giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I meriti e i bisogni per una lista competitiva
Pubblicato il 04-11-2017


Si terra venerdì e sabato a Milano il convegno socialista sui meriti e i bisogni a trentacinque anni dalla conferenza della prima Rimini. Non dovrà essere una cerimonia e men che meno il revival di quel che fu la Rimini del 1982, con al suo centro l’intervento di Claudio Martelli che teorizzò la strategia programmatica socialista come un’alleanza tra il merito e il bisogno. Allora si trattava di un’autentica eresia. Il socialismo non aveva mai configurato il merito come una dimensione che gli apparteneva. Al massimo, gia con Togliatti, aveva lanciato, a partire dall’immediato dopoguerra, l’alleanza della classe operai coi ceti medi, mentre il Psi della seconda metà degli anni settanta, aveva considerato, grazie ai contributi degli intellettuali di Mondoperaio, come imprescindibile il pluralismo politico dal pluralismo economico.

Martelli, con una visione né classista, né materialistica, avanzò la presenza nella società di due nuove categorie, che potevano trovarsi nelle diverse classi sociali. Quella del bisogno (oggi non è solo dei disoccupati, dei pensionati sociali, degli esodati, degli immigrati disperati, ma anche di intere fasce di occupati al minimo, di commercianti, artigiani, imprenditori perseguitati dalla crisi) e quella del merito (oggi potremmo dire tipica di giovani tecnici costretti purtroppo ad emigrare, di ricercatori, di creatori d’impresa, produttori di ricchezza e di lavoro). E quel che Martelli volle intuire è che il merito e il bisogno dovevano allearsi, in un intreccio tra dimensione pubblica e privata, che oggi si rivela quanto mai indispensabile, alla luce della crisi dello stato sociale, per costruire la società solidale.

Si tratta di idee che poi hanno fatto strada, di proposizioni che non solo oggi non destano scandalo a sinistra, ma che vengono più o meno accettate da tutti. Resta un interrogativo. Perché, nonostante le conferenze programmatiche seguenti, anche da parte dell’odierno Pd, mai é stata delineata con la stessa efficacia una diagnosi altrettanto convincente e suggestiva nonché una terapia altrettanto efficace. Se questa classe politica elabora, tra le altre, la sola teoria della rottamazione, ciò la dice lunga sulla diversa statura, politica e culturale, del vecchio Psi rispetto ai partiti di oggi. A Milano cercheremo, cercherò nella relazione che mi è stata affidata, di inserire nella vecchia strategia i nuovi contenuti che attengono alla globalizzazione, alla finanziarizzazione, all’immigrazione, all’europeizzazione, all’emergenza ambientale, che appartengono ai nostri giorni.

Tutto questo può essere molto utile in previsione del nuovo raggruppamento politico ed elettorale che é in via di formazione, perché una nuova lista per le elezioni del 2018 non può prescindere dalla divulgazione di contenuti comuni. Ho gia tentato di riassumerli in una nuova triade che potremmo definire quella delle tre E: equità, ecologia, Europa. Aggiungendoci quella più tradizionale del nostro mondo e cioè la libertà. Dopo il convegno dell’Ergife e il congresso dei radicali di Emma Bonino, sono arrivati i placet di Nencini per il nostro partito e di Bonelli per i Verdi. Proprio oggi lo stesso Pisapia ha annunciato una possibile intesa col suo Campo progressista. Penso che l’appuntamento indispensabile sia quello di una grande convention comune da convocare, dopo gli organi dei vari soggetti politici, alla fine di novembre. Può nascere davvero un’intesa che prefiguri la presentazione di una lista di grandi potenzialità politiche ed elettorali.

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Commenti all'articolo
  1. Mi paiono abbastanza illuminanti le parole del Direttore laddove dice “proposizioni che non solo oggi non destano scandalo a sinistra, ma che vengono più o meno accettate da tutti”, dalle quali estrapolo quel “più o meno” che a mio parere suona piuttosto indicativo di una situazione ancora abbastanza “incerta”, e al quale non a caso si associa “un interrogativo”, sempre per bocca del Direttore.

    Ma ammesso anche che l’odierna sinistra si trovi d’accordo sulle “proposizioni”, senza cioè “più o meno”, resta da vedere come le tradurrà poi in azioni politiche, per riconoscere e premiare il “merito”, e qui qualche dubbio francamente mi resta guardando a quanto avvenuto in questi anni nei confronti delle classi medie e medio-alte cosiddette produttive, che peraltro avrebbero potuto fornire un buon aiuto nel cercare e dar risposte al “bisogno” (se veniva accreditato tale loro ruolo).

    Paolo B. 05.11.2017

  2. In Sicilia il partito di maggioranza assoluta é quello degli astenuti. Ancora una volta, in Italia, emerge la prova della permanenza di una fase storica sostanzialmente priva di proposta politica. Anche per questo la prospettiva che sembra affacciarsi per i socialisti va considerata responsabilmente. Se ciò dovesse concretizzarsi praticabilmente, si deve riconoscere al Direttore dell’Avanti un ruolo elaborativo profetico ed ariosamente qualificato.

  3. L’ecologia deve essere umanista, si deve cioè conciliare con l’essenza umana che trova la sua principale espressione nella libertà di conoscere, scoprire e costruire, che in noi genera quella bellissima sensazione che chiamiamo felicità. Non deve essere un’ecologia sottomessa alla sopravvivenza del più adatto a spese della soppressione di un numero spropositato di esseri più deboli della stessa specie, siano essi i piccoli non ancora adulti, siano essi i vecchi ormai inutili per la riproduzione, siamo essi branchi, stormi, sciami, banchi di pesci pronti a sacrificarsi per confondere i predatori e salvare il leader e il suo patrimonio genetico.
    Proviamo ad osservare i nostri ragazzi, tutti armati del successore del telefonino, in perenne contatto col resto del mondo in una comunicazione ipertestuale frenetica di scritti, immagini, link, messaggi vocali, emoticon, idee. Sono miliardi ma non sono uno sciame. Sono la ricchezza dell’umanità e la miglior garanzia per un futuro desiderabile e benefico fatto di libertà e d’intelligenza. Sono opportunisti, non idealisti, memo che meno fondamentalisti.
    I violenti sono la minoranza, sono il residuo di un passato troppo recente fatto di fondamentalismi capaci ancora di graffiare.
    La stragrande maggioranza manifesta un individualismo mite e grande empatia verso gli altri, per lo più verso gli amici della propria cerchia. Hanno annullato le distanze così la cerchia è distribuita in tutto il pianeta. Complice lo sviluppo tecnologico esponenziale, il crollo dei costi dell’informatica e delle telecomunicazioni, diventeranno presto un fronte unico, dotato di creatività straordinaria, capace di governare le macchine che finalmente ci stanno liberando dalla fatica e dalla miseria. Sono l’espressione vivente dell’alleanza fra il merito e il bisogno.
    L’individualismo mite e l’alleanza fra il merito e il bisogno fu l’intuizione di Claudio Martelli di quattro decenni fa. E’ l’ecologia umanista che mette l’uomo al centro. Matte al centro la sua intelligenza moltiplicata per il numero di cervelli umani che oggi popolano il pianeta e la nascente intelligenza artificiale che dovrà essere indirizzata verso fini benefici, al servizio dell’uomo e della sua società.
    Sapranno i socialisti italiani trovare questa sintesi, oggi che i tempi sono più maturi?

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