martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Al cinema sfilano le “Sirene”, la mitologia
che affascina
Pubblicato il 08-11-2017


Sirene-serie-tv-raiDopo il premio Taodue al film della sezione “Alice nella città” “Blu my mind”, alla 12^ Festa del cinema di Roma, su Rai Uno arriva la serie tv “Sirene”, per la regia e soggetto di Ivan Cotroneo. Da sempre nella mitologia hanno affascinato gli uomini, incantandoli e quasi ipnotizzandoli con il loro canto soave. Chi non ricorda le peripezie di Ulisse e dei suoi compagni e le disavventure nell’isola di Calipso? Ma cosa succede se delle sirene piombano sulla Terra accanto agli umani? E se l’incontro avviene nella città di Napoli – con i suoi colori partenopei – e nell’era moderna, con tutti i problemi contemporanei di una società cambiata e in continuo mutamento, che cosa accade? Di sicuro puro divertimento assicurato per il pubblico. Questo il punto di partenza della nuova serie tv firmata da Ivan Cotroneo e diretta da Renato Marengo, dal titolo appunto “Sirene”. E il successo, sin dagli esordi, non poteva che essere garantito; e non solo da un soggetto interessante. Il primo episodio ha visto ben 4.8 milioni di spettatori (pari a uno share del 20.6%) nella prima serata. Il tema di certo è trattato in maniera originale. Poi si avvale di un cast eccellente, che vede la partecipazione di: Valentina Bellè, Luca Argentero, Maria Pia Calzone, Ornella Muti, Denise Tantucci e Massimiliano Gallo.

Ovviamente il tema non è la prima volta che viene affrontato nella cinematografia. Approda sul piccolo schermo, ma già il cinema lo ha trattato. Come non pensare a “Splash – Una sirena a Manhattan”, film del 1984 diretto da Ron Howard, con protagonisti Tom Hanks e Daryl Hannah. Pensiamo – poi – al rimando evidente all’omonimo titolo del film del 1990, per la regia di Richard Benjamin, con: Cher, Bob Hoskins, Winona Ryder, Christina Ricci, Michael Schoeffling, Bob Rogerson, Jerry Quinn. Una commedia, di certo riprende il tono divertente dell’opera pensata da Cotroneo. Dall’altro lato, quest’ultima, ha un genere più impegnato in quanto vuole andare oltre parlando di tematiche attuali. Questo un po’ richiama lo spirito di “Blu my mind” (per la regia di Lisa Brühlmann); presentato alla 12^ Festa del cinema di Roma, quest’ultimo film drammatico che ha vinto il premio Taodue. Dimostrazione che la figura delle sirene sono ben viste e portano bene, se sviluppate nel modo giusto. Infatti per Brühlmann diventa metafora del disagio giovanile ed adolescenziale di una ragazza che si sente inadatta, disadattata percependo qualcosa di anomalo nel suo fisico. Diventerà una sirena, che dovrà tornare nel suo mondo. Sognerà sempre il blu del mare nella sua mente, sempre presente, ma la sua permanenza tra i coetanei umani sarà un modo per confrontarsi con i problemi della crisi esistenziale che vivono i ragazzi d’oggi, con il loro corpo che cambia; e poi la drammaticità dell’abuso di droghe, alcool, della violenza, dell’eccesso di sesso sfrenato, della difficoltà dell’inserimento, dell’accettazione, dell’auto-accettazione e dell’inclusione, di entrare in un gruppo e farsene riconoscere parte attiva, con il rischio della denigrazione fisica e morale, del bullismo e di atti che sfociano nell’autolesionismo, ma anche nel conflitto generazionale con i genitori. Di dubbi esistenziali su chi siamo, da dove veniamo, cosa cerchiamo, dove andiamo. E dove siamo arrivati.

