martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

1917, l’anno della rivoluzione in un libro
Pubblicato il 24-11-2017


Lenin addressing vsevobuch troops on red square in moscow on may 25, 1919.

Le ricorrenze dei centenari di importanti eventi storici si prestano spesso per operazioni editoriali che di culturale hanno poco. Saggi triti e ritriti, libri che non aggiungono niente di nuovo a ricostruzioni correnti e universalmente accettate. Si produce carta, tanta carta, e dispiace che anche editori accreditati prestino il fianco alla “ragion di stato”, a opere che contengono tante parole e poca scienza. Il centenario del 1917 non ha avuto una genesi diversa, salvo, fortunatamente, per alcuni lavori che offrono quadri interpretativi più ampi e accattivanti.

Tra questi registriamo il bel libro di Angelo D’Orsi, 1917 l’anno della rivoluzione, edito da Laterza, un volume che non limita il suo sguardo alla rivoluzione russa, ma che, nell’incedere dei mesi, traccia un profilo dei mille eventi che hanno caratterizzato la guerra mondiale, di certo acceleratrice dei momenti rivoluzionari, spartiacque epocale della storia del novecento. Il 1917, anno della rivoluzione, è anche l’anno della grande stanchezza per le vicende di una guerra che si stava trascinando più a lungo delle previsioni; è l’anno dei cedimenti ma anche degli sforzi che si riteneva risolutivi, nel contesto di una speranza che stava al passo con la stanchezza e che alimentava, come una favella che non intendeva spegnersi, il controverso rapporto tra governi e gerarchie militari.

Si registrano allora il caso del generale francese Nivelle, ammaliatore del governo repubblicano e che prometteva il colpo risolutivo allo Chemin des dames, tradottosi poi in una tragica ecatombe; o la disfatta italiana a Caporetto, culmine di due anni e mezzo di scriteriate offensive che avevano massacrato il morale dei fanti contadini sfracellatisi sulle difese austriache al fronte Isonzo. Ma ancora, vanno registrati, e D’Orsi lo fa molto bene, i tentativi di giungere alla pace, frutto di qualche ardita operazione diplomatica, poi fallita di fronte al desiderio totalizzante di vittorie definitive; le parole del papa, che inascoltato aveva lanciato un appello per interrompere l’inutile strage. Eserciti di massa, sistemi coercitivi, ideologie e propagande: tutto avrebbe fatto da humus per quei fenomeni che avrebbero generato processi come quelli di nazionalizzazione delle masse e di massificazione della politica che parvero con tutta la loro chiarezza nel dopoguerra.

Con questi quadro di fondo, ecco l’evento che, insieme alla discesa in campo degli Stati Uniti, segna l’ascesa verso una dinamica più internazionale della nostra storia: la rivoluzione d’ottobre. La rivoluzione che ha visto grande protagonista il Lenin leader dei bolscevichi. Il Lenin intellettuale, teorico, il Lenin trascinatore, capace di cogliere il momento, di interpretare gli eventi, di guidare i bolscevichi verso il trionfo della lotta come momento di rottura epocale. Donald Fleming ha detto che ogni rivoluzione, per dirsi tale, deve avere tre componenti principali: un atteggiamento specifico verso il mondo, un programma per trasformarlo in modo essenziale e una fiducia incrollabile che questo programma si possa realizzare: una visione del mondo, un programma e una fede. D’Orsi ha aggiunto anche che una rivoluzione avviene per una precisa combinazione di un momento, e della contemporanea presenza di individui che sanno interpretarlo e guidarlo. Lenin è l’uomo che ha saputo farsi interprete dell’impresa, il protagonista autentico dell’azione che ha cambiato la storia, una storia che da allora, così come ci ha raccontato bene un maestro come Hobsbawn, ha aperto i propri orizzonti, la propria strada, ad un approccio più globale e globalizzato alla sua narrazione.

Per concludere, ritengo che il lavoro di D’Orsi sia da consigliare anche per la sua chiarezza e la sua capacità espositiva, merce rara anche nel mondo degli storici, ormai. In un mercato editoriale sempre più contaminato da libretti e marchette, un libro di questo profilo è quasi una mosca bianca.

Leonardo Raito

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