Rometti: “Dopo parole del Papa, proposta di legge sul DAT”

Dopo le parole pronunciate anche dal Papa in materia di accanimento terapeutico e quel no convinto espresso in quanto è «moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico definito “proporzionalità delle cure”», si aprono nuovi orizzonti sul tema del fine-vita che riportano alla ribalta quel progetto normativo, presentato insieme al collega Solinas che chiede, sul piano della legislazione regionale, di intervenire in merito e favorire chi, trovandosi in situazioni di incoscienza, ha preventivamente manifestato la volontà di porre fine, al verificarsi di tale condizione, alla propria esistenza. Il riferimento è alla proposta di legge “Istituzione del Registro Regionale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) sanitario”, depositata in data 21 dicembre 2015, la quale si inserisce nel più ampio dibattito sul fine vita e, per quanto attiene alla sfera di competenza regionale, si propone di istituire e regolamentare il Registro regionale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT). La finalità perseguita quella di garantire ad una persona maggiorenne, nel pieno possesso delle proprie capacità, il diritto di manifestare espressamente la propria volontà in ordine ai trattamenti sanitari a cui essere o non essere sottoposta nel momento in cui si venisse a trovare in una situazione di perdita di coscienza ritenuta dai medici curanti non ragionevolmente reversibile. Come emerge anche dalle parole del Papa “uno spazio adeguato” deve essere dato “alla dignità dell’essere umano” e questo può essere garantito attraverso una disciplina normativa che intervenga a dare certezza alle scelte di fine vita. Attraverso la proposta di tale disciplina non si intende entrare nel merito delle scelte di ogni singolo individuo quanto piuttosto affermare la necessità che il legislatore, ivi compreso quello regionale, senza aderire a particolari convinzioni ideologiche o religiose, si faccia interprete dei bisogni e delle richieste più profonde dei cittadini permettendo, in tal modo, una piena esplicazione del diritto del singolo alla propria autodeterminazione.

Giro 2018. “Gerusalemme ovest”, e si sfiora “l’incidente” con Israele

giro italia israeleHa rischiato di trasformarsi in un caso diplomatico la partenza del Giro d’Italia 2018 con le prime tre tappe in Israele. Il governo Netanyahu ha minacciato di ritirare il sostegno alla corsa dopo che alla presentazione a Milano è stato fatto riferimento a “Gerusalemme ovest”, una dizione che si solito allude allo status controverso della Città Santa. “Gerusalemme è la capitale di Israele, non esistono est e ovest”, hanno denunciato in una nota congiunta i ministri dello Sport, Miri Regev, e del Turismo, Yariv Levin.

Poche ore dopo gli organizzatori del Giro d’Italia hanno rimosso dal sito ufficiale la dizione “ovest” accanto a Gerusalemme per indicare la sede della cronometro inaugurale della corsa. “Quella dicitura non ha alcuna valenza politica”, ha assicurato Rcs Sport, “indica soltanto l’area logistica della città in cui si svolgerà la corsa. È stata subito rimossa da ogni materiale del Giro”. Immediata è arrivata la soddisfazione del governo israeliano: “Ci felicitiamo della rapida decisione di rimuovere la definizione di ‘Gerusalemme ovest’ dalle pubblicazioni ufficiali”, hanno esultato i due ministri che avevano denunciato una violazione degli accordi presi.

“Se questa formulazione non cambia, il governo israeliano non sarà partner dell’evento”, avevano avvertito i due ministri. Tenuto conto delle tanti implicazioni simboliche, è stato convenuto tra il direttore generale del ministero dello Sport, Yossi Sharabi, e la direzione del Giro che nei prossimi giorni gli organizzatori saranno in Israele per coordinare il tracciato e garantire che la gara si svolga come progettato “dalla Torre di Davide e la Porta di Giaffa e poi attraverso Gerusalemme”.

La partenza della 101ma edizione del Giro e’ in programma il 4 maggio e per la prima volta sarà al di fuori del continente europeo, spingendosi fino al deserto del Neghev. Alla presentazione, mercoledì, gli organizzatori del Giro avevano annunciato che la gara partirà con una cronometro a “Gerusalemme ovest”, termine che viene di solito usato da chi allude all’occupazione israeliana di Gerusalemme est nel 1967.

L’organizzazione della gara nello Stato ebraico ha richiesto fin dall’inizio un esercizio di equilibrismo diplomatico, per non urtare le fortissime sensibilità politiche di israeliani e palestinesi su Gerusalemme. Gli organizzatori si sono premurati di evitare che il tracciato toccasse zone considerate come occupate dalla comunità internazionale, anche nelle due tappe successive lungo la costa mediterranea e fino a Eilat, sul Mar Rosso. Il direttore della gara, Mauro Vegni, ha sottolineato di averlo concordato tenendo conto delle linee guida della Farnesina per evitare “polemiche politiche”.

In particolare la corsa non entrerà nella Città vecchia (di cui i corridori potranno solo vedere le mura esterne) e in nessun quartiere palestinese di Gerusalemme est. Israele, d’altra parte, ha fornito un importante contributo economico al Giro (non ci sono cifre ufficiali ma si parla di 10 milioni di euro per la corsa e di due milioni per Chris Froome, il corridore britannico a caccia del Grande slam).

Fondi determinanti per finanziare il trasloco del circo rosa in Terra Santa in quello che è considerato “un grande risultato che rafforza la legittimazione” israeliana, come ha sottolineato il ministro per gli Affari strategici, Gilad Erdan.

