martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Francesco Meringolo
Lettera aperta a Riccardo Nencini
Pubblicato il 13-11-2017


Caro Riccardo,

Il Psi sta svolgendo a una intensa due giorni di approfondimento politico mentre, in una realtà come la rete, ciò che rimane dei socialisti, sembra un mondo confuso in un dibattito perenne che ha assunto sfumature grottesche. Grottesca è anche la miriade di sigle (autoreferenziali) che si riferisce alla nostra tradizione dai quali, ritengo, la qualità del dibattito da sviluppare all’interno del PSI debba distinguersi e non confondersi. Se vogliamo dare un senso, al nostro richiamarci alla tradizione del socialismo democratico, dobbiamo autoimporci la capacità di capire il mondo e di muoverci in base a strategie che tengono conto dei cambiamenti in esso avvenuti e accolgo con interesse lo sforzo fatto nella città meneghina.

Da quando note vicende storico/giudiziarie hanno investito il movimento socialista italiano si ha la sensazione che si sia voluta buttare una coltre di polvere su una parola e su una storia prima che su un partito. Ma, da allora, sono passati ben venticinque anni e nel frattempo siamo stati investiti, oltre che dalla caduta del muro di Berlino, dalla globalizzazione. Queste trasformazioni hanno portato nuovi meccanismi regolatori della vita dei cittadini e degli stati e, contemporaneamente, sono cambiati i paradigmi della società in cui viviamo. In matematica il cambio di un fattore, cambia il risultato. Per lasciarlo invariato è necessario intervenire sull’altro fattore, ma non si può modificare l’altro fattore senza calcoli più o meno attenti. Sono convinto che i socialisti hanno rinunciato a fare quei calcoli che, in politica, consistono nello studio e nella conoscenza dei contesti e dei fenomeni che si muovono in quei contesti (nuovi).

L’elemento che nel dopoguerra ha fatto le fortune dei movimenti socialisti democratici o socialdemocratici è stato il welfare-state cioè quelle forme di assistenza che, all’interno di uno stato-nazione, consentivano di ridistribuire la ricchezza e la crisi dei socialisti nel ventunesimo secolo coincide esattamente con la fine degli stati che conoscevamo prima. La colpa grave dei socialisti a livello globale, a mio avviso, è stata quella di non aver provato a governare i processi della globalizzazione, unita, in Europa, a una mancanza di convinzione in chiave comunitaria che ha portato all’Europa dei meccanismi di bilancio invece che all’Europa dei popoli. Ritengo non si faccia un reato se si considera l’Europa che siamo abituati a conoscere conseguenza del mancato studio e conseguente mancata analisi dei fenomeni che hanno cambiato il mondo da parte di chi storicamente aveva questo compito nel campo della sinistra riformista, lasciando il campo socialista e progressista più in generale oltre che nelle mani di Fukujama e della sua fine della storia alle analisi di nuovi teorici dei localismi che spesso sfociano in visioni abbastanza caserecce dell’economia e mi auguro che da Milano, su questo tema, arrivi un messaggio forte all’intera sinistra italiana.

Questo dibattito non dovrà investire soltanto noi, dovrà investire il Partito Democratico e tutti i partiti che fanno parte del PSE insieme a coloro che si riconoscono nelle istanze liberali. Il mancato incontro (vero) tra socialisti e liberali è il limite principale (soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino) della sinistra del XXI secolo che non ha più ragione d’esistere se non mette insieme la libertà dal bisogno e la libertà di imprecare con l’esame minuzioso dei cambiamenti avvenuti, i quali potrebbero portarci a conclusioni in apparenza eretiche, ma che non lo sarebbero affatto e che scopriremmo poi essere in linea con principi e valori di quell’idea che ha fatto la storia dell’emancipazione civile dei popoli. Infine penso che il popolo socialista dovrebbe smetterla di non riconoscere innanzitutto nel PD il nostro interlocutore principale vista la sua adesione al PSE e visto che il Partito Democratico occupa lo spazio politico di una qualsiasi forza socialista, progressista e riformista europea. In questo secolo non sono più la destra e la sinistra il discrimine, ma lo sono la reazione e il riformismo, l’estremismo e la moderazione, la demagogia e la verità e penso che la nostra piccola comunità dovrebbe chiarire a caratteri cubitali, a quanti abusano della parola socialista e al pubblico, da che parte sta.

Francesco Meringolo

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