lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il carcere e una riforma che
si aspetta ormai da tempo
Pubblicato il 09-11-2017


Riforma dell’ordinamento Penitenziario. Sogno o realtà? Sembra che questa volta al fotofinish avremo la tanto attesa riforma che, ove venga approvata, seguirà le riforme più significative in tema di ordinamento penitenziario che si sono susseguite negli anni. In particolare la legge 663/1986 (legge Gozzini), la legge 165/1998 (legge Simeone – Saraceni) e la legge 40/2001(legge Finocchiaro).

Il Ministero della Giustizia ha annunciato di aver trasmesso i decreti attuativi al Garante nazionale dei detenuti per eventuali osservazioni. Immediatamente dopo i decreti passeranno al vaglio del Consiglio e poi verranno inviati alle commissioni Giustizia di Camera e Senato. Un iter lungo da portare avanti nei tempi sempre più esigui di fine legislatura.

La legge 23 giugno 2017, n. 103, la cosiddetta riforma Orlando, prevede, tra le tante novità, anche la modifica dell’ordinamento penitenziario. L’obiettivo del legislatore con tale provvedimento è duplice: da un lato riordinare il sistema penitenziario semplificando le procedure innanzi al magistrato di sorveglianza, il ricorso alle misure alternative eliminando preclusioni per l’accesso ai benefici per i detenuti e incrementando il lavoro esterno e intramurario, eliminare automatismi e preclusioni ai benefici penitenziari, valorizzare sempre più il volontariato. Dall’altro, l’obiettivo, per certi aspetti, il più importante e innovativo è la volontà di migliorare lai vita del detenuto durante il suo periodo di restrizione: ad esempio attraverso la necessaria osservazione scientifica della personalità del detenuto in vista di una futura riabilitazione. Esso inoltre prevede diversi criteri relativi all’incremento delle opportunità di lavoro, al riordino della medicina penitenziaria, all’agevolazione dell’integrazione dei detenuti stranieri, alla tutela delle donne e, nello specifico, delle detenute madri, al rafforzamento della libertà di culto al fine di evitare ulteriore proselitismo e radicalizzazione tra detenuti islamici. Da ultimo vi è anche la previsione di attività di giustizia riparativa.

Se la riforma sarà approvata in una corsa contro il tempo potremo avere un carcere più aperto. Aperto a corsi professionali, al lavoro, allo sport, aperto dunque verso l’esterno, in un confronto continuo e costante con la società civile. Un carcere trasparente, immediatamente percepibile dai magistrati di sorveglianza, dai garanti, dal mondo associazionistico.

Luigi Iorio
Cultore di Diritto Penitenziario Università di Foggia

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