lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Clementi, alla riscoperta
di un grande chirurgo
Pubblicato il 16-11-2017


ferri medicina

La chirurgia come branca della medicina assume a Catania una fisionomia autonoma verso la fine del XVIII secolo. La sua evoluzione trae alimento nel 1775 dalla fondazione dell’ospedale Santa Marta e dalla riforma che istituisce quattro anni dopo la cattedra di chirurgia e ostetricia. Il nuovo insegnamento viene sdoppiato con la riforma del 1840 nelle cattedre di Patologia e di Clinica chirurgica, entrambe affidate a Euplio Reina, considerato il primo grande chirurgo catanese. Alla sua morte, avvenuta il 2 maggio 1877, gli succede Gesualdo Clementi, originario da una famiglia di noti professionisti. Proprio in quell’anno il giovane medico (nasce a Caltagirone il 25 aprile 1848) assume la direzione della clinica chirurgica e ottiene due anni dopo la nomina di professore ordinario nell’omonima disciplina.

Gesualdo_Clementi

Gesualdo Clementi

Formatosi nelle più rinomate scuole europee di medicina, Clementi frequenta a Vienna la Clinica chirurgica di Billroth e quella ostetrica di Braun, a Berlino quella di Anatomia Patologica di Virchow, mentre a Edimburgo apprende il metodo sperimentato da Joseph Lister nella medicatura antisettica. Il ritorno a Catania lo vede promotore di questo metodo, su cui pubblica nel 1874 un saggio come omaggio al celebre chirurgo inglese. Il 2 gennaio 1881 esegue una ovariectomia in una sala dell’ospedale cittadino Vittorio Emanuele, sterilizzata secondo i dettami di Lister. Nella sua relazione, comunicata all’Accademia Gioenia, Clementi descrive l’atto operatorio, che nonostante la rottura delle cisti riesce perfettamente con la guarigione della paziente dopo solo tre settimane. A pochi mesi di distanza egli esegue con successo un’altra operazione su una donna con una enorme “cisti prolifera dell’ovaio”, a cui seguono quattro laparatomie, due ovariectomie e una cisti ovarica trattata con escissione parziale della parete.

Negli ultimi lustri del XIX secolo Clementi è autore di diversi studi, che traggono spunto dai suoi interventi chirurgici, discutendo i “vari metodi di cura” nell’aneurisma spontaneo della carotide interna, nell’emostasi epatica (1891) oppure nelle alterazioni del circolo portale con il metodo della omentopessia. Esperto nelle operazioni all’addome, egli propone una tecnica nella resezione del mascellare inferiore (1902) e un metodo ricostruttivo della continuità dei vasi mediante trapianto di un tubo arterioso e sutura con doppia invaginazione.

Come rettore dell’Ateneo catanese, il 5 novembre 1903 Clementi tiene un discorso inaugurale, con cui auspica la necessità di dotare le strutture ospedaliere di nuovi istituti sperimentali “per seguire i progressi vertiginosi della scienza” e “contribuire alla soluzione dell’arduo problema del benessere sociale”. In un’altra prolusione su “La Scienza e la pratica chirurgica all’alba del XX secolo” egli connette il progresso della medicina alla cura delle malattie senza ricorso agli interventi operativi. Forse per questo alla sua morte avvenuta a Catania l’8 novembre 1931 uno stuolo ingente di persone dà l’ultimo saluto al grande chirurgo, la cui fama varca i confini nazionali, senza lasciare grandi tracce nella comunità accademica della città etnea.

Nunzio Dell’Erba

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