martedì, 12 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Def, arrivano gli indicatori del benessere
Pubblicato il 16-11-2017


padoan 4Nel Documento di Economia e Finanza del 2017 verranno introdotti per la prima volta alcuni indicatori del benessere equo e sostenibile. Sono i misuratori del reddito medio disponibile, dell’indice di diseguaglianza, del tasso di mancata partecipazione al lavoro e della percentuale di emissioni di CO2 e di altri gas alteranti il clima. Sarebbero i quattro indicatori particolarmente significativi per la qualità della vita dei cittadini e della società nel suo complesso che il governo inserirà nel Def per misurare il benessere equo e sostenibile (Bes).

Il MEF sottolinea:   “Con il Documento di economia e finanza 2017, l’Italia è infatti il primo paese dell’Unione europea e del G7 a includere nella propria programmazione economica, oltre al Pil, gli indicatori di benessere”. Nel Def in via di adozione da parte del Consiglio dei Ministri sarà quindi presentata in via sperimentale l’evoluzione passata e futura dei quattro indicatori.

Saranno dodici gli indicatori di benessere equo e sostenibile per misurare l’economia italiana e l’impatto delle riforme sull’ambiente e sul sociale. La missione è andare oltre il Pil. I primi quattro indicatori saranno, poi, oggetto di valutazione nel febbraio 2018 alla luce della legge di bilancio in corso.

Gli altri 8 indicatori su cui il governo intende misurare il progresso sociale della società sono: l’indice di povertà assoluta; la speranza di vita in buona salute alla nascita; l’eccesso di peso; l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione; il rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli; l’indice di criminalità predatoria; l’efficienza della giustizia civile; l’abusivismo edilizio.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, nel corso della conferenza stampa di presentazione al Tesoro, ha detto: “L’Italia è il primo paese a livello G7 ad aver tradotto nel concreto un’idea di politica economica che negli altri paesi è rimasta tale. E’ un modo di mettere in discussione la scelta delle priorità che può portare giovamento a tutto il paese. L’idea di introdurre nella scatola degli attrezzi della politica economica indicatori che hanno a che fare con il benessere, è una risposta alla crisi che ha evidenziato la fragilità del sistema. E’ un modo, dunque, di registrare l’impatto delle riforme sulla vita di tutti i giorni”.

Il presidente dell’Istat Giorgio Alleva ha definito il progetto: “Una innovazione sul piano culturale e una spinta a migliorare la metodologia del sistema statistico nazionale. Peraltro, il 15 dicembre sarà pubblicato il documento dell’Istituto proprio sul benessere sostenibile”.

In linea di principio, il benessere trae vantaggio dall’aumento del prodotto interno lordo ma non coincide con esso. La qualità e la sostenibilità dell’ambiente, le diseguaglianze economiche, la qualità del lavoro, la salute ed il livello di istruzione della popolazione sono alcune delle dimensioni che concorrono al benessere di una società. Come auspicato da esperti di varie discipline (particolarmente noto è il lavoro della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi) e da diverse organizzazioni internazionali (Nazioni Unite, OCSE e Commissione europea), è tempo che la politica economica superi l’approccio alla programmazione basato esclusivamente sul PIL e assuma impegni programmatici per migliorare ambiti più specifici della qualità della vita dei cittadini.
Con l’obiettivo di rispondere a tale esigenza, nel 2016, il Parlamento ha approvato a larga maggioranza l’inserimento degli indicatori di benessere equo e sostenibile nella programmazione economica. La legge 163 del 2016 impegna il Governo a monitorare l’evoluzione di diverse dimensioni del benessere equo e sostenibile (BES) nell’ultimo triennio e a prevederne la dinamica per il triennio futuro a politiche invariate nonché alla luce delle scelte programmatiche. Prevede quindi l’inserimento degli indicatori del BES nel ciclo di bilancio, una volta che questi siano stati selezionati dal Comitato per gli indicatori del benessere equo e sostenibile e sentite le Commissioni parlamentari competenti. In attesa della selezione definitiva, il Governo ha scelto di anticipare in via sperimentale, già dal DEF 2017, l’inserimento nel processo di bilancio del primo gruppo di indicatori del BES. Per ciascuno dei quattro indicatori, anticipando quanto previsto dalla riforma, il DEF 2017 illustra l’andamento del triennio passato, quello prevedibile secondo uno scenario a politiche vigenti e uno scenario che include le scelte programmatiche.

Con l’obiettivo di dare maggiore visibilità a tale esercizio, anziché trattarlo esclusivamente in allegato, come previsto dalla legge, il Governo ha scelto di inserirlo anche all’inizio del DEF.

