martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Signor Bonaventura compie 100 anni. Primo tormentone del Novecento
Pubblicato il 06-11-2017


bonaventuraIl Signor Bonaventura ha compiuto cento anni. Con “Qui comincia la sciagura del Signor Bonaventura”, Sto, nome d’arte di Sergio Tofano, ha inventato il primo tormentone ufficiale del Novecento. Tormentone che ha “perseguitato” e perseguita intere generazioni di adulti e bambini, diventando una delle frasi più celebri della cultura pop italiana. Così come è rimasto tra le icone non solo del secolo scorso, ma anche di questi primi anni Duemila, il premio da un milione di vecchie lire che il nostro eroe si guadagna alla fine di ogni avventura. Una cifra volutamente esagerata, perché in quegli anni tutta la Penisola cantava “se potessi avere mille lire al mese”. E un milione erano veramente in pochi persino a sognarlo. Non dimentichiamo che la Prima guerra mondiale era agli sgoccioli e che la situazione economica e sociale degli anni successivi non portava certo a sprizzare di ottimismo da tutti i pori.

Il Signor Bonaventura 02Con questi versi in rima baciata, infatti, iniziavano le storie autoconclusive del Signor Bonaventura, celeberrimo personaggio creato da Sergio Tofano – Sto, che ha esordito il 28 ottobre 1917 nel numero 43 del Corriere dei Piccoli, settimanale illustrato del Corriere della Sera, rivolto ai bambini e ai ragazzi, mentre per le famiglie c’è La Domenica del Corriere.

Sin dalla sua prima apparizione il Signor Bonaventura diventa un beniamino dei lettori, uno dei personaggi più famosi e longevi del fumetto italiano, conquistandosi un ruolo di protagonista a tutto tondo della cultura italiana e fama imperitura, che ancora oggi non accenna a oscurarsi.

SERGIO TOFANO AutocaricaturaCi troviamo di fronte a un caso più unico che raro nel mondo del fumetto, e più in generale della cultura: il personaggio che alimenta la fama del suo autore e l’autore che alimenta il successo del suo personaggio, con l’uno che viene identificato con l’altro e viceversa, formando un legame indissolubile. Sergio Tofano (Roma, nato il 20 agosto 1886, morto il 28 ottobre 1973, 56 anni dopo l’esordio del suo Bonaventura) è stato per decenni un celebrato scrittore, capocomico, attore teatrale, televisivo e cinematografico, caricaturista e illustratore, regista, scenografo, costumista e docente di recitazione all’Accademia di Roma. E sicuramente qualcosa ci è sfuggita. Un personaggio pop come il suo Bonaventura, entrambi con una carriera multitasking che ha pochi eguali in Italia.

E’ stato Luigi Spaventa Filippi, primo e leggendario direttore del Corriere dei Piccoli, a chiedere a Sto, che sin dal 1912 ha pubblicato sul settimanale una serie di novelle illustrate e già famoso sia come attore sia come scrittore, di inventare un nuovo personaggio da contrapporre a Fortunello, che nelle sue storie è sempre perseguitato dalla sfortuna. Happy Hooligan, scritto e disegnato da Frederick Burr Opper e apparso nei quotidiani Usa nel 1900, è una delle prime star internazionali del fumetto, in Italia raccoglie allori con il nome di Fortunello, ma di lui si perderanno le tracce intorno ai primi anni Trenta.

E in quegli anni c’era proprio bisogno di una ventata di fortuna, perché la sfiga, come sempre, ci aveva visto benissimo. Sicuramente è un caso ma Bonaventura esordisce quattro giorni dopo la disfatta di Caporetto, e non c’era solo l’esercito italiano in rotta. L’aria cupa che stagnava sull’Italia aveva proprio bisogno di una bella dose di ottimismo. Fate caso alla trama delle storie: da una disgrazia iniziale verrà fuori una situazione fortunata. Quasi una premonizione del cambio di passo: defenestrato Cadorna la palla passa al generale Armando Diaz che guiderà le truppe nella battaglia di Vittorio Veneto, che si concluderà il 4 novembre 1918, con l’esercito italiano che si prende una gloriosa rivincita.

