mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Curdi e cristiani in Iraq senza una strategia comune
Pubblicato il 21-11-2017


Il referendum riguardante l’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan del 25 settembre è stato dichiarato dalla Corte suprema irachena incostituzionale. La Corte, che una settimana prima della consultazione aveva chiesto invano di sospendere l’iniziativa in attesa della sentenza, ha affermato ora che sono illegali “tutti i risultati e le conseguenze” del referendum. La consultazione, pur non essendo legalmente vincolante, era stata contestata sia dal governo di Baghdad sia da quasi tutta la comunità internazionale, in particolare i vicini Iran e Turchia che hanno forti minoranze curde all’interno dei loro confini.Una disfatta per i curdi, nonostante i peshmerga hanno rappresentato il primo vero argine all’espansione territoriale del Califfato e per anni hanno combattuto contro l’Isis lungo un fronte di centinaia di chilometri, in particolare a Mosul e a ovest di Kirkuk.

IRAQ_-_cristiani_e_referendumCon la penetrazione e nascita del terrorismo islamico in Iraq già dagli anni novanta del secolo scorso, derivante dall’ideologia di Bin Laden, alcune minoranze etnico religiose presenti in quel paese, come i curdi, i cristiani e gli Ezidi, hanno pagato un prezzo molto alto. I video dei Daish pubblicati proprio da loro stessi, circa il massacro di quelle minoranze testimoniano le loro atrocità e perversa ideologia.
Oggi I Daish sono stati sconfitti dalla forza della coalizione internazionale e dagli uomini e donne Peshmarga curdi in molte aree del fantomatico stato islamico. E chi sa ora dove si nascondono quei tagliagole che non hanno voluto percorrere la strada verso il paradiso promesso. Ma i problemi delle minoranze in Iraq non sono finiti, anzi, con la creazione delle milizie popolari sciite in Iraq già dal 2014 e sono direttamente coordinate e dislocate in Iraq dall’ Iran, la vita delle minoranze è sempre più in pericolo.
Dopo l’occupazione delle aree di Musul da parte dei Daish nel 2014, quasi tutti i cristiani presenti in quelle zone sono fuggiti verso il vicino Kurdistan iracheno. Oggi quei cristiani non vogliono ritornare nelle loro aree perché non si fidano e hanno pura delle milizie popolari sciite che hanno letteralmente occupato tutta quella zona. La città di Kirkuk per anni amministrata da curdi e da poco occupata dell’esercito iracheno con aiuto delle milizie sciite, molto presto qui sono già iniziate perquisizioni e arresti tra la popolazione curda, non sono mancati scontri tra i Peshmarga e le milizie, e ciò ha peggiorato la situazione dei curdi e dei cristiani in tale area. Molte famiglie sono fuggite verso le aree vicine amministrate dai curdi.
Il numero dei cristiani in Iraq nel 2003 raggiungeva circa 1400,000 persone, oggi ne rimangono circa 275,000, una parte di essi è stata trucidata dai Daish, altri si sono rifugiati nelle zone curde e la maggior parte ha preferito lasciare il proprio paese e cercare asilo soprattutto nei paesi dell’Europa.
Da millenni i cristiani abitano nell’attuale Iraq, hanno conservato e tramandato la loro antica lingua. La fuga dei cristiani da quelle aree verso altre destinazioni, non è soltanto una questione di salvaguardia della propria incolumità, ma tale atto reca un impoverimento economico e socio culturale dell’ intera area.
Dopo aver combattuto i Daish, i curdi sono stati abbandonati dall’occidente, i curdi sono probabilmente colpevoli di non avere avuto una strategia comune nell’affrontare la loro questione delle loro indipendenza dall’Iraq con il referendum indetto il 25 di settembre, ma sicuramente non hanno trovato un sostegno comune da parte dell’occidente circa la loro ispirazione, e ciò ha spaventato alcuni partiti curdi.
L’Iran sciita continua a rafforzare la sua presenza in Iraq sotto il silenzio drammatico di tutti. L’occidente invece sembra privo di strategie politiche in quell’area martoriata.

Kawa Goron

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