I palestinesi, da parte loro, hanno criticato la diffusione di immagini della Città vecchia per promuovere la corsa e avevano minacciato proteste lungo le strade. Il co-fondatore del movimento per il boicottaggio di Israele, Omar Barghouti, ha chiesto la cancellazione delle tre tappe israeliane avvertendo che l’Europa si sta mobilitando per convincere “squadre, sponsor e federazioni ciclistiche per trasferire l’inizio della corsa”. “Spero che il Giro venga trattato come un evento sportivo, anche dai palestinesi”, ha auspicato Vegni.

Nord Corea. Russia contro Usa: “Azioni provocatorie”

lavrov 2Nella crisi perenne tra Nord Corea e Stati Uniti d’America, ma stavolta a mettere un freno ci pensa la Russia. Per il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, le azioni degli Stati Uniti contro la Corea del Nord sono “intenzionalmente provocatorie”, sottolineando che la via delle sanzioni “è ormai esaurita”.
Donald Trump ha infatti annunciato “altre massicce sanzioni a carico della Corea del Nord” e, in un comizio nel Missouri, allunga la serie di insulti personali rivolti a Kim Jong-un, definendolo “un cagnolino malato”.
Una dichiarazione che arriva subito dopo l’ultimo lancio di missili da parte del Leader di Pyongyang nella notte tra il 27 e il 28 novembre. “Questa azione avvicina il mondo alla guerra, non lo allontana. Anche se è un conflitto che gli Usa non cercano”, afferma l’ambasciatrice Usa Nikki Haley durante la riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che ha poi specificato: “Se ci sarà una guerra, il regime nordcoreano sarà completamente distrutto”. Haley ha anche chiesto alla comunità internazionale di “tagliare tutti i rapporti con Pyongyang”: da quelli diplomatici, alla cooperazione militare, scientifica e commerciale, passando per lo stop a tutte le importazioni ed esportazioni. In particolare si è rivolta alla Cina perché intervenga per tagliare la fornitura di petrolio.
Proprio per questo arriva il freno di Mosca. “I passi recenti di Washington – ha detto Lavrov – sembrano deliberatamente diretti a provocare Pyongyang e spingerla ad azioni dure”. “Adesso gli americani hanno dichiarato che in dicembre si terranno esercitazioni militari massicce, straordinarie; l’impressione è che tutto sia stato fatto apposta per far perdere la calma a Kim e spingerlo a una nuova azione spericolata”, ha aggiunto. “Gli americani devono spiegare a tutti che cosa vogliono ottenere. Se vogliono trovare un pretesto per distruggere la Corea del Nord, allora che ce lo dicano schiettamente e che lo confermino le autorità supreme Usa: allora prenderemo la decisione su come potremo reagire”. Pechino dal canto suo ha cercato di abbassare i toni: il ministero della Difesa cinese ha espresso “profonda preoccupazione” per la situazione, ma ha ribadito che “l’opzione militare non è un’opzione”. La soluzione, hanno fatto sapere, non può che maturare “attraverso il dialogo e le consultazioni. La Cina vuole la pace e la stabilità nella penisola coreana”.

Biotestamento. Nencini: “Approvarlo prima di Natale”

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Biotestamento e ius soli sono i due provvedimenti ove lo scontro in Parlamento è più accesso. Dopo le vergognose parole di Salvini per il quale bisogna occuparsi dei vivi e non dei morti, si capisce che sarà il tema forte e pieno di tensioni dei prossimi mesi.

Al Senato è in corso l’approvazione della legge di bilancio. Subito dopo, scrive in un tweet il segretario del Psi Riccardo Nencini “potrà essere votato il biotestamento. I socialisti chiederanno al presidente Grasso di proporne l’iscrizione all’ordine del giorno. C’è tutto il tempo per approvarlo prima di Natale”.

L’approvazione del Biotestamento per Campo Progressista è “un punto scriminante”. Lo sottolinea Giuliano Pisapia a margine della commemorazione, in Senato, di Umberto Veronesi. Pisapia fa eco alla presidente della commissione Sanità di Palazzo Madama, Emilia De Biasi, che ha sottolineato: “È una legge molto attesa, un testo molto equilibrato. Una legge di civiltà. Spero che la maggioranza si formi sulla coscienza delle persone e sulla libertà dei senatori”.

Quanto allo Jus soli, Pisapia osserva: “È un discorso analogo” a quello del Biotestamento. “So che ci sono maggiori difficoltà ma bisogna fare tutto il possibile e l’impossibile perché questa legge che renderebbe l’Italia più democratica venga approvata in questa legislatura”. A ricordare Veronesi ci sono anche Giuliano Amato, Emma Bonino, Luigi Zanda ed Elena Cattaneo.

Ma Salvini, non contento, è tornato sul tema cercando di aggiustare il tiro. “Non chiederei a nessuno di togliermi la vita e di staccare la spina. Chiederei che i miei familiari avessero il sostegno dello Stato, cosa che oggi non si verifica, per accudirmi sino in fondo”.