Bonaventura 03E’ proprio dall’esigenza di spargere ottimismo che nasce il Signor Bonaventura con la celebre frase che, con poche variazioni, scandirà l’inizio di tutte le sue avventure con un successo che ha travalicato le aspettative iniziali sia del suo autore sia dell’editore. E se le rime al posto delle nuvolette in un fumetto vi lasciano perplessi, tenete presente che in quegli anni in Italia i balloons erano ritenuti adatti solo alle persone poco istruite, e certamente non potevano essere usati in una pubblicazione rivolta principalmente ai figli dei lettori del Corsera, giovani ma già colti e istruiti rampolli dell’allora dominante borghesia.

Così gli editori scelgono la soluzione dei versi, solitamente in rima baciata, posizionandoli sotto le vignette, con pesanti interventi censori, con “traduttori – traditori”che hanno dovuto adattare alle italiche esigenze situazioni e dialoghi di personaggi che negli Usa venivano pubblicati nei quotidiani e che si rivolgevano principalmente a un pubblico adulto. Il Corrierino non pubblica solo fumetti, tutti i più famosi personaggi umoristici made in Usa affiancati da una pattuglia di grandi autori italiani, ma dà grande spazio a rubriche dedicate alla morale e ai valori borghesi dell’epoca, con tante rubriche per i giovani scolari, senza dimenticare gli ultimi colpi di coda della pedagogia dell’Ottocento.

Disegnato con uno stile volutamente semplice ma di grande impatto visivo grazie alla resa in stampa, con una strizzatina d’occhio alla grafica futurista che imperava in quegli anni, il Signor Bonaventura, vestito con ampi pantaloni bianchi, una mantellina e una bombetta entrambe di colore rosso, è il classico eroe per caso, una persona normale che vive avventure lunghe una sola pagina, divisa sempre in otto vignette. Di solito lo troviamo in compagnia del suo fedele cane bassotto di colore giallo, che rappresenta anche una sorta di seconda firma di Sto, mentre altri personaggi importanti sono la moglie, il figlio Pizzirì, il nipote Omobono, un disastro ambulante che causa un sacco di danni che regolarmente paga lo zio, l’aristocratico Cecè, un elegantone caratterizzato da un occhialino a caramella, il commissario Sperassai e infine, nel ruolo del cattivo di turno, Barbariccia, pensato e disegnato con “faccia e anima giallaccia”.

Il semplice e ingenuo protagonista dimostra con il suo comportamento come sfortuna e malasorte possano essere vinte da un cuore generoso e da una buona azione. Così, nella vignetta finale Bonaventura sventola sempre una maxi banconota da un milione, che nel dopoguerra diventerà un miliardo, adeguandosi all’inflazione. Le storie iniziano sempre con il nostro eroe povero in canna che alla fine delle otto vignette diventa ricco, per poi ritornare a essere senza un soldo nella prima vignetta della storia successiva. E guai a cambiare questo finale, questo ritmo scontato ma sempre atteso: le rare volte che Sto ci ha provato ha scatenato una rivolta tra i suoi piccoli fan.

Statuina del Signor BonaventuraBonaventura vive avventure umoristiche, piene di ottimismo e di buoni sentimenti, con il piccolo lettore che capisce subito che, dopo la buriana iniziale, tutto si risolverà senza traumi né danni. Una iniezione di ottimismo e di buoni sentimenti, l’ennesimo insegnamento ad hoc per i rampolli della buona borghesia dell’epoca, cioè i lettori tipo del Corrierino, la cui redazione conosce per bene i paletti entro i quali deve operare il figlio minore del Corriere della Sera.

