martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Giggino e il mancato confronto delle idee
Pubblicato il 13-11-2017


Quando il “Gladiatore” Luigi Di Maio, candidato ufficiale del Movimento 5 Stelle alla carica di Presidente del Consiglio, ha deciso di disertare il faccia a faccia con Renzi, non ci ha fatto proprio una bella figura. Il Colosseo, con la colonna sonora del famoso film di Ridley Scott, era già pronto. Come le patatine e il popcorn per assistere al confronto/scontro.

Ma Giggino, come ama chiamarlo il presidente della regione Campania, De Luca, dopo una attenta valutazione dei dati elettorali del Partito Democratico (per inciso, non il suo), ha tratto l’amara conclusione che non poteva “pazziare” con quella che considera, ormai, una comparsa come le altre. Non si sentiva, imponendo le mani, in vena di legittimare nessuno; tantomeno Renzi.

Orpello inutile, nel caso di specie, che Renzi sia ancora il leader del maggiore partito italiano; alla cui guida, è stato eletto con il voto di qualche centinaio di miglia di persone.

Che Di Maio abbia una considerazione piuttosto turistica, se non balneare, della politica (e questo sarebbe il meno) e della democrazia (e questo è un guaio), è fatto notorio.

Storie di delegittimazione dell’avversario politico, nell’Italia degli ultimi 20 anni, se ne sono già viste ai massimi livelli. La lista è orami lunga. E Di Maio, in questo consesso, è solo una delle tante figure non proprio edificanti.

Nel 2001, fu il Cavaliere a fuggire da ogni tentativo di confronto chiesto dall’allora candidato del centro-sinistra, Francesco Rutelli. Forse, Berlusconi, più che le capacità dell’ex sindaco di Roma, temeva il fatto che “Ciccio” fosse più bello di lui. Ma sta di fatto, che il dibattito non ci fu. Niente patatine e popcorn. Gli elettori fecero, evidentemente, spallucce. E Berlusconi vinse, concedendosi, ad un perfetto Vespa, per la firma del tanto famoso, quanto inadempiuto, contratto con gli italiani.

Veltroni, invece, ebbe una delle sue brillanti idee. Durante la campagna elettorale del 2008, decise di non nominare mai (invano!) il nome di Silvio Berlusconi. Una sorta di delegittimazione “vocale” (forse, al di là delle intenzioni). Ma sta di fatto che il Cavaliere vinse anche questa volta, sottraendosi ad ogni confronto. Ma, memori, nessuno aveva preparato le patatine.

Di Maio, infondo, non fa altro che ricalcare le orme di personaggi illustri. Tra cui anche quelle del suo padre (padrone) politico, Grillo. Un leone da palcoscenico modello “soliloquio”. Meno avvezzo al confronto delle idee.

Possiamo dire, alla luce dei fatti, che ad un contraddittorio mancato, non corrisponde una perdita di consenso del candidato che si sottrae. Come se il dibattito non avesse importanza per l’elettore.

Intendiamoci, è probabile che la “struttura” del talk show all’italiana, roba che interessa solo percentuali minime di persone dall’enorme pazienza, incida molto. Hanno una tal scarsa autorevolezza, che la loro disertazione non assurge a vulnus del dibattito.

Infondo, ci troviamo di fronte a due inadeguatezze: quella dei “contenitori” (i programmi) incubatori di essere gli incubatori del dibattito. Quella dei portatori di “contenuto” (i politici), che scappano o urlano.

Eppure, stiamo parlando di uno dei beni più preziosi per ogni democrazia liberale: il confronto delle idee.

In Inghilterra, ma non solo, sottrarsi ad un dibattito è pericoloso per la reputazione del politico che “scappa”. Lì, però, di contenitore ce n’è uno solo: il Question Time, sulla BBC. Esso va in onda alle 22, dura un’ora e il focus è sui temi del momento (concretezza britannica).

Le domande vengono fatte dalle persone presenti tra il pubblico, e non sono concordate preventivamente. Alle quali, di volta in volta, viene chiesto se la risposta fornita dal politico è stata esaustiva.

Le posture “tribunizie” del conduttore sono mal sopportate. Se fosse schierato (e quindi percepito come parziale), sarebbe mal visto, e la sua reputazione cadrebbe a picco.

Insomma, a ben vedere, non è Di Maio che potrebbe, o meno, legittimare qualcuno.

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