La legge sul Fine Vita ha puntualizzato Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati “è una legge che interviene per umanizzare il morire senza accelerare il morire o dare la morte, che dice no all’accanimento terapeutico ma anche no all’abbandono, che combatte il dolore e dunque non lascia da solo il malato, e chi gli vuole bene, in una condizione di fine vita”. Parole che rispondono indirettamente anche al leader leghista. “Eutanasia e suicidio assistito rimangono fuori dal testo e dunque rimangono non consentiti”, ha poi sottolineato Marazziti. “La volontà del malato è vincolante – osserva Marazziti – ma non si può chiedere qualcosa contro la legge o la deontologia professionale, esplicitamente citata. Il timore di una parte dei medici di diventare ‘esecutori testamentari’ è sciolta in radice”.

Pia Locatelli, presidene del gruppo Psi alla Camera ha parlato del biotestamento nel corso del voto sul decreto fiscale approvato nel pomeriggio. “Visto che il ricorso alla fiducia appare generalizzato e diffuso anche in maniera anomala – ha detto – mi auguro che se ne voglia ‘abusare’ anche su provvedimenti che stanno a cuore ai cittadini e che vanno approvati entro la fine della legislatura, primo fra tutti il testamento biologico”.

Irruzione Naziskin a Como, basta minimizzare

blitz-naziskin-a-comoI fascisti sono tornati, o forse non sono mai andati via. Aumentano i casi di razzismo e fascismo nel Belpaese che fanno discutere più gli schieramenti politici che l’opinione pubblica, quasi assuefatta da questi casi. Ieri un gruppo di naziskin con testa rasata e bomber nero hanno fatto irruzione presso un’associazione che si occupa dei migranti e letto un proclama “contro i migranti”. Il tutto ripreso da uno dei naziskin nella sala al primo piano del Chiostrino di Santa Eufemia mentre era in corso una riunione di Como Senza Frontiere, una rete che unisce decine di associazioni a sostegno dei migranti. Un’azione squadrista che ha lasciato perplessi gli stessi partecipanti alla riunione.
Proprio per questo è arrivata la condanna del gesto da parte di Matteo Renzi, il segretario del Pd: “Il Pd è in prima fila a dire che è uno scandalo e una vergogna, ma mi piacerebbe che lo fossero tutte le forze politiche”.
“Rivolgo un appello – continua – perché su questi temi non ci siano divisioni. Il Pd è molto preoccupato, anche per alcune considerazioni che sono state fatte in queste ore. C’è un atteggiamento quasi timido nel condannare gesti che sono di violenza e che vanno totalmente condannati da tutte le parti politiche”. E aggiunge: “Vedo stamattina dichiarazioni stravaganti, anche in trasmissioni televisive. Su questi temi il Pd non solo condanna con fermezza ma chiede a tutte le forze politiche di essere unanimi nel condannare ogni tipo violenza di impianto fascistoide”.
A farle eco Laura Boldrini: “Ritengo che sia necessario ricorrere a delle misure adeguate ma anche che sia necessario che ci sia una mobilitazione civile su questo, perchè non possiamo permettere a questi gruppi di sporcare la nostra bella Costituzione e la nostra democrazia, che non è compatibile con questi estremisti”. Così la presidente della Camera Laura Boldrini ha risposto oggi a Firenze ai cronisti che le chiedevano un commento sul blitz dei naziskin in un circolo attivo sul fronte del sostegno dei migranti a Como.
Subito la risposta contraria però dell’altro ‘Matteo’, il leader leghista Salvini. “Il problema dell’Italia è solo Renzi, non i presunti fascisti. Lui – dice Salvini – si occupa di fake news e del ritorno del fascismo che non esiste”. “Certo che entrare in casa di altri non invitati non è elegante – ma il tema dell’invasione dei migranti sottolineato dai skinheads è evidente”, conclude il segretario del Carroccio.
“La libertà è una palestra nella quale andare ogni giorno. Mentre assistiamo a la ricomparsa di metodi basati sull’intimidazione c’è chi, come Salvini, strizza l’occhio e prende sottogamba atteggiamenti minacciosi. E vorrebbe governare l’Italia”. Lo ha detto il segretario socialista Riccardo Nencini.
Mentre Giorgia Meloni minimizza sostenendo che quello avvenuto a Como “è un atto di intimidazione ma non è un atto di violenza. La violenza noi l’abbiamo invece vista un sacco di volte dai compagni dei centri sociali, quelli che distruggono intere città e bruciano le macchine degli italiani, e nessuno ha mai fatto appelli di condanna”.

Istat, occupati in crescita. Finalmente qualche luce

lavoro occupazione

L’Istat ha comunicato oggi i dati aggiornati sull’occupazione e sulla disoccupazione. Nel comunicato dell’Istat si legge: “A ottobre 2017 la stima degli occupati è sostanzialmente stabile rispetto a settembre. Il tasso di occupazione dei 15-64enni rimane invariato al 58,1%.

La stabilità dell’occupazione nell’ultimo mese è frutto di un calo tra i 25-49enni e di un aumento tra gli ultracinquantenni. L’occupazione è stabile per entrambe le componenti di genere. Risultano in aumento i dipendenti a tempo determinato, stabili i permanenti, in calo gli indipendenti.

Nel periodo agosto-ottobre si registra una crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,3%, +73 mila) che interessa uomini e donne e si concentra soprattutto tra gli over50, in misura più lieve anche tra i 15-34enni, mentre i 35-49enni sono ancora in calo. L’aumento è determinato esclusivamente dai dipendenti a termine, mentre calano i permanenti e gli indipendenti.

