’Archivio centrale dello Stato. Grazie a ricerche,come queste,di studiosi indipendenti, trascurati dalla grande editoria,è possibile spesso ricostruire col massimo di verità possibile pagine di storia controverse del Novecento.

Aldo Forbice

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