Interrogativi amletici intrinseci nella natura umana, sempre vincenti (come dimostrano i riconoscimenti e gli apprezzamenti ricevuti dal pubblico). Soprattutto se trattati in forma innovativa e nuova, originale appunto – come dicevamo – come accaduto per la serie “Sirene”. Si tratta di un fantasy, che per la prima volta approda in Italia e vede protagonista il nostro Paese con una produzione tutta nostrana. I suoi “creatori” l’hanno definita “una favola romantica che racconta una storia di tutti i giorni”, moderna dunque. “È un progetto importante che rompe un tabù: quello del genere fantasy in Italia. È la prima volta – ha spiegato Ivan Cotroneo alla presentazione ufficiale in anteprima – che ci si è avvicinati a tale tipo di prodotto. In più c’è il corredo di effetti speciali per raccontare anche il mondo marino”; le sirene, infatti, si parlano nel pensiero e si capiscono senza esprimersi a voce. “Ne è stato ricavato un genere nuovo quasi – aggiunge Cotroneo – in quanto filtrato con la particolarità della nostra cultura italiana. Partendo dall’immaginario comune di queste figure mitologiche, che derivano dalla mitologia latina, si affronta in modo simpatico la battaglia fra il genere femminile e maschile con molta leggerezza”. “Ma si trattano altri temi ancor più importanti – sottolinea Cotroneo -, come quello dell’accoglienza, dell’inclusione, dell’accettazione, della diversità, del bullismo e delle problematiche ambientali. È una storia ricca di tanti elementi”. E poi c’è stata la scelta coraggiosa di ambientarla a Napoli. Infatti il primo incontro con la produzione è avvenuto proprio nella città partenopea, dove Cotroneo ha lanciato l’idea di tre sirene a Napoli, che cercano un tritone scappato che all’inizio non riescono a trovare. Ne accadranno delle belle. Perché ha pensato proprio a queste figure? Non ha difficoltà a rispondere Cotroneo: “Le sirene sono come delle persone, venute da altrove, in grado di descrivere la realtà che vedono, che guardano e osservano con occhi nuovi, diversi e più oggettivi. Sperso inorridiscono o rimangono stupefatte notando la violenza della società moderna, poco attenta all’ambiente, in cui gli uomini non hanno molto rispetto reciproco. Un mondo che, al contempo, appare loro nuovo, non comprendono e fanno fatica ad accettare e giustificare”; ma che le incuriosisce anche e su cui vorrebbero intervenire per cambiarlo e migliorarlo, dettando regole nuove. Non si spiegano il perché di tante cose assurde e strane che accadono intorno a loro; ma non è solo questo. Da qui si sfocia in una riflessione più profonda cui “Sirene” ci costringe: “quando abbiamo di fronte qualcuno così diverso da noi, perché appartiene ad un’altra specie (o razza) possiamo convivere con lui e amarci comunque ad ogni modo, nonostante questo?”. Per questo diventa una storia leggera e attuale, frutto di un lavoro di squadra – sottolinea tutto il cast -, che si trasforma in un percorso di conoscenza (e di formazione e di cambiamento) sia per le sirene che per gli umani. “Scoprono anche il dolore e la perdita, la separazione e l’obbligo di fare delle scelte e delle rinunce a volte, non solo l’amore. Così come si mescolano vari generi e non solo il fantasy”, sintetizza Cotroneo. Se il tema centrale è quello dell’inclusione – rimarca Cotroneo – “è stato difficile – confessa – trovare il tono e il modo giusto per renderle reali, più naturali. C’è tanta leggerezza, ma anche molta accuratezza nei particolari, curati nei minimi dettagli: dall’aspetto estetico, alla scenografia, ai dialoghi, ai connotati della personalità e del carattere di ogni personaggio”. In questo si inserisce il ruolo che gioca la lingua, il napoletano, dialetto che contribuisce a dare colore e ilarità alla serie. “Una sfida esaltante”, come ha definito Luca Argentero (torinese doc) il fatto di dover imparare a parlare in napoletano e con questo dialetto così particolare e pregnante. È stato un po’ come “uscire da una comfort zone, da un luogo sicuro e certo, per mettersi in gioco. È bello sfidarsi. Per me il napoletano è stata una scoperta positiva. Il loro parlato diventa come uno specchio di un modo di vivere e una filosofia di approccio alla quotidianità. I napoletani – ha spiegato l’attore – vivono la vita a un livello più profondo, che riflette il loro entusiasmo genuino di vivere la vita; anche se è difficile a volte, non perdono mai tale entusiasmo. Cominciano, infatti, la giornata sempre con un ‘wow’”. A tale proposito l’attrice Teresa Saponangelo, nata a Taranto da padre pugliese e madre napoletana – che ha vissuto a Napoli fino a vent’anni -, si è detta particolarmente contenta della nuova visione di Napoli che viene data.

Riusciranno queste sirene nella loro missione? Quanto ne usciranno più umanizzate? Intanto quanto scompiglio porteranno e quanto caos ci sarà ancor di più nella città di Napoli? Riusciranno a non utilizzare i loro sortilegi? E a parlare col pensiero anche con gli uomini e non solo tra di loro? Chissà. Tutto può essere. Vedere per scoprirlo.

Barbara Conti

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