La stima delle persone in cerca di occupazione a ottobre diminuisce ancora lievemente (-0,1%, -4 mila) per il terzo mese consecutivo. La diminuzione della disoccupazione è determinata dalla componente femminile e, per quanto riguarda l’età, dai 15-24enni e dagli over 50, mentre si osserva un aumento tra gli uomini e i 25-49enni. Il tasso di disoccupazione si attesta all’11,1%, invariato rispetto a settembre, mentre quello giovanile cala al 34,7% (-0,7 punti percentuali).

La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni rimane sostanzialmente invariata. La stabilità è frutto di un calo tra gli uomini e nelle classi di età centrali comprese tra 25 e 49 anni, a fronte di un aumento tra le donne, i giovani di 15-24 anni e gli over 50. Il tasso di inattività rimane invariato al 34,5%.

Nel trimestre agosto-ottobre, rispetto ai tre mesi precedenti, alla crescita degli occupati si accompagna il calo dei disoccupati (-1,1%, -33 mila) e degli inattivi (-0,4%, -56 mila).

Su base annua si conferma l’aumento degli occupati (+1,1%, +246 mila) che riguarda sia uomini sia donne. La crescita si concentra tra i lavoratori dipendenti (+387 mila, di cui +347 mila a termine e +39 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-140 mila). In valori assoluti ad aumentare sono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+340 mila) ma registrano una crescita più lieve anche i 15-34enni (+29 mila), mentre calano i 35-49enni (-123 mila). Nello stesso periodo diminuiscono sia i disoccupati (-4,6%, -140 mila) sia gli inattivi (-1,4%, -183 mila).

Al netto dell’effetto della componente demografica tuttavia, su base annua cresce l’incidenza degli occupati sulla popolazione in tutte le classi di età”.

Dalla lettura dei dati, sembrerebbe che all’orizzonte stia per sbocciare qualche lieve speranza. Finalmente si intravede la possibilità di ridurre il disagio sociale esistente, anche se la crescita maggiore è quella degli occupati ultracinquantenni per effetto dello slittamento del pensionamento.

Salvatore Rondello

DL FISCO, SÌ ALLA FIDUCIA

idecreto fiscaleLa Camera ha approvato il decreto fiscale con 237 sì, 156 no e tre astenuti. Il testo, già approvato dal Senato, è legge. In mattinata era stata approvata la richiesta di fiducia chiesta dal governo con 284 voti a favore, 162 contrari e 1 astenuto al voto di fiducia chiesto dal governo per il provvedimento. Montecitorio non ha apportato modifiche al testo licenziato da palazzo Madama. Ricco il menù del provvedimento che accompagna la legge di bilancio attualmente all’esame del Senato: dal pacchetto sisma, alla rottamazione bis delle cartelle all’equo compenso, passando per la stretta sull’e-cig e le bollette a 28 giorni fino alle nuove norme sullo stalking. Intanto al Senato il governo ha posto la questione di fiducia sul maxiemendamento alla manovra così come approvato dalla commissione con “alcune correzioni e integrazioni di carattere tecnico e istituzionali”.

Il gruppo del Psi, come ha detto Pia Locatelli intervenendo in Aula a nome dei socialisti, ha votato a favore della fiducia “anche se dobbiamo ancora una volta sottolineare l’abuso del ricorso a questo strumento nella legislatura”. Questa volta, ha aggiunto la presidente del Gruppo Psi, la richiesta di fiducia è giustificata dall’urgenza e dalla natura del provvedimento, che va necessariamente approvato entro l’anno. Però, ha detto ancora “ci siamo trovati molte volte, troppe, a votare la fiducia su provvedimenti che avrebbero meritato un ampio dibattito parlamentare e non una semplice ratifica da parte della Camera. Allora, visto che il ricorso alla fiducia appare generalizzato e diffuso in maniera anomala, mi auguro che se ne voglia abusare anche su altri provvedimenti che stanno a cuore ai cittadini e che sarebbe opportuno approvare entro la fine della legislatura, primo fra tutti, ma non solo, il testamento biologico. È chiaro, noi ribadiamo la nostra contrarietà al ricorso patologico, nel senso di eccessivo, alla fiducia, ma visto che ci sono tanti provvedimenti, usiamola questa volta per non vanificare il lungo lavoro che abbiamo fatto in questi anni”.

“Tra gli elementi positivi, voglio esprimere soddisfazione per la decisione del Governo di correggere un grave errore contenuto nella riforma del codice penale, che consentiva di estinguere il reato di ‘stalking’con una semplice pena pecuniaria. Avevo segnalato la questione al Ministro Orlando nel corso di un question-time; il Ministro si era impegnato e sono felice che abbia mantenuto la promessa: la correzione è una risposta concreta ad un errore che avrebbe vanificato la capacità di deterrenza della norma, oltre che un messaggio di banalizzazione del reato di ‘stalking’”.