Sin dalla sua prima apparizione il successo arride al Signor Bonaventura, con conseguente aumento delle vendite del Corrierino, dove sarà pubblicato ininterrottamente per ventisei anni, cioè sino al 1943, quando anche la rivista per ragazzi deve arrendersi al perdurare della Seconda guerra mondiale.

Scoppiata la pace, il Signor Bonaventura riappare sul Corrierino ma la frequenza delle sue storie si dirada nel corso degli anni Cinquanta per concludersi negli anni Sessanta. Non è un addio ma un arrivederci perché il nostro eroe riapparirà sempre sul Corrierino negli anni Settanta con storie realizzate da Perogatt, alias Carlo Peroni, un altro dei grandi del fumetto italiano del Novecento, considerato da Sto il suo erede artistico.

La vita del Signor Bonaventura non si limita alla carta stampata, troppo irrequieto per restarsene buono, buono dentro le vignette, il nostro eroe avrà col tempo diverse incarnazioni che lo porteranno a conquistarsi spazi e successi in altri media: teatro, cinema, televisione, cartoni animati, editoria. Una prova che è sicuramente il primo, forse l’unico, personaggio multitasking del fumetto italiano, l’unico ad avere superato il secolo di vita e a godere ancora oggi di un successo che non ne vuol sapere di tramontare.

Tra il 1927 e il 1953, Sto ha scritto, messo in scena, diretto e interpretato sei commedie musicali con protagonista il Signor Bonaventura. Ecco i titoli: “Qui comincia la sventura del signor Bonaventura” (1927); “Una losca congiura” (1928); “La regina in berlina” (1929); “L’isola dei pappagalli” (1938); “Bonaventura veterinario per forza” (1948); e “Bonaventura precettore a corte” (1953).

Le avventure sul palcoscenico del Signor Bonaventura e le altre opere di Sto hanno affascinato e continuano ad appassionare intere generazioni di spettatori. Nel 1966 viene riproposto da Paolo Poli, suo grande fan; nel 1975 da Gianni Fenzi con Tullio Solenghi nella parte di Bonaventura; mentre negli anni Duemila il testimone è passato a Pino Strabioli che ne ha rinverdito i fasti grazie a “Cavoli a merenda”, poliedrico spettacolo tratto da una raccolta di novelle brevi di Sto. Nato dietro suggerimento di Paolo Poli, prodotto dal Teatro Verde Roma, nel corso di questi ultimi anni è stato presentato in diversi teatri, fra cui il Murialdo di Torino, proprio lo scorso mese di ottobre, che con questo spettacolo ha inaugurato la nuova gestione.

Nel 2007 è la volta di “Qui comincia la sventura del Signor Bonaventura”, regia di Marco Baliani. Anteprima al Teatro Argentina di Roma il 28 ottobre in collaborazione con il Laboratorio Integrato Piero Gabrielli e coprodotto dalla Fondazione Cinema per Roma.

Risale al 1942 l’unica apparizione in pellicola del nostro eroe, nel film “Cenerentola e il Signor Bonaventura”, scritto e diretto da Tofano, che ha collaborato alla sceneggiatura e che ha recitato nel ruolo del Dottore. L’interprete principale è Paolo Stoppa, circondato da altre grandi star del cinema e del teatro dell’epoca, fra cui Mario Pisu e Mercedes Brignone. Forse a causa del periodo (siamo in piena Seconda guerra mondiale), forse a causa di Stoppa nella parte di Bonaventura (già grande attore ma poco calato nello spirito del personaggio) il film non raccoglie un grande successo al botteghino e viene dimenticato sino agli anni Duemila. Nel 2009, infatti, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma restaura il film che viene proiettato nel corso della 66esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione “Questi fantasmi 2”.

