mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Atac Roma, arriva anche la tegola dell’Antitrust
Pubblicato il 10-11-2017


atac antitrustNel venerdì nero dello sciopero, arriva anche la tegola dell’Antitrust sull’Atac sul riaffidamento del servizio pubblico da parte dell’azionista Campidoglio, prorogato per altri 5 anni due mesi fa, nonostante nel 2019 scattino ufficialmente le regole Ue per l’apertura del mercato del trasporto pubblico.
Per l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in un parere deliberato del 31 ottobre 2017, una proroga del contratto di servizio dell’Atac oltre il 2019 “sarebbe illegittima, in quanto lesiva della concorrenza” e ciò potrebbe mettere a rischio il concordato preventivo. In primo luogo ha ricordato alla Sindaca Raggi che “la proposta di concordato preventivo in continuità aziendale per Atac si baserà necessariamente sulla possibilità che la società di proprietà del Comune di Roma Capitale continui a svolgere il servizio di trasporto pubblico locale anche oltre l’attuale scadenza del 3 dicembre 2019″. l’Autorità di Piazza Verdi ha così avvertito il Campidoglio dei possibili rischi da un riaffidamento del servizio in house. “L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha bocciato la proposta del Comune di Roma Capitale per un nuovo affidamento diretto (in-house) del servizio di trasporto pubblico locale ad ATAC, ovvero per una proroga dell’attuale scadenza fissata a dicembre 2019. Inoltre il tempo che intercorre fino all’attuale scadenza del contratto non pregiudicherebbe, secondo l’Authority, l’attuale procedura di concordato preventivo. Qual è la sostanza politica?”, chiede Loreto Del Cimmuto, segretario federazione romana del PSI che spiega: “Il Comune di Roma ha di fronte a sé due strade: o procede ad una selezione competitiva con una gara europea, come suggeriamo noi socialisti, che è cosa diversa da una impraticabile liberalizzazione,tutelando gli attuali livelli occupazionali ma recuperando margini significativi di produttività, oppure procede ad una riorganizzazione aziendale e alla definizione di un piano industriale che dimostri, nel contesto della realtà metropolitana romana, la convenienza economica per una scelta di affidamento diretto a favore di un soggetto completamente pubblico, sul quale peserebbe però l’attuale esperienza deficitaria. Anche nel caso di un affidamento in house, infatti, le compensazioni previste dal contratto di servizio dovrebbero essere calcolate sui costi di una società mediamente efficiente, cosa che non è l’Atac attuale”, dice segretario della federazione romana del PSI.
L’AGCM ritiene che, “al momento, e nonostante la situazione di grave crisi economica e finanziaria in cui versa ATAC, non sussistano le condizioni di emergenza o di pericolo imminente di interruzione di servizio che giustifichino questo tipo di intervento. In particolare, il lungo periodo che ancora ci separa dalla scadenza dell’attuale affidamento (pari a due anni) rappresenta un lasso di tempo sufficiente per il Comune di Roma Capitale per organizzare il servizio senza il ricorso a misure urgenti”.
Inoltre c’è poi da considerare l’ancoraggio ai criteri formali di matrice europea: “qualora (il Comune di Roma) intenda riaffidare in house il servizio di trasporto pubblico locale ad Atac dovrebbe non solo effettuare una valutazione rigorosa della preferibilità di tale scelta rispetto al ricorso al mercato tramite una gara, ma svolgere anche un effettivo confronto tra lo scenario di affidamento in house ed una serie di benchmark di mercato appropriati volto a valutare la correttezza della scelta dal punto di vista dell’efficienza, dell’economicità e della qualità del servizio reso ai cittadini”.
Per questo Del Cimmuto sostiene: “A questo punto la strada maestra deve essere quella di una rapida consultazione dei cittadini, come richiede la raccolta di firme in tal senso effettuata dai radicali. Noi siamo per una gara europea trasparente che metta al centro gli interessi dei cittadini. Ma siano i cittadini a decidere tra opzioni diverse, di cui però devono essere chiari i costi e i benefici, nel quadro di una riorganizzazione del sistema della mobilità in ambito metropolitano”.

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