Oreste Pastorelli è intervento a nome del Psi nella dichiarazione di voto finale. Un decreto fiscale che contiene misure “fondamentali per sostenere ed incrementare la crescita economica timidamente in atto. Partendo da qui – ha detto Pastorelli – è importante sottolineare come il provvedimento contenga un’ulteriore serie di disposizioni in favore dei territori delle regioni interessate dagli eventi sismici del 2016”. “Particolarmente soddisfacente – ha proseguito il parlamentare socialista – il piccolo contributo, anche se avremmo preferito fosse più ingente, che arriverà per i Vigili del fuoco, con la riassegnazione di alcune risorse per il pagamento delle ore di straordinario. Riguardo ai temi ambientali, a noi sempre cari, riteniamo corretto l’inserimento degli enti gestori delle aree protette tra i soggetti beneficiari designabili dai contributi per l’accesso a riparto della quota del 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, a decorrere dall’anno 2018. Da mettere in risalto – ha concluso – come le disposizioni inserite nel decreto siano tutte volte alla diminuzione della rigidità burocratica e fiscale e alla semplificazione delle attività di vari settori del tessuto produttivo italiano, delle piccole e medie imprese, fino ai professionisti”.

Insomma un provvedimento ampio ove i temi sono diversi. Ecco i principali punti

PACCHETTO SISMA – Le rate dei mutui su prime case e attività produttive, inagibili o distrutte, inserite nelle zone rosse dei Comuni del Centro Italia colpiti dal sisma del 2016 saranno sospese fino al 2020. Per sanare situazioni limite degli sfollati, l’attività edilizia libera è consentita agli immobili costruiti senza titolo abilitativo eliminando l’obbligo di rimozione entro 90 giorni. Ad Ischia i tributi sono sospesi fino alla fine del 2018. All’isola sono riconosciuti 40 milioni di “risarcimento danni”.

FONDI PUBBLICI PER TERAPIA CANNABIS ANTIDOLORE – Le preparazioni prescritte dal medico per la terapia contro il dolore saranno a carico del Servizio sanitario nazionale. Stanziati altri 2,3 milioni per la sua diffusione. La produzione inoltre viene estesa ad altri enti e imprese, secondo le procedure già previste per lo stabilimento militare di Firenze.

STOP BOLLETTE A 28 GIORNI – La fatturazione diventa obbligatoriamente mensile per telefoni e pay-tv, con l’esclusione di promozioni non rinnovabili o inferiori al mese. Gli operatori avranno 4 mesi per adeguarsi. Già si solleva da più parti il nodo dei rimborsi per il passato.

STALKING, NON BASTA RIMBORSO IN DENARO – Il reato di stalking non sarà più estinguibile esclusivamente con una pena pecunaria.

EQUO COMPENSO PER TUTTI – Viene esteso a tutti i professionisti, anche se non appartenenti ad un ordine, il riconoscimento economico “proporzionato” al lavoro svolto. Un principio che anche la P.a. è tenuta a riconoscere.

STRETTA E-CIG – Stretta sulle sigarette elettroniche, che non potranno più essere vendute online. La commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento al decreto fiscale a prima firma Vicari che prevede la vendita solo nelle tabaccherie e nelle rivendite autorizzate. La misura, spiega la senatrice, ha un doppio scopo: quello di combattere un mercato che anche la relazione tecnica stima per il “50% illegale”, recuperando quindi l’evasione fiscale, e quello di garantire gli adeguati controlli sul fronte sanitario dei liquidi venduti.

MINI SCUDO PER FRONTALIERI – I lavoratori frontalieri o chi ha lavorato all’estero spostando anche la residenza potranno sanare depositi rimasti all’estero, compresi gli introiti della vendita degli immobili, versando il 3% forfait.

A CASA DA SCUOLA ANCHE DA SOLI – I ragazzi con meno di 14 anni potranno tornare autonomamente da scuola, previa autorizzazione dei genitori che esonera gli istituti dalla responsabilità “connessa all’obbligo di vigilanza”.

VACCINI – Arrivano semplificazioni per le scuole, che non dovranno più verificare la regolarità delle vaccinazioni.

SCONTI FISCO A FUORISEDE – Per poter usufruire delle detrazioni si dovrà sempre risiedere ad almeno 100 km di distanza dall’università dove si studia ma non è più necessario che i due comuni debbano appartenere ad una provincia diversa. Inoltre, se gli studenti fuorisede risiedono in montagna o in zone disagiate la distanza viene dimezzata a 50Km.

ROTTAMAZIONE DIVENTA MAXI – La definizione agevolata ora vale per tutte le cartelle degli ultimi 17 anni, dal 2000 al terzo trimestre 2017. Inclusi anche i contribuenti esclusi dalla prima edizione perché non in regola con le rate di piani precedenti.

AGENZIE FISCALI – Salta dal decreto la riforma delle agenzie fiscali. La norma sarà ripresentata in manovra.

STRAORDINARI FORZE POLIZIA – Sarà possibile recuperare le le cifre non spese nel 2017 e trasferirle al 2018 per finanziare gli straordinari delle forze di polizia.

CAMBIA LO SPESOMETRO – I contribuenti potranno trasmettere i dati annualmente o semestralmente, semplificando la procedura. Per gli errori commessi nell’invio dei dati delle fatture del primo semestre 2016, sono abolite le sanzioni, purché tali errori siano sanati con un nuovo invio entro febbraio 2018.

SCONTI PER ALIMENTI A FINI MEDICI SPECIALI – La norma estende per il 2017 e il 2018 la detrazione già prevista per protesi dentarie e sanitarie alle spese sostenute per alimenti, a esclusione di quelli per i lattanti, da persone affette da malattie metaboliche congenite, ovvero disturbi del metabolismo.

OK A CONFISCHE ALLARGATA CONTRO CORROTTI – L’obiettivo è quello di adeguare le misure del cosiddetto codice antimafia alle norme europee per reprimere le condotte corruttive anche da parte dei vertici delle società.

