martedì, 12 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

AMSI e UMEM: medici
che lavorano all’estero
Pubblicato il 27-11-2017


obiettori_medici-abortisti-ginecologiNegli ultimi 2 anni, 3500 medici giovani e 1500 medici ospedalieri e in pensione hanno chiesto di poter trovare lavoro, o comunque fare esperienza lavorativa, all’estero: rivolgendosi agli appositi sportelli di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, e UMEM, Unione Medica Euromediterranea. Questi i dati – certo non incoraggianti per la sanità italiana – che, insieme al “Manifesto Sanità e multiculturalismo”, saranno presentati il 2 dicembre mattina, alla clinica “Ars Medica” di Roma, nel corso del Congresso AMSI – col patrocinio di UMEM e movimento “Uniti per Unire” – centrato su “Urgenza in cardioogia e medicina sportiva” (con rilascio di 6 crediti ECM per i partecipanti).

“Presso il nostro sportello AMSI, UMEM e “Uniti per Unire”- precisa Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di AMSI e UMEM, e membro del “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’alleanza delle Civiltà UNAOC-organismo ONU.- arrivano numerose telefonate, e richieste tramite Email, Whatsapp, Facebook, da parte di medici italiani e d’ origine straniera che desiderano lavorare all’estero o farvi esperienza professionale, o far ritorno ai loro Paesi d’ origine. La maggior parte delle richieste di lavoro all’estero proviene dal Sud (Campania,Sardegna,Sicilia, Puglia), dal Centro (Lazio: Roma, Latina, Frosinone ) e dall’ Emilia Romagna. Da parte di medici giovani e medici ospedalieri esercitanti nelle branche di chirurgia, neurochirurgia, oculistica, ginecologia, chirurgia plastica e vascolare, Pronto soccorso e cardiochirurgia: principalmente per motivi economici e di sviluppo professionale, anche perché i giovani medici italiani hanno poche possibilità di fare chirurgia applicata ed esperienza varia in Italia”.

Le richieste di fare esperienze lavorative varie e di ricerca all’ estero provengono, invece, da medici ancora ospedalieri, universitari e in pensione: soprattutto da Veneto, Lombardia, Piemonte, Trentino e Campania. Quest’ultima categoria è formata maggiormente da medici esperti e specialisti in diabetologia, ginecologia, pediatria, malattie cardiovascolari e infettive, endocrinologia, dermatologia, gastroenterologia, angiologia e pnemologia .

” I Paesi ambiti dai nostri colleghi italiani”, prosegue il Prof. Aodi, “sono soprattutto Israele, Giordania, Libano, Spagna, Francia, Belgio, Germania, Austria, Svezia, Portogallo, Tunisia, Palestina, Albania, Romania, Qatar, Cuba e altri Paesi dell’ Africa”.

Infine, Aodi si rivolge al mondo delle istituzioni, sanitario, universitario e degli Ordini professionali: “Bisogna affrontare subito questi problemi, e prevenire quella che oggi, in Italia, si preannuncia come vera e propria carenza di medici: causata da fuga all’estero, numero chiuso degli accessi all’ Università, alto numero di medici che nei prossimi anni andranno in pensione, e ‘alto numero di medici internazionali che iniziano a ritornare nei loro Paesi d’ origine (Paesi arabi, africani e dell’ Europa sudorientale, come Albania e Romania”.

Fabrizio Federici

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento