mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

IL PUGNO DURO
Pubblicato il 02-11-2017


governo catalano

Pugno duro della magistratura spagnola nei confronti degli indipendentisti catalani: il magistrato dell’Audiencia Nacional, Carmen Lamela, ha accolto le richieste dell’accusa e ha disposto l’arresto per gli otto ex consiglieri della Generalitat che oggi sono comparsi davanti al Tribunale supremo spagnolo, rifiutandosi di rispondere. L’accusa per tutti è di ribellione, sedizione e malversazione, reati per cui rischiano fino a 30 anni di carcere. Nel caso dell’ex consigliere Santi Vila, è prevista la possibilità di restare a piede libero con con una cauzione di 50mila euro.

Secondo Lamela esiste il rischio di fuga, di reiterazione del reato e di distruzione delle prove. Il procuratore aveva chiesto il carcere per l’ex vicepresidente Oriol Junqueras e per gli ex consiglieri Jordi Turull (Presidenza), Josep Rull (Territorio), Meritxell Boras (Governo), Raul Romeva (Esteri), Carles Mundò (Giustizia), Dolors Bassa (Lavoro) e Joaquim Forn (Interno). L’accusa ha chiesto anche l’autorizzazione per un mandato di arresto europeo nei confronti del presidente destituito della Generalitat, Carles Puigdemont e per i quattro ex ministri che sono con lui a Bruxelles e non si sono presentati a Madrid per essere interrogati. La richiesta del mandato di arresto europeo, decisa dalla procura della Audiencia Nacional e indirizzata al giudice Carmen Lamela, è destinato alle autorità belghe, visto che Puigdemont e i quattro ex ministri da giorni si trovano a Bruxelles.

Il deposto presidente catalano, secondo i Pm, “ha dichiarato pubblicamente la sua intenzione di non presentarsi” a Madrid dove deve rispondere insieme agli altri di ribellione, sedizione e malversazione, “ha sollecitato la videoconferenza, senza offrire alcuna informazione sulla sua attuale sede”. I cinque, nonostante fossero a conoscenza della data di comparizione in tribunale fissata per oggi, “non si sono presentati”. In caso venisse accettata la richiesta della procura, Puigdemont e i cinque ex consiglieri potrebbero essere fermati in qualunque momento ed essere posti sotto custodia cautelare in attesa della decisione di un giudice sul trasferimento in Spagna. La procura belga ha già fatto sapere che, se arriverà l’ordine d’arresto, “applicherà la legge”.

Per gli esponenti di primo piano dell’indipendentismo convocati dal Tribunale supremo, che si sono presentati dinanzi ai giudici a Madrid, dunque potrebbero aprirsi a breve le porte del carcere. L’unico che i Pm hanno salvato è Santi Vila, che si era dimesso dall’incarico 24 ore prima che il Parlament approvasse la dichiarazione unilaterale di indipendenza: per lui è stato deciso il carcere ma la misura potrà essere evitata versando 50 mila euro di cauzione.

Quanto ai membri del Parlament, anche loro oggi dinanzi ai magistrati, il Tribunal Supremo ha accettato la richiesta della difesa (la presidente, Carme Forcadell, e gli altri cinque membri della Mesa, l’ufficio di presidenza, che misero al voto la dichiarazione di indipendenza) di rimandare l’udienza al prossimo 9 novembre in modo che gli avvocati possano preparare meglio le loro carte. Ma il giudice, su richiesta della Procura, ha chiesto che Forcadell e gli altri cinque deputati siano messi sotto sorveglianza della polizia.

Proprio quando a Madrid la gran parte dell’ex governo catalano era chiamato in giudizio, Puigdemont è stato localizzato in una caffetteria a pochi metri dalla sede a Bruxelles del Parlamento europeo: nel bar Karsmakers. Puigdemont è stato fotografato a un tavolo, insieme a un amico che lo accompagna in queste giornate. Non è chiaro se la foto sia stata scattata oggi. Tanto l’ex presidente che 4 componenti del suo deposto governo, Clara Ponsati’, Antoni Comin, Lluis Puig e Meritxell Serret, sono a Bruxelles da lunedì notte e non sono tornati a Madrid, nonostante la convocazione giudiziaria. La notte di martedì Puigdemont ha abbandonato l’hotel Chambord, nel centro di Bruxelles, e ora non è chiaro dove alloggino lui e i suoi quattro ex consiglieri. L’avvocato di Puigdemont, il fiammingo Paul Bekaert, prima che i Pm dell’Audincia Nacional chiedessero il mandato di arresto, aveva spiegato alla stampa olandese che tenterà di evitare il carcere per l’ex presidente. Adesso che la richiesta è partita, si aspettano le prossime mosse.

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Commenti all'articolo
  1. 60 giorni di tempo – si legge sulla Gazzetta di Modena – per decidere se consegnare a Madrid l’ex presidente catalano in caso di mandato d’arresto europeo. Se Carles Puigdemont e i suoi ministri non si presenteranno la procura potrà chiedere alla magistratura di ordinare il loro accompagnamento coatto emettendo il suddetto mandato d’arresto europeo, in teoria di esecuzione quasi matematica tra paesi EU. In Belgio però la legge prevede che possa essere eseguito senza un esame dei tribunali solo per un certo numero di reati del codice penale belga. “Ribellione” e “sedizione” non ne fanno parte. Ricevendo l’ordine d’arresto dalla Spagna, le autorità belghe dovrebbero fermare i dirigenti catalani e metterli a disposizione di un giudice, che dovrebbe decidere se rimetterli in libertà fino alla sentenza definitiva. Se rifiutano la consegna alla Spagna, una decisione in merito dovrà essere presa entro 15 giorni dalla Camera di consiglio di Bruxelles. In caso di ricorso, ci vorranno altri 15 giorni. Infine un’ultima sentenza, sempre entro 15 giorni, può essere richiesta alla Corte di cassazione. La legge belga consente poi di respingere una richiesta di estradizione per alcuni motivi, in particolare se si teme per la violazione dei diritti fondamentali della persona.

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