lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Penitente, all’Eliseo spettacolare Barbareschi nel capolavoro di Mamet
Pubblicato il 17-11-2017


Luca Barbareschi e Lunetta Savino in IL PENITENTE foto di Bepi Caroli MEDIA DSC_8453Uno psichiatra affronta una crisi professionale e morale quando rifiuta di testimoniare in tribunale a favore di un paziente accusato di avere compiuto una strage. “Il Penitente”, l’ultimo testo composto nel 2016 per il teatro dal drammaturgo statunitense David Mamet – Premio Pulitzer per Glengarry Glen Ross – descrive l’inquietante panorama di una società così alterata nei propri equilibri che l’integrità del singolo, anziché guidare le sue fulgide azioni costituendo motivo di orgoglio, diviene l’aberrazione che devasta la sua vita e quella di chi gli vive accanto.

Coinvolto da un sospetto di omofobia, lo psichiatra Charles, ‘il penitente’, subisce una vera gogna mediatica e giudiziaria e viene sbattuto “in prima pagina” spostando sulla sua persona la momentanea riprovazione di un pubblico volubile, alla ricerca costante di un nuovo colpevole sul quale fare ricadere la giustizia sommaria della collettività. L’influenza della stampa, la strumentalizzazione della legge, l’inutilità della psichiatria, i dilemmi dell’etica, sono questi i temi di una pièce che si svolge tra l’ambiente di lavoro e il privato del protagonista. La demolizione sociale di un individuo influisce inevitabilmente sul suo rapporto matrimoniale.

“Ho scelto questo lavoro di Mamet – spiega il regista Luca Barbareschi – perché è una lucida analisi del rapporto alterato tra comunicazione, spiritualità e giustizia nella società contemporanea. ‘Il penitente’ è la vittima dell’inquisizione operata dai media. È ciò che accade all’individuo quando viene attaccato dalla società nella quale vive ed opera, quando la giustizia crea discriminazione per avvalorare una tesi utilizzando a questo fine l’appartenenza religiosa.”.

È lo stesso Barbareschi, nei panni dello psichiatra Charles, ad accogliere gli spettatori al Teatro Eliseo. Seduto al centro della scena, al tavolo di casa, Barbareschi alias Charles consulta il proprio taccuino nella penombra, spalle al pubblico, mentre gli spettatori arrivano in platea. Non vi è sipario e la rappresentazione è un atto unico. La scenografia minimale si caratterizza per la presenza di un cubo metafisico multimediale sospeso, che si illumina alla fine di ciascuna delle scene e, facendo il buio intorno a sé, funge da sipario virtuale.

Il dramma è descritto in otto scene in cui sul palco non vi sono mai più di due attori contemporaneamente; otto atti di confronto tra marito e moglie, con la pubblica accusa e con il proprio avvocato. Fino al colpo di scena finale e ai titoli di fondo, che scorrono sulla leggendaria musica di Hurricane di Bob Dylan.

Bravi tutti gli attori: oltre ad uno strepitoso Barbareschi, Lunetta Savino nei panni della fragile moglie Kath, Massimo Reale che interpreta lo sleale Richard, consulente legale ed amico di famiglia, e Duccio Camerini nelle vesti di un interessato avvocato. Il linguaggio è l’italiano corrente e raffinato proprio dei dialoghi borghesi, i costumi sono classici e tendono a rappresentare un mondo freddo ed ipocrita, fatto di rapporti professionali che entrano financo nell’intimità del matrimonio. Su buoni livelli il ritmo del recitato con dialoghi incalzanti ed artefici retorici di alto livello.

A cosa può dunque servire rivendicare la ragione se ciò significa isolarsi, uscire dal coro ed essere puniti per questo? In una storia, chi sfida la menzogna e difende la verità è in genere l’eroe della vicenda, è l’uomo buono. Ma qui uomo buono è definizione ironica, sarcastica. La società reclama il sacrificio di ogni integrità. Tutto è sottosopra sembra dire Mamet, e l’assenza di etica governa un mondo capovolto. Spettacolo molto interessante, che sarà replicato al Teatro Eliseo di Roma fino al 26 novembre.

Al. Sia.

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