martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Teatro nel Teatro. La commedia di Pirandello al Quirino di Roma
Pubblicato il 11-11-2017


pirandelloLo spettacolo “Maschere La Giara e La Patente” è uno spaccato del pensiero e della filosofia pirandelliana. Alcuni poveri attori si ritrovano in una villa isolata dal mondo e, nonostante la mancanza di una vera e propria platea, decidono per il loro stesso divertimento e per ritrovare alcuni valori di fondo dell’esistenza umana, di portare in scena due tra le novelle più esilaranti e famose di Pirandello: “La Giara” e “La Patente”.
All’interno di una tessitura drammaturgica che prende spunto dall’arrivo della compagnia degli attori, come ne “I giganti della montagna”, lo spettacolo si dipana all’interno del pensiero pirandelliano delle Maschere e del gioco del teatro nel teatro.
Nella Villa degli Scalognati, luogo immaginifico della creazione artistica, prenderanno vita e corpo due commedie paradossali – La Giara e La Patente appunto – dove Pirandello mette a nudo le fissazioni maniacali dell’essere umano attraverso personaggi grotteschi e situazioni drammaturgiche geniali per raccontare le nevrosi e l’umorismo della sua Sicilia. Come dice Pirandello tutto si creerà da sé come per magia.
Lo spettacolo dunque è una sorta di contenitore pirandelliano in cui si ritrovano, oltre alle due novelle, anche spunti da “I giganti della montagna”, da “Sei personaggi in cerca di autore” e da “Il berretto a sonagli”.
Nell’allestimento in scena al Quirino il sipario si apre su un luogo surreale e futuristico. Le luci sono ora soffuse, quasi a sottolineare lo stato di torpore in cui versano gli attori ivi residenti, e poi più forti, man mano che la compagnia si nutre di nuovi arrivi e prende coraggio per avviare la recitazione. E per allontanare ospiti creduti indesiderati non mancheranno rumori ed effetti speciali.
Molto curate ed adeguate le musiche di sottofondo che costituiscono una parte essenziale della rappresentazione.
L’attore protagonista, Enrico Guarneri, è uno dei maggiori esponenti della grande tradizione teatrale siciliana. Diretto da Guglielmo Ferro, è Cotrone de “ I giganti” che per magia e gioco diventerà Zì Dima ne “La Giara”, concia-brocche dal carattere spigoloso e taciturno, in possesso di un miracoloso mastice realizzato da egli stesso, dai prodigiosi risultati. Aiuterà così Don Lolò – interpretato dal bravo Vicenzo Volo – uomo ricco e ossessionato dal denaro, diffidente del prossimo e preda degli avvocati che gestiscono tutte le cause perse da lui maniacalmente perseguite.
Poi ne “La Patente” Enrico Guarneri si trasformerà in Rosario Chiarchiaro: modesto impiegato, licenziato perché considerato uno iettatore, che di conseguenza chiede ufficialmente alle autorità la ‘patente di iettatore’. Personaggio pirandelliano, in passato magistralmente interpretato anche da Totò, che incarna in pieno il concetto di ‘maschera’, il paradossale e il pessimismo esistenziale che sono alla base della scrittura di Luigi Pirandello.
Nel complesso su buoni livelli la recitazione della compagnia di dieci attori capitanata da Guarneri, che, con un linguaggio italiano venato da accenti siculi, porta una ventata di fresca sicilianità a Roma.
Lo spettacolo è molto interessante pur essendo un classico e sarà replicato al Teatro Quirino di Roma fino al 19 novembre.

Al. Sia.

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