Con l’approvazione della legge n. 163/2016 di riforma del Bilancio dello Stato, è stato operato il primo riconoscimento normativo degli indicatori di benessere equo e sostenibile, prevedendone l’inserimento nel ciclo di predisposizione dei documenti di programmazione economica del Governo. L’innovazione si basa sulla convinzione che, oltre alle misurazioni di carattere economico, si debba tenere conto di altri parametri volti a misurare il benessere complessivo di una società e la sua sostenibilità. Pertanto, si indica un nuovo percorso per i rapporti tra le politiche economiche e gli effetti sul benessere dei cittadini, attraverso una previsione sull’andamento dei principali indicatori di benessere a seguito delle misure programmatiche previste dal Governo.

Pertanto, è stato previsto che il DEF dovrà includere un allegato, predisposto dal MEF, nel quale saranno riportati: a) l’andamento, nell’ultimo triennio, degli indicatori selezionati di benessere equo e sostenibile; b) le previsioni sulla loro evoluzione nel periodo di riferimento del DEF, anche sulla base delle misure previste per il raggiungimento degli obiettivi di politica economica e dei contenuti del Programma Nazionale di Riforma. In aggiunta a ciò, entro il 15 febbraio di ogni anno, andrà presentata alle Camere (per la trasmissione alle competenti Commissioni parlamentari) una apposita Relazione, predisposta dal MEF, in cui si evidenzia l’evoluzione degli indicatori di benessere equo e sostenibile, sulla base degli effetti determinati dalla legge di bilancio per il triennio in corso.

A tal fine è stato istituito il Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile con il compito di selezionare e definire, sulla base dell’esperienza maturata a livello nazionale ed internazionale, l’insieme degli indicatori di benessere equo e sostenibile da utilizzare nell’allegato al DEF. Il Comitato è presieduto dal Ministro dell’Economia e delle Finanze (o suo delegato) ed è composto dal Presidente dell’ISTAT (o un suo delegato), dal Governatore della Banca d’Italia (od un suo delegato) e da due esperti della materia di comprovata esperienza scientifica.

La partecipazione al Comitato è svolta a titolo gratuito, rimanendo escluso qualsiasi compenso o rimborso spese a qualunque titolo richiesto.
Una volta selezionati dal Comitato, gli indicatori di benessere dovranno essere adottati con decreto del Ministero dell’Economia (previo parere delle competenti Commissioni parlamentari).

Inserendo gli indicatori di benessere equo e sostenibile nel ciclo di bilancio e nelle valutazioni previsionali delle azioni programmatiche del governo, la riforma della legge di Bilancio ha posto il nostro Paese all’avanguardia nell’introduzione degli aspetti del benessere dei cittadini che vanno “oltre il PIL” nei processi decisionali pubblici.

L’attuale Governo è un convinto sostenitore di questa importante innovazione e il Comitato sta lavorando a ritmi serrati. Tuttavia, proprio per il valore e la notevole portata innovativa della riforma e la complessità degli strumenti richiesti per la sua realizzazione, le conclusioni del lavoro del Comitato richiedono adeguati tempi di valutazione e verifica sulla qualità dei risultati. Pertanto, il Documento di Economia e Finanza 2017 ha proposto, sulla scorta delle indicazioni del Comitato, una soluzione provvisoria per introdurre il monitoraggio, le previsioni ed i relativi impegni programmatici relativi al benessere equo e sostenibile.

In particolare, per dare modo di effettuare in via sperimentale, come richiesto dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, gli esercizi di previsione in linea con le finalità previste dalla legge già nel DEF dell’anno in corso, il Comitato ha selezionato in via provvisoria i quattro indicatori fondamentali.

Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 novembre 2016, il Comitato risulta così composto: Federico Giammusso, Consigliere del Ministro, Presidente in rappresentanza del Ministro dell’Economia e delle Finanze; Andrea Brandolini, Capo del Servizio analisi statistiche, in rappresentanza del Governatore della Banca d’Italia; Enrico Giovannini, Professore di Statistica economica all’Università di Roma “Tor Vergata”; Luigi Guiso, Professore di Economia politica all’Einaudi Institute of Economics and Finance (EIEF), Roma; Roberto Monducci, Capo del Dipartimento per la produzione statistica, in rappresentanza del Presidente dell’Istat.

Dunque, gli indicatori del Bes, in futuro, potrebbero essere dei severi giudici sulla politica di governo per un Paese, una Regione o qualsiasi altro ente locale nell’amministrazione del territorio.

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento