lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Trump e il mistero del suo quoziente di intelligenza
Pubblicato il 27-11-2017


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“Beh, credo che la stampa mi fa apparire molto più scortese di quello che sono”. Donald Trump ha risposto così alla domanda di un giornalista sulla sua frequente maleducazione. Poi ha immediatamente continuato dicendo che ha studiato in una delle migliori università e che è “una persona molto intelligente”.

Il 45esimo presidente si è spesso vantato di essere intelligente. In un tweet del 2013 Trump scrisse che il suo “quoziente di intelligenza è fra i più alti, e tutti lo sanno”. “Vi prego di non essere così insicuri, non è colpa vostra”, continuava il tweet. In realtà l’insicurezza sull’intelligenza ricade proprio sull’autore del tweet. Il linguaggio di Trump, spesso poco cortese, a volte volgare, ma sempre semplicissimo e poco logico, non riflette affatto studi universitari ma un’istruzione fra terza e quinta elementare.

L’intelligenza di Trump è stata messa in dubbio recentemente dal suo consigliere di sicurezza nazionale H.R. McMaster. Secondo BuzzFeed, in una cena privata, McMaster avrebbe detto che l’intelligenza del suo capo si potrebbe comparare a quella di un “bambino dell’asilo”. BuzzFeed cita cinque fonti secondo le quali McMaster avrebbe etichettato Trump di “idiota”  e “scemo”. Un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale ha però smentito tutto dichiarando il resoconto come “falso”.

Anche Rex Tillerson, il segretario di Stato, avrebbe detto che il presidente è un  “cretino”. Tillerson non ha confermato la frase mettendo da parte la domanda di un giornalista etichettandola non meritevole di risposta. Trump non ha commentato le presunte parole di McMaster. Nel caso di Tillerson però il 45esimo presidente aveva detto che si trattava di fake news ma che in caso contrario bisognerebbe “comparare quozienti di intelligenza. E vi posso dire chi vincerà”.

Trump ha spesso dichiarato di avere un quoziente di intelligenza altissimo cercando di basare la sua asserzione con il fatto che ha studiato in una delle migliori università che solo ammette gli studenti più preparati. Trump aveva iniziato i suoi  studi universitari alla Fordham University (1964-66) e poi si trasferì alla Wharton School of Economics della University of Pennsylvania (1966-68).  Ambedue sono ottime scuole ma ma sembra che l’ammissione di Trump alla Wharton School of Economics sia stata facilitata dalla ricchezza della famiglia. Gwenda Blair nella sua biografia su Trump del 2001 ci informa che l’ammissione di Trump  alla Wharton School of Economics avvenne per influenza di un funzionario alla scuola che aveva studiato con Fred,  il fratello di Trump. Sia come sia, la prestazione di Trump all’università non viene dimostrata da fattori esterni. Nessuna menzione di Trump, per esempio, nella Dean’s List, l’albo di onore che include gli studenti più meritevoli accademicamente, pubblicata dal Daily Pennsylvanian, il giornale degli studenti dell’epoca. Dopo la sua laurea nel 1968 Trump non dovette usare il suo titolo accademico per trovare lavoro come tutti gli altri studenti. Si sa che il padre gli diede un milione di dollari che lui usò per intraprendere la sua carriere negli affari.

Trump non ha dato prove della sua intelligenza accademica perché in tutta probabilità non esistono. Ciononostante il 45esimo presidente avrà un tipo di intelligenza anche se il suo  quoziente di intelligenza (QI) non sarà molto alto come lui spesso si vanta di possedere. L’intelligenza di Trump consiste di istinti che gli hanno aperto la strada per conquistare la Casa Bianca, qualcosa che non è riuscito a molti altri che avranno un QI  molto più alto. Uno di questi istinti consiste di una grande capacità di creare l’illusione di una certa verità. Lo fece con la sua crociata sulla presunta mancanza di cittadinanza di Barack Obama. Dopo una lunga campagna Obama decise di cedere e rilasciare il suo certificato di nascita che però non riuscì a convincere i fedelissimi di Trump per i quali i fatti importano poco.

Se nel caso della cittadinanza di Obama si tratta di una completa invenzione, l’intelligenza di Trump, almeno un tipo di intelligenza, ha qualche fondamento anche se casuale e poco credibile. Trump ha un talento per vendere prodotti e idee, specialmente se stesso. Ecco come si spiega il fatto che abbia sconfitto Hillary Clinton l’anno scorso con l’Electoral College anche se l’ex first lady ha avuto la meglio con il voto popolare. Vendere il concetto del suo alto QI potrebbe sfociare  in una risposta, ma, esattamente come con la questione della sua dichiarazione dei redditi, non si saprà mai. Nel caso del reddito però, Robert Mueller, il procuratore speciale sul Russiagate forse farà luce alla conclusione della sua inchiesta.

Nel caso delle prove di QI le probabilità di prove finali sono molto più improbabili. Né Tillerson né McMaster hanno sfidato il loro capo a un test ma Steve Chapman, columnist del Chicago Tribune, lo ha fatto. Il giornalista sarebbe disposto a fare la prova del quoziente di intelligenza con Trump e poi si pubblicherebbero i risultati. Il 45esimo presidente è però abbastanza intelligente da rifiutare la sfida.

Domenico Maceri,
PhD, University of California

Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Commenti all'articolo
  1. A giudicare dalle ultime “imprese” del presidente americano, dall’appoggio ai neonazisti britannici che offendono il mondo islamico, alle offese gratuiti e inutili a Kim Jeong-Hn, direi quoziente sotto zero.

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