Migranti: da luglio – 67% gli sbarchi in Italia

Sbarchi migranti

Si chiudono oggi i lavori del quinto vertice Unione Africana-Unione Europea, ad Abidjan, capitale economica della Costa d’Avorio. In agenda, lo sviluppo economico dell’Africa come strumento per meglio regolare i flussi migratori: in particolare lo sguardo è concentrato sulla necessità di dare lavoro ai giovani africani attraverso la promozione dell’imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro, in modo che non si imbarchino in pericolose avventure senza speranza.

Nella prima giornata di lavori, l’Unione Africana (Ua) ha fatto appello direttamente ai leader europei perché investano sulla gioventù africana a vantaggio del futuro di entrambi i continenti e per fermare l’esodo dall’Africa all’Europa. Il presidente dell’Unione Africana (Ua, il guineiano Alpha Conde’, ha detto che “oggi più che mai è necessario promuovere meccanismi per i giovani” e in particolare “per le donne e la protezione delle ragazze” a causa dell’aumento demografico che si registrerà nei prossimi anni nel continente africano. Lo slogan del vertice, il primo che si tiene in un Paese sub-sahariana, è “Investire nella gioventù per lo sviluppo sostenibile”, e il leader africano hanno insistito anche sulla necessità di dare istruzione ai giovani africani.

“L’Africa ha deciso di parlare con una sola voce e farsi carico del loro destino”, ha detto Conde’ Il 60% della popolazione in Africa è sotto i 25 anni e oltre il 31% dei giovani africani non riesce a trovare lavoro, un motivo di preoccupazione per il continente e di cui l’Europa deve essere consapevole. Il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki Mahamat, ha sostenuto che “senza un grande investimento in questa gioventù africana, l’Africa e l’Europa non avranno futuro”. Secondo Mahamat, “la nostra giovinezza è un vantaggio” e loro, i giovani, “devono essere al centro delle nostre azioni”.

Anche il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha riconosciuto la necessità di un piano di investimenti che dia “soluzioni concrete ai giovani africani” e non rimanga sul piano delle “mere buone intenzioni”.

Resta il nodo del riequilibrio dei fondi europei per l’Africa, già sollevato dal premier Paolo Gentiloni, con Italia, Germania e Commissione europea che finora sono state le uniche a impegnarsi: dei 3,1 miliardi di euro del Fondo fiduciario per l’Africa, 2,9 miliardi li ha mesi Bruxelles. Roma con un centinaio di milioni e Berlino con 33 (più 54 promessi) sono le uniche capitali a contribuire in modo significativo. I fondo serviranno anche per allargare i corridoi umanitari per i rifugiati e per intensificare i rimpatri dei migranti bloccati in Libia (sono stati 13.000 da inizio anno).

Intanto, dopo il clamore suscitato dall’inchiesta della Cnn sulla tratta degli immigrati rinchiusi nei campi libici, la Libia ha accettato di consentire l’evacuazione di emergenza dei migranti vittime di trafficanti di esseri umani. I governi di nove paesi europei e africani, tra cui la Libia, hanno deciso insieme alla Ue, all’Onu e all’Unità Africana di organizzare “operazioni di evacuazione d’emergenza estrema nei prossimi giorni e settimane” dei migranti che si trovano in Libia perché vittime della tratta. La decisione è stata presa in una riunione cui hanno preso parte nel particolare la Francia, l’Italia, la Spagna, il Ciad, il Niger la Libia il Marocco e il Congo. Da parte sua la Libia ha “ribadito di voler contribuire a identificare gli accampamenti dove si sono registrati atti di barbarie. Ed il presidente Sarraj ha dato il suo assenso per l’accesso” a queste strutture.

Intanto dal Viminale arrivano gli ultimi dati sugli sbarchi in Italia: dal 1 luglio ad oggi sono sbarcati 33.288 Migranti sulle coste italiane, vale a dire il 67,61% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando ne arrivarono 102.786. Dai dati del Viminale emerge inoltre che dall’inizio dell’anno il calo si assesta al 32,35%: a fronte dei 173.008 sbarcati nel 2016, quest’anno ne sono arrivati 117.042, dunque 55.966 in meno. Quanto alla Libia, nel mese di novembre si è registrato un calo del 65,31% delle partenze, passate dalle 13.581 del 2016 alle 4.711 dell’ultimo mese.