Un’altra incarnazione del Signor Bonaventura è nei cartoni animati. Dopo un primo tentativo, che risale agli anni Ottanta, di realizzare una serie Tv a disegni animati tradizionali, nel Duemila esordisce nella Computer graphics animation 3D, con i cortometraggi “Bonaventura e il canotto” (2000) e “Bonaventura e il baule” (2002), sceneggiati dal figlio Gilberto, che ha rielaborato storie originali del padre, e diretti da Marco Bigliazzi.

E anche questa volta il successo non si fa attendere. “Bonaventura e il canotto” è stato presentato il 18 aprile 2000 in una conferenza stampa durante Cartoons on the bay, festival internazionale di film d’animazione organizzato da RaiTrade a Positano, seducendo anche John Coates, presidente della giuria e produttore di cartoni animati tipo il leggendario “The yellow submarine”. Mentre  “Bonaventura e il baule” ha vinto il Premio al personaggio al Festival di Dervio del 2002.

Il Signor Bonaventura è stato usato anche per la diverse campagne pubblicitarie. Negli anni Quaranta è stato il testimonial della campagna nazionale di prestito per la Ricostruzione del 1945, e per la Lotteria Radiotelefortuna del 1949. E non poteva mancare negli anni Sessanta la sua partecipazione al famoso Carosello dove, interpretato da Sto, è stato protagonista di una campagna pubblicitaria per l’azienda tessile Lanerossi. Negli anni Duemila è Il Sole 24 Ore a riproporlo in una sua collana a dispense su argomenti finanziari.

Verso la fine degli anni Novanta, il Signor Bonaventura ritorna sulla carta stampa grazie alla casa editrice Adelphi, che ripropone anche la produzione letteraria del suo creatore. Ma è difficile annotare anche brevemente tutto quello che riguarda l’universo di Sto e di Bonaventura, tra mostre, celebrazioni, saggistica e protagonisti del mondo del cinema, dell’arte e della cultura che non solo lo ammirano ma lo consideravano il proprio mentore. Citiamo “Sergio Tofano e il Signor Bonaventura” di Maddalena Menza, la più importante studiosa dell’autore e del suo personaggio, saggio pubblicato nel 2015 da Kappa Edizioni.

E non possiamo con riportare due divertenti citazioni dedicate al nostro eroe. Una fumettistica e una musicale. Nel numero 73 (luglio 2009) di Rat-Man, famoso personaggio creato da Leo Ortolani, viene presentato un nuovo personaggio, Brick Tempesta. Le sue avventure ripetono quelle del Signor Bonaventura e si concludono con il classico nobiluomo che elargisce al nostro eroe la tradizionale ricompensa di un milione. Ma si tratta di un rettangolo di carta che nel mondo reale non vale niente, come scoprirà il nostro Brick al ristorante: quando va a pagare il conto il proprietario rifiuta il milione immaginario e chiama la polizia.

Nel 2003, Bonaventura viene citato da Elio e le Storie Tese nel pezzo “Abate cruento” incluso nell’album Cicciput.

Dopo tanto passato non potevano chiudere questo sintetico ripasso senza dare uno sguardo al futuro del Signor Bonaventura e di Sto, un futuro che si prospetta sempre roseo e infarcito di nuovi successi.

Sarà, infatti, Pino Strabioli, ad accompagnare il Signor Bonaventura oltre il secolo di vita con il suo “Pino Strabioli racconta Sergio Tofano (e i Cavoli a merenda)”, che andrà in scena con una sola rappresentazione il prossimo 26 dicembre all’Off/Off Teatre di Roma. Produce il Teatro Verde Roma.

E’ c’è anche una saporita ciliegina sulla torta. Pino Strabioli riporta in scena la testa del costume del cane di Bonaventura indossata da Franca Valeri nel 1948, quando ha interpretato la parte del bassotto giallo nella compagnia di Sto, di cui ha fatto parte agli inizi della sua carriera assieme al suo futuro marito Vittorio Caprioli. Ne ha parlato la stessa Valeri in una recente intervista apparsa sul Messaggero online.

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