martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Amazon, il primo sciopero dell’era dell’E-commerce
Pubblicato il 24-11-2017


sciopero amazon

È il primo sciopero dei lavoratori di Amazon. Il primo dell’era dell’E-commerce, anche se il il black friday è comunque andato in scena. Al magazzino di Castel San Giovanni, vicino a Piacenza, è iniziato lo sciopero e il presidio dei lavoratori impiegati dalla multinazionale americana. Davanti ai cancelli del polo logistico si sono riuniti gruppi di lavoratori con le bandiere di Cgil, Cisl e Uil ma, all’interno i lavoratori assenti sarebbero circa il 10%. Il polo sta comunque lavorando secondo la regolare programmazione. I dipendenti diretti sono 1.600, mentre gli interinali che sono stati assunti per far fronte alla lunga stagione natalizia e al black friday sono circa 2mila, quindi molti di più dei dipendenti del sito. La protesta è stata indetta per chiedere all’azienda di aprire un tavolo di confronto sul contratto integrativo e chiedere un maggiore salario.

In Germania il sindacato tedesco Ver.di ha convocato lo sciopero in diverse sedi di Amazon. Allo stop si uniscono anche i dipendenti di sei filiali del colosso, nei centri di Bad Hersfeld (in Assia), Lipsia (in Sassonia), Rheinberg e Werne (in Nordreno-Westfalia), Graben (in Baviera), e Coblenza (nella Renania-Palatinato). La mobilitazione dovrebbe durare fino all’ultimo turno di sabato. In Germania Amazon ha circa 12 mila dipendenti.

“Quello odierno in Amazon è il primo grande sciopero nell’epoca dell’impresa 4.0. E ha un valore simbolico enorme perché sia chiaro che il progresso, l’innovazione e la modernità non devono andare a scapito dei diritti e degli interessi dei lavoratori” ha evidenziato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “C’è, inoltre, un problema di rispetto delle norme e delle elementari regole di relazioni industriali che deve necessariamente essere affrontato anche in una dimensione europea”, ha aggiunto il leader della Uil. “Il futuro del lavoro sta nel benessere lavorativo che genera produttività, salari dignitosi, sviluppo. Se davvero vuole essere all’avanguardia, Amazon – ha incalzato Barbagallo – accetti la sfida, si confronti con il sindacato e i lavoratori e accolga le nostre proposte”.

“Siamo con i lavoratori di Amazon” ha aggiunto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. “La lotta per un lavoro dignitoso e rispettoso dei diritti è giusta. È una lotta che non solo condividiamo ma che vogliamo sostenere in tutti i modi possibili. È una battaglia di civiltà, di solidarietà, di straordinaria importanza per il futuro di tutti i lavoratori, non solo italiani”. Per Camusso “non è un caso se allo sciopero hanno aderito anche tanti altri stabilimenti in Europa. Amazon, come tante altre aziende, – ha concluso – deve capirlo, non saranno mai grandi se i lavoratori saranno sfruttati, non avranno un lavoro decente, non saranno trattati con dignità”.

Sulla vicenda anche il vicesegretario PD Maurizio Martina per il quale “i lavoratori di Amazon pongano questioni serie, legate alla qualità del lavoro, che vanno affrontate dentro un dialogo tra le parti che deve sempre essere incoraggiato e che deve produrre avanzamenti concreti delle tutele e dei diritti, ancora più oggi di fronte a uno scenario globalizzato”. Per Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera “lo sciopero indetto oggi dai lavoratori di Amazon e unitariamente dai sindacati è il simbolo di un Paese che torna ad alzare la testa. Era ora che venissero alla luce tutte le problematiche che si nascondono dietro il più grande colosso dell’e-commerce. La velocità e l’efficienza per il cliente non possono essere barattate con i diritti e le tutele dei lavoratori: il sistema, sotto il profilo sociale, non funziona e l’apparente efficienza da sola non basta”. “Inoltre – ha detto ancora – è una grande vittoria che lavoratori stabili e precari, insieme ai sindacati, abbiano il coraggio di scioperare per i propri diritti e per migliorare le condizioni di lavoro di tutti. Non è sufficiente proporre, come risulta dalle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dall’azienda, l’aumento del welfare aziendale, se poi i lavoratori si vedono costretti a percorrere 20 chilometri al giorno dentro i magazzini di Amazon”. “Da sempre combatto affinché, anche all’interno di queste nuove forme di commercio, non vengano mai a mancare le tutele di base che qualsiasi lavoratore, stabile e a maggior ragione precario, deve avere. Un tempo, i vecchi operai della catena di montaggio combattevano per migliorare le pause e alleggerire i carichi di lavoro: oggi, i nuovi operai dell’economia digitale lottano per contrattare gli algoritmi che determinano la loro fatica quotidiana. Siamo al loro fianco”, ha concluso Damiano.

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