martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

In scena “Hamletelia”.
Quando a raccontare
è il fantasma di Ofelia
Pubblicato il 11-11-2017


HamleteliapreraffaelitaStudioLePera (2)Roma, 11 novembre 2017 – Ha debuttato lo scorso giovedì “Hamletelia“, pluripremiato spettacolo tragicomico in prosa e musica scritto, diretto e interpretato da Caroline Pagani. Ospitata al PACTA Salone di Milano fino a domani 12 novembre, “Hamletelia” è una riscrittura dell’Amleto ‘raccontato’ dal punto di vista di Ofelia. O meglio del suo fantasma.

LA STORIA – Ambientato a Elsinore 400 anni dopo, la rappresentazione ha come protagonista Ofelia che risorge per rivendicare il suo personaggio, la sua persona. Il fantasma di Ofelia agisce, canta, balla, si tramuta in Amleto, Gertrude, Polonio, Laerte. In questo ultra mondo evoca gli spiriti di altre eroine shakespeariane: Giulietta, Desdemona, Lady Macbeth, Cleopatra. Prova a rispondere – e a farci rispondere – alle domande che la assillano per colmare gli spazi bianchi del capolavoro shakespeariano.
Il titolo “Hamletelia” riporta una scelta specifica: la sovrapposizione di due identità al contempo parallele e antagoniste. “Hamletelia” si riprende quello che Amleto e shakespeare hanno negato a Ofelia: una sorta di io esisto, un femminismo storico. Ofelia è ironica, buffa, comica, moderna, contemporanea, multiforme come è la donna. Passeggia a ritroso nel tempo attraversando epoche e palchi, suscitando riflessioni
sul suo personaggio e sulla sorte che il maschile le ha riservato. Con sottile ironia ripercorre i modi e le manie recitative di ieri e di oggi, replicando i monologhi più
celebri dal classico all’avanguardia. Si parla di Shakespeare, dunque, ma anche anche di donne. E di Teatro.

L’ARTISTA: L’AMLETO E’ UN TESTO “EFFETTO GIOCONDA” – Un omaggio alla storia delle rappresentazioni di Amleto in Teatro, cinema e pittura. “Amleto e’ uno di quei testi ‘effetto Gioconda’ – sottolinea Caroline Pagani – una storia in cui ci si può vedere riflessi dentro come in uno specchio. Questa volta è lei, Ofelia, il centro della trama l’ombra giovanile di ognuno di noi, il personaggio amletico che sbobina la propria coscienza davanti al pubblico. La donna e la bambina impazzite per amore, simbolo archetipico di quella fragilità che ci accomuna tutti quando ci sono in gioco le questioni più importanti della vita: il tradimento, l’amore, la morte” conclude
l’attrice-regista-autrice.

Silvia Sequi 

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