martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dimmi quando te ne andrai
Pubblicato il 08-11-2017


Il 9 novembre, giorno dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, in Italia, neanche a dirlo, l’evento editoriale è costituito dall’uscita in libreria dell’ultimo romanzo di Walter Veltroni, poliedrico personaggio di scuola berlingueriana , di non multiforme ingegno, dedito a ogni sorta di attività che gli consentano di continuare a calcare il proscenio della vita pubblica, mercé il servilismo delle provinciali elites culturali, da sempre a lui prone, nei panni ora di cineasta ora di romanziere, infine di africanista da divano.

Mentre nel Pd e dintorni c’è chi pensa di superare l’onesto Bersani in proposte indecenti, suggerendo per Walter il ruolo di mediatore nel partito e federatore del nuovo centrosinistra, suscitando così il fondato sospetto che da quelle parti ci sia qualcuno che fa abuso di alcol se non di sostanze stupefacenti , i maggiori columnist dei maggiori quotidiani italiani, il giorno prima dell’uscita dell’ultima fatica (si fa per dire) veltroniana, neanche ci si trovasse di fronte all’evento letterario del decennio uscito da un autore in corsa per il Premio Nobel per la letteratura, hanno fatto a gara per presentarlo ai lettori, garantendogli in tal modo una visibilità che “uno scrittore vero” in Italia non può neppure sognare.

Trattasi di Massimo Gramellini sul Corsera, Ezio Mauro su Repubblica e poi La Stampa, Il Mattino di Napoli e Il Messaggero.

Il Quotidiano Nazionale, evidentemente in assenza di qualcuno che avesse voglia di scrivere in proposito, ha pubblicato un capitolo del libro.

Tutti i maggiori quotidiani insomma. Full coverage.

Naturalmente alla compagnia dei serventi a mezzo stampa non poteva mancare il chierichetto Fabio Fazio che, illudendosi di risollevare i deludenti ascolti del suo programma domenicale su Rai Uno, ha proposto ai telespettatori del servizio pubblico, nel prime time, l’ennesima intervista genuflessa al suo idolo.

Dalla lettura delle recensioni si apprende che l’autore si è cimentato nella narrazione del risveglio, dopo ben 33 anni di sonno , nell’Italia contemporanea di un giovane militante comunista, caduto in coma per un incidente durante i funerali di Berlinguer.

Trama che, a ben vedere, è originale quanto la sottomarca di uno yogourt (magro e senza lattosio) in scadenza , in vendita in un discount.

Il bel film del 2003 di Wolfgang Becker, Good Bye Lenin, che evidentemente ha colpito la modesta creatività di Veltroni, ha ampiamente e brillantemente descritto una condizione simile e francamente di una replica pseudo letteraria ne avvertono la necessità unicamente gli amici e supporters di Veltroni.

Sarebbe utile che qualcuno gli spiegasse che, visti i suoi mediocri precedenti nei panni di romanziere,, anziché ricorrere ad improbabili artifizi narrativi, scrivesse , ricorrendo ad un ghostwriter, le sue memorie.

Tuttavia corre l’obbligo, a beneficio di quanti (speriamo pochi) fossero interessati all’acquisto, di informare che l’originalissimo titolo del libro è “Quando”.

Un titolo davvero ammiccante il cui autore si merita la parafrasi della vecchia canzone di Tony Renis: “Dimmi quando te ne andrai, dimmi quando… quando… quando…l’anno, il giorno e l’ora in cui in pace ci lascerai”.

Emanuele Pecheux

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Commenti all'articolo
  1. Stavo per svenire l’altra sera sentendo Veltroni sostenere che il sogno della sua vita, da sempre, è stato quello di costruire una grande formazione di sinistra, RIFORMISTA e democratica.
    Se non mi inganno, trattasi dello stesso Veltroni che, da COMUNISTA, ha combattuto ferocemente e costantemente l’unica esperienza RIFORMISTA della sinistra italiana, quella SOCIALISTA?
    E ‘sempre, per caso, lo stesso Veltroni che preferendo Di Pietro ai Socialisti e chiedendo il “voto utile”, ha determinato recentemente il suicidio collettivo dell’intera sinistra?
    Penso sia lui, MA ANCHE non lui, il comunista, MA ANCHE l’anticomunista, il marxiano, MA ANCHE il gramsciano, il gramsciano, MA ANCHE il kennediano, il kennediano, MA ANCHE il bobbiano, il bobbiano, MA ANCHE il rosselliano, il rosselliano, MA ANCHE il degasperiano, il degasperiano, MA ANCHE l’obamiano, l’ateo, MA ANCHE il credente, lo scrittore, MA ANCHE, il poeta, il diplomato in cinematografia, MA ANCHE l’intellettuale, MA ANCHE e soprattutto il buono, tanto buono, l’ecumenico, il pastorale, l’americano, il non venale, l’indifferente ai propri interessi, traguardi, incarichi, tutto AMORE, SOLIDARIETÀ, ABNEGAZIONE, RINUNCE.
    IL BUONO, TANTO, TANTO, BUONO.
    MA ANCHE BRAVO, COLTO, COLTO COLTO.
    L’ITALIA LO VUOLE.
    P.S. ma se gli italiani dovessero ritrovarsi Berlusconi e Veltroni come alternative, per quale motivo al mondo non dovrebbero votare i cinque stelle??????????

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