Luigi Grassi

Pensionati, la maggioranza sono donne. Ma oltre la metà sotto i mille euro

Aspettativa di vita
ITALIA TRA I PAESI LEADER
L’Italia è al “quarto posto” dei Paesi Ocse per aspettativa di vita, con 82,6 anni nel 2015: è quanto afferma l’organismo internazionale per lo sviluppo e la cooperazione economica nel rapporto Panorama della Salute 2017. Per l’Ocse, questo solleva diverse sfide legate all’invecchiamento. Ad esempio, precisa, l’Italia ha il “secondo più alto tasso di demenza” tra i Paesi presi in esame, al 2,3% della popolazione nel 2017 e dovrebbe raggiungere il 3,4% entro il 2037. Il sistema sanitario in Italia offre una “copertura universale” e i costi sono generalmente “bassi” rispetto ad altri Paesi Ocse: è quanto afferma l’organismo per la cooperazione e lo sviluppo economico nel Panorama Salute 2017. Secondo l’Ocse, un numero “relativamente basso di italiani ha rinunciato ad una consultazione medica a causa del costo” (4,8%), mentre “i tempi di attesa per la chirurgia della cataratta sono più brevi rispetto alla maggior parte degli altri paesi equivalenti dell’Ocse”. Quanto all’assistenza sanitaria di base è “generalmente di alta qualità”. L’Italia realizza buoni risultati anche in termini di sopravvivenza al cancro e agli attacchi cardiaci acuti. La spesa sanitaria è pari a 3391 dollari a persona, leggermente inferiore alla media Ocse. Mentre il taglio del numero di posti letto negli ospedali è in “coerenza con una tendenza generale nell’insieme dei paesi Ocse”. Male, invece, il rapporto nel numero medici-infermieri: 1,4 infermieri per medico
In Italia “le disuguaglianze regionali destano ancora grande preoccupazione”: è quanto scrive l’Ocse nel Panorama Salute 2017. In un contesto di pesanti vincoli di bilancio dovuti alla crisi finanziaria – continua l’Ocse -l’Italia ha realizzato una riforma per ampliare i benefici dell’offerta sanitaria. Ma rimane una “preoccupazione rispetto alla capacità delle singole regioni di assicurare la fornitura dei servizi ampliati”. “Malgrado la copertura universale – avverte l’Ocse – le regioni meridionali sono storicamente meno in grado di fornire l’assistenza adeguata come definita al livello nazionale”. Il che contribuisce ad un “ampliamento delle disparità”.

Pensioni
PER GLI ITALIANI L’ASSEGNO DURA MENO DELLA MEDIA UE
Lieve apertura del Governo sulla possibilità di bloccare l’incremento dell’età pensionabile nel 2019 per chi svolge lavori gravosi: nell’ultimo incontro tecnico tra Governo e sindacati – hanno spiegato fonti sindacali – l’Esecutivo ha proposto di fissare il requisito contributivo per mantenere l’età di vecchiaia a 66 anni e sette mesi per 15 attività gravose (evitando quindi il passaggio a 67 anni) a 30 anni. In precedenza si era parlato invece dei requisiti per l’Ape (36 anni). Il lavoro gravoso per evitare l’aumento dell’età pensionabile deve essere stato svolto almeno in sette anni negli ultimi dieci prima dell’accesso alla pensione.
Una proroga dell’Ape social al 2019 ed un allargamento delle categorie previste con l’aggiunta di lavoratori agricoli, marittimi pescatori e siderurgici, “un’apertura” con un proposta sulle pensioni future, quelle dei più giovani e l’equiparazione tra pubblico e privato della fiscalità per la previdenza integrativa. Sono questi gli elementi che il governo dovrebbe ha messo sul tavolo della trattativa sulle pensioni con i sindacati. Elementi, già in parte emersi nei giorni scorsi e che indicherebbero un margine stretto per la trattativa. Come è noto infatti le richieste dei sindacati comprendevano interventi più ampi. Una proroga dell’Ape social al 2019 ed un allargamento era stato proposto nei giorni scorsi dal Pd con tre emendamenti alla manovra e prevedeva tra l’altro di estendere la platea a chi, avendo maturato almeno 30 anni di contribuzione, si trova in stato di disoccupazione senza indennità da almeno 3 mesi, a seguito di licenziamento, a prescindere dal tipo di rapporto di lavoro.
Gli italiani per fortuna godono di buona salute ed hanno un’ottima aspettativa di vita ma, visto il ritardo di 3 anni del momento di andare in quiescenza rispetto alla media europea, restano di fatto in pensione per una durata di tempo inferiore in confronto agli altri paesi Ue: gli uomini italiani percepiscono l’assegno pensionistico per una media di 16 anni e 4 mesi, 2 anni e 5 mesi in meno rispetto alla media europea, le donne per 21 anni e 7 mesi, 1 anni e 7 mesi in meno in confronto alla media europea.
Siamo praticamente all’ultimo posto tra le economie più avanzate della Ue e parecchio indietro il generale nella classifica della Ue a 28. A stilare la fotografia è stata la Uil alla vigilia del doppio incontro sul governo sulle pensioni: un’occasione per ribadire la contrarietà del sindacato all’ adeguamento automatico alle aspettative di vita. “Non c’è nessun motivo di aumentare l’età pensionabile in modo generalizzato, continuando a fare parti uguali tra diseguali”, ha ribadito il segretario confederale Domenico Proietti.

