martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

CASTELLO DI CARTA
Pubblicato il 17-11-2017


Genova - via XXV Aprile - sede centrale palazzo Banca Carige

Genova – via XXV Aprile – sede centrale palazzo Banca Carige

Stessa storia, banca diversa, stavolta si teme il destino dell’Istituto genovese, Banca Carige. Il gruppo bancario ieri ha convocato un consiglio di amministrazione straordinario per “informare consiglieri e sindaci della situazione e valutare i prossimi passi” e oggi ha informato che la Malacalza Investimenti e il consorzio di garanzia non sono riusciti a trovare l’accordo per l’aumento di capitale da 560 milioni di euro.
Terminato l’incontro, il consiglio è rimasto aperto e Fiorentino ha continuato a mediare tra azionisti e consorzio. Dopo che a metà pomeriggio indiscrezioni di stampa hanno rivelato che le banche non hanno concesso garanzia perché manca “il commitment formale dei grandi azionisti, la famiglia Malacalza, Gabriele Volpi e Aldo Spinelli”, la risposta di Malacalza Investimenti ha confermato lo scontro. La holding di famiglia che raccoglie Vittorio e i figli Davide e Mattia dichiara di aver presentato “in data 26 ottobre istanza per essere autorizzata a incrementare la propria partecipazione in Carige fino a una quota pari al 28%”. Quindi definisce “sconcertante il contesto della vicenda” e conferma “la propria attitudine di sostegno”, aggiungendo però che la “disponibilità di Malacalza Investimenti non può tradursi in una impropria supplenza della funzione del consorzio di garanzia”.
L’azionista di riferimento Malacalza Investimenti che detiene il 17,59% di Carige (e ha già chiesto alla Bce di poter salire al 28%), ha accusato le banche del consorzio di garanzia (Deutsche Bank, Credit Suisse e Barclays) di aver fatto mancare il proprio sostegno in questo delicato momento. Dal canto loro, gli istituti coinvolti nell’operazione dicono che l’empasse sarebbe legata alla mancata firma da parte di Malacalza Investimenti dell’impegno scritto e non condizionato di sottoscrivere la sua quota dell’aumento di capitale nel corso del Cda di ieri.
L’amministratore delegato, Paolo Fiorentino, come rende noto un comunicato diramato al termine dell’incontro, “verificherà nelle prossime ore l’esistenza dei presupposti per il proseguimento del piano di risanamento della Banca e per una eventuale proroga dei termini dell’operazione di aumento di capitale, dice il comunicato. Intanto mentre mercoledì il titolo Carige ha perso l’11% ai minimi di sempre, nella giornata di ieri il titolo Carige è stato sospeso in via cautelativa dalla Consob, come successe tempo fa con Mps.

Poche ore fa Mattia Malacalza, amministratore delegato di Malacalza Investimenti, ha firmato questa mattina gli impegni della famiglia a sottoscrivere l’aumento di capitale di Carige per la quota, pari al 17,6%, attualmente detenuta. Lo ha dichiarato all’agenzia di stampa Radiocor Plus lo stesso imprenditore. «Oggi sono venuto a Milano per confermare ulteriormente anche di persona e direttamente alle banche del consorzio l’impegno di Malacalza Investimenti già esplicitato domenica scorsa attraverso i legali che ci rappresentano», ha esordito il secondo figlio di Vittorio Malacalza. «I miei legali, che sono in contatto con quelli di Carige e le banche del consorzio, hanno nelle loro mani per la consegna la documentazione impegnativa da me firmata relativa alla sottoscrizione del diritto di opzione legato alla quota detenuta ad oggi da Malacalza Investimenti». Sulle prospettive di riuscita della trattativa in corso con le banche del consorzio, Malacalza ha poi concluso «continuiamo ad attendere fiduciosi la conferma degli impegni da parte delle banche del consorzio che ci hanno preannunciato per la serata».
L’alternativa esiste, ma ha bisogno della luce verde della Bce. Se non si farà avanti un nuovo consorzio di garanzie fatto da banche, potrebbe essere il ministero dell’Economia a venire in soccorso di Carige mettendo mano al fondo di salvataggio bancario varato lo scorso anno per salvare Mps, un bacino da 20 miliardi di euro di cui finora sono stati utilizzati circa 10 miliardi (5,4 miliardi per Mps e 5,224 per le banche venete).
E mentre a Genova si sta con il fiato sospeso, l‘Anac l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone – fa sapere di aver ricevuto 1695 richieste di arbitrato da parte dei possessori di bond subordinati emessi da Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, le quattro banche finite in risoluzione a fine 2015. I risparmiatori hanno chiesto un ristoro complessivo pari a 79,4 milioni di euro. Si tratta delle richieste dei risparmiatori che hanno perso soldi con le obbligazioni delle banche messe in liquidazione. Il collegio arbitrale, istituito lo scorso aprile per volontà del governo, si rivolge ai risparmiatori dei quattro istituti che non hanno accettato gli indennizzi forfettari disciplinati per decreto dal governo. Dato l‘elevato numero di istanze presentate all‘autorità, il presidente, Raffaele Cantone, ha deciso di costituire due collegi arbitrali. La prima udienza è fissata per il 19 dicembre.

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