lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Antitrust, l’Equo compenso ostacola la concorrenza
Pubblicato il 28-11-2017


equo compensoPer tutte le professioni, la disciplina sull’equo compenso è stata prevista nel DL fiscale collegato alla manovra. Per l’Antitrust di fatto ostacola la concorrenza. Nella segnalazione inviata dall’Authority ai presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio, si leggono le osservazioni: “Le tariffe professionali fisse e minime costituiscono una grave restrizione della concorrenza secondo consolidati principi antitrust nazionali e comunitari. La disciplina sull’equo compenso introdurrebbe il principio generale per cui le clausole contrattuali tra professionisti e clienti che fissino un compenso a livello inferiore dei valori previsti nei parametri individuati dai decreti ministeriali sarebbero da considerare vessatorie e quindi nulle.
La norma, nella misura in cui collega l’equità del compenso ai paramenti tariffari contenuti nei decreti anzidetti, reintroduce di fatto i minimi tariffari, con l’effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali con tali tipologie di clienti. Con riferimento alla pubblica amministrazione, in base al comma 3 dell’articolo in esame, la PA è tenuta a garantire il principio dell’equo compenso in relazione alle prestazioni rese dai professionisti in esecuzione di incarichi conferiti dopo l’entrata in vigore della presente legge.
È dunque preclusa alla PA la possibilità di accettare prestazioni con compensi inferiori a quelli fissati nei decreti ministeriali. In definitiva, tramite la disposizione in esame viene sottratta alla libera contrattazione tra le parti la determinazione del compenso dei professionisti (ancorché solo con riferimento a determinate categorie di clienti).
Secondo i consolidati principi antitrust nazionali e comunitari, infatti, le tariffe professionali fisse e minime costituiscono una grave restrizione della concorrenza, in quanto impediscono ai professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti e, quindi, di utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione. Pertanto, la reintroduzione di prezzi minimi cui si perverrebbe attraverso la previsione ex lege del principio dell’equo compenso finirebbe per limitare confronti concorrenziali tra gli appartenenti alla medesima categoria, piuttosto che tutelare interessi della collettività”.

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