mercoledì, 13 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

E la Cgil rompe sulle pensioni
Pubblicato il 21-11-2017


Consideriamo questo sciopero, o “grande mobilitazione” come é stata definita, che la Cgil, rompendo l’unità sindacale, ha annunciato contro la posizione del governo sulle pensioni. Gentiloni in ottemperanza alla legge Dini del 1995 deve rivedere il tetto dell’età pensionabile in base all’aumento della durata di vita. Calcoli alla mano scatterebbe a 67 anni nel 2019. Sono per la prima volta state inserite le cosiddette categorie usuranti che da 13, dopo la trattativa, son diventate 15. Inoltre il governo ha introdotto il limite di tre mesi di aumento dell’età pensionabile anche se l’aumento della vita fosse più lungo. Poi c’è l’estensione della cosiddetta Ape social (l’uscita anticipata dal lavoro senza oneri) e l’istituzione di un fondo per inserire risparmi di spesa atti a finanziare la stabilizzazione della stessa Ape social. E anche l’istituzione di una commissione di esperti per calcolare in modo obiettivo l’aumento della durata di vita e il rapporto con l’aumento dell’età pensionabile. Non basta.

Sarà mobilitazione per il 2 dicembre. Ancora sulle pensioni, ma invocando, questa la contraddizione, la mancanza di seri provvedimenti per i giovani e le donne. Da stropicciarsi gli occhi. Si discute di aumento dell’età pensionabile e si rompe sui giovani e le donne. Avesse proposto la Camusso una specie di patto tra le generazioni, accettando qualche sacrificio in più per gli anziani in cambio di qualche vantaggio per i giovani, saremmo stati d’accordo. No. O tutto o niente. Mi é capitato l’altra sera di ascoltare le parole di ragazzi che rimproveravano la Camusso di occuparsi dell’aumento dell’età pensionabile e non di loro, che il lavoro non ce l’hanno e che vedono dispiegarsi dinnanzi una vita di insicurezze e di precarietà. Vuoi che la Camusso abbia fatto tesoro di questi rimproveri?

La verità è che se mobilitazione ci sarà non sarà una massiccia aggregazione di giovani e donne, ma di pensionati che protestano, legittimamente, per l’aumento dell’età pensionabile. Grave fu l’errore del governo Prodi, incalzato allora da Rifondazione e dalla Cgil, di eliminare il cosiddetto “scalone” spendendo l’enorme cifra di dieci miliardi di euro. Li avesse investiti per il lavoro e il sostegno ai giovani sarebbe stato meglio. Anche oggi. Se a un anno in più di pensione corrispondesse un impegno più massiccio per il lavoro, noi plaudiremmo. Per adesso ci limitiamo alla solita considerazione sul carattere spesso conservativo di parte del sindacato italiano, che continua, per difendere gli interessi dei suoi aggregati, a vedere, con lenti vecchie, una realtà profondamente trasformata.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
    • La realtà si è profondamente e inesorabilmente trasformata, ma sbaglieremmo a fare di tutta l’erba un fascio. Ma siamo davvero così lungimiranti da pensare che in un paese stritolato dall’insostenibile debito pubblico, come tutte le nazioni al mondo ormai, il sacrificio richiesto ieri agli anziani porterà automaticamente benefici ai giovani tra 10-20-30-40 anni? Io dall’introduzione del sistema contributivo nel 1995 non ne ho visti. La verità, e questa credo sia la sostanza dello sciopero del 2 dicembre, è che sulla base di un presunto futuro mantenimento di ridotti diritti presenti si smantellano diritti reali e presenti (ostruso gioco di parole, ma la realtà lo impone). E limando sempre di più i diritti che si tutelano le nuove generazioni? Vedi abolizione dell’articolo 18, precariato e appunto minore copertura previdenziale. I giovani, e il sottoscritto ha 33 anni, sono stati allevati nella cultura del libero mercato in cui non si riesce a vivere senza auto e smartphone, e il sindacato costituisce semplicemente un inutile laccio che con il suo diritto di sciopero non tutela i lavoratori, ma blocca solamente traffico e servizi. Ai miei coetanei dico: criticate il sindacato, ci mancherebbe, ma iscrivetevi anche! Scendete in piazza organizzati! Basta con la delega al mercato delle tutele sudate e conquistate dello Stato sociale. Maggiori tutele per i giovani, revisione complessiva del sistema contributivo, sanità e diritti. Coerentemente socialista. In piazza il 2 dicembre!

  1. La realtà si è profondamente e inesorabilmente trasformata, ma sbaglieremmo a fare di tutta l’erba un fascio. Ma siamo davvero così lungimiranti da pensare che in un paese stritolato dall’insostenibile debito pubblico, come tutte le nazioni al mondo ormai, il sacrificio richiesto ieri agli anziani porterà automaticamente benefici ai giovani tra 10-20-30-40 anni? Io dall’introduzione del sistema contributivo nel 1995 non ne ho visti. La verità, e questa credo sia la sostanza dello sciopero del 2 dicembre, è che sulla base di un presunto futuro mantenimento di ridotti diritti presenti si smantellano diritti reali e presenti (ostruso gioco di parole, ma la realtà lo impone). E limando sempre di più i diritti che si tutelano le nuove generazioni? Vedi abolizione dell’articolo 18, precariato e appunto minore copertura previdenziale. I giovani, e il sottoscritto ha 33 anni, sono stati allevati nella cultura del libero mercato in cui non si riesce a vivere senza auto e smartphone, e il sindacato costituisce semplicemente un inutile laccio che con il suo diritto di sciopero non tutela i lavoratori, ma blocca solamente traffico e servizi. Ai miei coetanei dico: criticate il sindacato, ci mancherebbe, ma iscrivetevi anche! Scendete in piazza organizzati! Basta con la delega al mercato delle tutele sudate e conquistate dello Stato sociale. Maggiori tutele per i giovani, revisione complessiva del sistema contributivo, sanità e diritti. Coerentemente socialista. In piazza il 2 dicembre!

Lascia un commento