mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Argentina. La condanna degli aguzzini dell’ESMA
Pubblicato il 30-11-2017


acosta astiz

Jorge Acosta e Alfredo Astiz

Ieri, 29 novembre, il Tribunale federale di Buenos Aires, con trent’anni di ritardo, ha comminato 48 condanne, di cui 29 all’ergastolo, ai responsabili dei numerosi casi di rapimenti, torture e omicidi consumati all’interno della famigerata ESMA, acronimo di Escuela de Mecanica de la Armada, la scuola tecnica della Marina situata nella capitale argentina, dove, tra il 1976 e il 1983, gli anni del regime militare di Videla & C , autodefinitosi “Processo di riorganizzazione nazionale”, transitarono oltre 5000 prigionieri politici ( di cui molti di origine italiana) .

La maggior parte di loro furono uccisi in seguito alle torture e scomparvero nei cosiddetti “voli della morte”. Si stima che solo il 5% dei detenuti sia sopravvissuto agli orrori dell’ESMA.

I responsabili politici della selvaggia repressione, con il ripristino della democrazia, avvenuto dopo il disastroso esito della guerra ingaggiata dal regime contro il Regno Unito per il possesso delle isole Falkland, sia pure dopo estenuanti battaglie giuridiche, erano già stati condannati negli anni scorsi con pene esemplari: Jorge Videla, Roberto E. Viola, Leopoldo Galtieri e Reynaldo Bignone, i generali che si succedettero alla guida dell’Argentina, ora quasi tutti deceduti, furono chiamati a rispondere dei loro crimini di fronte alla giustizia.

La sentenza di ieri ha riguardato invece alcuni tra gli esecutori materiali della spietata repressione che caratterizzò gli anni della dittatura: i 48 imputati sono stati giudicati per gli arresti illegali, le torture, la morte e la successiva scomparsa di oltre 5000 persone transitate all’ESMA durante gli anni della dittatura.

In particolare due tra essi sono tristemente noti: il capitano di corvetta Jorge “El Tigre” Acosta, ufficiale comandante dell’ ESMA, che trasformò in centro di detenzione e tortura, decidendo personalmente dei rapimenti e definendo le modalità delle torture e il suo ufficiale subalterno, il famigerato sottotenente di vascello Alfredo Astiz, detto “l’angelo della morte”.

I due ristrutturarono la scuola di meccanica navale adattando i locali ad un centro clandestino di detenzione e contemporaneamente formarono una task force con il compito di svolgere operazioni illegali coperte (sequestri e torture) indicato come GT322 .

All’ESMA, hanno raccontato gli scampati e qualche boia pentito, venivano somministrate le più atroci torture fisiche e psicologiche . Acosta ordinò, ad esempio lo stupro sistematico delle detenute: se rimanevano incinte, subito dopo il parto venivano private dei figli, poi dati in adozione, e uccise .

Per fare sparire definitivamente i detenuti, senza lasciare alcun tipo di taccia, Acosta e Astiz, decisero di utilizzare aerei militari per compiere i tristemente noti voli della morte: i detenuti venivano sedati e successivamente gettati, vivi, nelle acque dell’Oceano Atlantico.

Astiz, dopo queste ed altre malefatte, fu promosso al grado di capitano di fregata, inviato alle Falkland dove, non si segnalò per atti di eroismo ma firmò la resa delle truppe argentine ai britannici che, avendolo identificato, lo estradarono in Argentina, dove, insieme ad Acosta e altri ufficiali, fu successivamente degradato ed espulso dalla Marina per indegnità.

Se per Acosta è il secondo, per Astiz si tratta del terzo ergastolo. Uno gli è stato comminato dalla giustizia italiana che lo ha riconosciuto colpevole per la sparizione e la probabile uccisione di tre nostri connazionali.

Con la sentenza del 29 novembre, accolta con esultanza delle Madri di Plaza de Mayo, l’associazione dei parenti delle vittime della dittatura, giustizia è fatta.

Resta tuttavia incancellabile la memoria degli orrori che, tra gli anni 70 e 80 del secolo scorso (oltre all’Argentina, segnarono altri paesi del Sud America, a cominciare dal Cile di Pinochet), fu possibile attuare impunemente grazie anche a diffuse complicità internazionali.

Emanuele Pecheux

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