lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Difendere l’Istituzione bancaria per salvare il risparmio
Pubblicato il 28-11-2017


In questi lunghi anni di difficoltà economica ci siamo scagliati emotivamente contro le banche senza ottenere nessun risultato, se non la soddisfazione di inveire contro il “nulla”: perché gli istituti di credito sono palazzi inanimati; mentre avremmo dovuto indicare negli uomini responsabili del dissesto finanziario del Paese e dell’uso illegittimo dei risparmi degli italiani, difeso dall’Art. 47 della nostra Costituzione: i banchieri, la classe dirigente, le guardie del corpo dei nostri risparmi.
Certo, un po’ per il timore di essere bastonati dal direttore di filiale che ci avrebbe messo più in difficoltà di quello che eravamo, un po’ per ipocrisia, abbiamo trovato molto più comodo generalizzare con lo slogan: “abbasso le banche”, sapendo che inveivamo contro il “nulla”.

Perché questa banale precisazione! Semplicemente per ricordare che ogni indagine inizia con una denuncia, ogni malato viene curato se dice di non sentirsi bene… e così via. La precisazione sta ad indicare che ogni cittadino ingannato dalla sua banca per tassi non concordati, o spese che si era visto addebitare arbitrariamente in conto corrente, forse avrebbe limitato i danni se avesse sporto denuncia prima che i banchieri diventassero così sfrontati fino ad inventarsi di vendere le azioni ai correntisti ad un prezzo infinitamente superiore al reale.

Inutile rammentare la metafora che quando la casa è piena di marmellata qualcuno in famiglia prima o poi ci infila il cucchiaio e si ingozza della gustosa confettura. Negli anni Settanta, Calvi e Sindona sono tra i primi a non saper resistere all’invito di intaccare i risparmi dei milioni di formiche che iniziavano a rendere grande il nostro Paese; poi, anni dopo, Antonio Fazio e la sua “banda” dei furbetti del quartierino… e da quel momento il sistema bancario è degenerato fino alla barbarie.
Tutto drammaticamente vero, ma cosa c’entra l’Istituzione bancaria? Le Istituzioni in quanto tali vanno sempre difese, perché sono i pilastri portanti di uno Stato, e le banche così come la sanità, l’esercito, la scuola e la magistratura, tra le altre, sono le basi di una comunità civile.

Adesso che il gigante “banche” è stato messo ai margini della credibilità, tutti abbiamo improvvisamente trovato il coraggio di denunciare le malefatte di un sistema che, in un modo o nell’altro, ogni correntista/risparmiatore conosceva.
Il vero problema che mette a repentaglio quanto è rimasto dei nostri risparmi è che di denuncia in denuncia stiamo minando le basi di quella Istituzione bancaria preposta a difenderli (i risparmi); con conseguenti ripercussioni sul lavoro e sugli investimenti del nostro Paese.

Non sappiamo se il Governatore Ignazio Visco sia stato una buona sentinella dell’Art. 47 della nostra Costituzione che difende il risparmio, però ci sono dei seri sospetti che il compito per lui sia stato gravoso al punto che la situazione gli è sfuggita di mano.
Averlo riconfermato nel suo ruolo di garante della Istituzione Banca d’Italia è stato un errore, un errore soprattutto perché doveva essere il capro espiatorio di un sistema seriamente compromesso dalla leggerezza di amministratori che hanno utilizzato le rispettive banche, oltre che i risparmi depositati, come una proprietà privata facendone l’uso più sfrenato.
La decisione di non riconfermare Ignazio Visco, avrebbe spinto la politica a cambiare i vertici di tutte le banche compromesse, e invitare ABI e CONSOB ad invertire la rotta.

Adesso possiamo solo sperare che le fondamenta dai Padri Costituenti possano resistere ai colpi di una campagna elettorale che proprio nelle banche ha trovato il terreno più fertile per uno scontro all’ultimo voto.

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