L’esperto
WELFARE AZIENDALE RISPOSTE A INEFFICIENZE SOCIALI
“Il welfare ‘privato’ è la risposta ad alcune inefficienze sociali dello Stato, tanto è vero che il governo ha previsto espressamente delle agevolazioni contributive e fiscali per chi introduce (aziende) e utilizza (i dipendenti) forma di welfare aziendali anziché retribuzione”. Lo ha recentemente affermato Simone Colombo, esperto di direzione del personale in outsourcing, che ha avvertito: “Come sempre in Italia, queste politiche funzionano per aziende strutturate, ma non sono una risposta semplice o di facile applicazione per aziende di dimensioni modeste, che però rappresentano il 90% del tessuto economico”.
“Il freno – ha ammesso – è anche culturale: se infatti alcune forme di welfare sono di competenza esclusiva delle aziende, si vedano le forme di assistenza sanitaria obbligatoria prevista dai contratti nazionali, poca cultura esiste per quanto riguarda le opportunità di spesa relative a istruzione, cultura o servizi di integrazione sociale. Inoltre, definire politiche di welfare per le aziende significa introdurre premi o mettere a disposizione dei dipendenti importi che vanno oltre le normali retribuzioni. Si tratta di un incentivo fondamentale per i lavoratori poiché i premi di produttività sono in diminuzione, spesso sono definiti ad personam e difficilmente, nelle aziende meno strutturate, i dipendenti hanno incrementi di stipendio nel corso della propria carriera oltre quelli previsti dai contratti nazionali”, ha sottolineato.
“Sostanzialmente possiamo affermare che i vantaggi sia per il dipendente che per le aziende che attivano il welfare aziendale sono molteplici: l’aumento della retribuzione reale del dipendente, che riceve il 100% del lordo, senza incidere sul costo del lavoro, con conseguente incremento della capacità d’acquisto; 100 euro di credito Welfare corrispondono a 100 euro di beni e servizi, per intenderci”, ha precisato Colombo. “A livello aziendale, i vantaggi più evidenti sono l’ottimizzazione dell’impatto fiscale, grazie alla possibilità di concedere ai dipendenti beni e servizi defiscalizzati, l’incremento della produttività dell’azienda stessa, la riduzione del turn over e l’incremento della capacità di attrarre e trattenere talenti, oltre a un miglioramento della reputazione interna e sul territorio”, ha concluso.

Ma la metà sotto i mille euro
MOLTE LE DONNE IN PENSIONE
Nel 2016 le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati (52,7% pari a 8,5 milioni) ma percepiscono in media un importo mensile notevolmente inferiore a quello degli uomini: 1.137 contro 1.592 euro. Quasi la metà di loro (47,6%) beneficia di redditi pensionistici inferiori a mille euro, contro una quota che tra gli uomini non arriva ad un terzo (29,6%). E’ quanto si legge nel testo del Presidente Istat, Giorgio Alleva dal titolo Indagine conoscitiva sulle politiche in materia ,di parità tra donne e uomini depositato nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera.
Gli importi medi delle pensioni di titolarità maschile invece, si legge ancora, superano del 59,2% (15.523 euro contro 9.749) quelli destinati alle pensionate. Il vantaggio maschile scende al 40% (20.697 contro 14.780) se il confronto viene effettuato sul reddito pensionistico, ottenuto cioè, cumulando i più trattamenti di cui un pensionato può beneficiare.

Carlo Pareto

Scrive Manfredi Villani:
Marco Polo torna in Cina

Dalla Lombardia alla Cina è partito il 28 novembre il treno delle merci italiane. E’il primo collegamento ferroviario per i commerci stabili tra Italia e Cina. Dai binari dell’Interporto di Mortara, in provincia di Pavia il treno Marco Polo porterà in Cina prodotti enogastronomici, della moda, auto, mobili, piastrelle. La percorrenza di 10800 chilometri verrà coperta in 18 giorni, un tempo significativamente ridotto rispetto ai 40-45 necessari per il trasporto marittimo. Da gennaio 2018 la frequenza dei trasporti sarà di due coppie di treni settimanali che attraverseranno: Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Bielorussia, Kazakistan e Cina fino a Chengdu, capitale della logistica cinese.

A Mortara la Lombardia dispone dell’unica infrastruttura che associa la logistica alla presenza di un terminal ferroviario di 7 binari, 4 dei quali elettrificati per supportare locomotori a trazione elettrica. Dalla cittadina delle Lomellina già vengono spediti tre convogli giornalieri destinati in Olanda (Rotterdam), in Germania (Krefeld) ed in Belgio (Gent). Per dirla con l’intervista rilasciata da Giovanni Morandi sul quotidiano IL GIORNO, da Mortara si è stabilito quel filo che unisce le nostre terre con il paese del dragone e il sapere che da ora i cittadini di Mortara potranno vendere il loro prodotto tipico locale, ovvero il salame d’Oca anche a Pechino. E che in questo scambio di prodotti tipici ci arriveranno elettronica e impianti fotovoltaici e invieremo moda e magari il famoso riso di Mortara.I due protagonisti del viaggio sono per l’Italia la società POLO LOGISTICO INTEGRATO di Mortara e per la Cina è CHANGJIU LOGISTICS.

Tutti i treni merci in partenza da Mortara non transitano sulla tratta ferroviaria Mortara-Milano,sono diretti verso Novara.La stazione di Novara rappresenta uno snodo fondamentale lungo gli assi Nord-Sud, fra Genova e la Svizzera;ed Est-Ovest da Torino a Venezia.Entro il 2018,sulla tratta inaugurata il 28 novembre viaggeranno tre coppie di treni alla settimana e per il 2020 si parla già di 20 convogli alla settimana.Indubbiamente siamo in presenza di una prima data che rimarrà nella storia-ha detto,tagliando il nastro augurale,l’Assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Sorte.Il Centro Logistico di Mortara topologicamente risulta situato all’incrocio del Corridoio Mediterraneo e del Corridoio Reno-Alpi della rete TEN-T.Si connette agli attraversamenti alpini internazionali di Modane,Sempione-Lotschberg,Luino-Gottardo,al porto di Genova e all’Area Metropolitana di Milano.Alla presentazione e alla successiva cerimonia di inaugurazione erano presnti tutte le più importanti Aziende italiane ed europee del sistema di trasporto intermodale e della logistica.

Manfredi Villani