martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps, assegno per il nucleo familiare gestione separata. Accertamento su invalidità civile
Pubblicato il 11-11-2017


Inps

ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE GESTIONE SEPARATA

È una prestazione a sostegno del reddito dedicata alle famiglie dei lavoratori iscritti alla Gestione Separata. E’ rivolto ai lavoratori parasubordinati e autonomi iscritti alla Gestione Separata, di cui all’articolo 2, comma 26, legge 8 agosto 1995, n. 335, che non siano iscritti ad altre forme pensionistiche obbligatorie e non siano pensionati.

Giova al riguardo precisare, che agli iscritti alla Gestione Separata, non spettano gli assegni familiari, ma gli Assegni al nucleo familiare (Anf), come per la generalità dei lavoratori dipendenti: il diritto è riconosciuto sia ai lavoratori iscritti come parasubordinati (cococo) che come liberi professionisti.

Nel caso degli iscritti alla Gestione Separata, però, l’assegno, come avviene per le altre prestazioni a sostegno del reddito (indennità di maternità, di malattia, degenza ospedaliera), spetta soltanto se sono dovuti i contributi aggiuntivi (corrispondenti all’aliquota dello 0,72%): la contribuzione è dovuta da chi è iscritto alla Gestione Separata in via esclusiva, mentre non è dovuta da chi è iscritto ad altre gestioni, o da chi è già pensionato.

L’Assegno al nucleo familiare (Anf), di cui all’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, nella legge 13 maggio 1988, n.153, è erogato – si ricorda – dall’Inps alle famiglie dei lavoratori suddetti, formate da più persone e con redditi compresi entro una certa soglia, che ne fanno formale richiesta. A partire dal 1° gennaio 1998 la prestazione è stata estesa anche agli iscritti alla Gestione Separata, di cui all’articolo 2, comma 26, legge 335/1995.

L’assegno è corrisposto per tutto il periodo che, ai fini previdenziali, risulta coperto dalla specifica contribuzione, comprensiva dell’aliquota contributiva aggiuntiva dello 0,72%.

L’importo dell’assegno varia, come per i lavoratori dipendenti, in base al numero dei componenti, alla tipologia e al reddito complessivo percepito dal nucleo stesso, secondo quanto stabilito nelle tabelle reddituali pubblicate ogni anno (circolare Inps 18 maggio 2017, n. 87).

I periodi lavorati possono non coincidere con i periodi coperti da contribuzione. Infatti, l’accredito dei contributi in tale gestione dell’Inps avviene partendo dal mese di gennaio, o dal primo mese di iscrizione in caso di nuovi iscritti, dell’anno in cui sono stati pagati i compensi cui si riferiscono, indipendentemente da quando essi siano maturati.

Per aver diritto al trattamento economico di cui si tratta, è necessario che i proventi complessivi del nucleo familiare siano composti, per almeno il 70%, da reddito derivante da attività indicate all’articolo 2, comma 26, legge 335/1995. In caso di nucleo familiare a composizione reddituale mista, si considera realizzato il requisito del 70% anche con la somma dei redditi da lavoro dipendente e dei redditi derivanti da attività di cui all’articolo 2, comma 26, legge 335/1995, sia che detti redditi siano conseguiti dai due coniugi/parte di unione civile o dal solo lavoratore richiedente.

Il reddito familiare considerato utile ai fini dell’erogazione dell’Anf è quello relativo all’anno solare precedente il 1° luglio di ciascun anno. Ad esempio, se la domanda è stata presentata il 1° febbraio 2017, relativamente al periodo compreso dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, i redditi da prendere in esame saranno: il reddito familiare del 2014 per le prestazioni relative al primo semestre 2016 (1° gennaio – 30 giugno 2016) e il reddito familiare 2015 per le prestazioni relative al secondo semestre 2016 (1° luglio – 31 dicembre 2016).

L’istanza deve essere presentata esclusivamente attraverso il servizio online dedicato, a decorrere dal 1° febbraio dell’anno successivo a quello in cui sono stati corrisposti gli emolumenti. Nei casi di inclusione di componenti nel nucleo familiare (es. genitori separati, componenti maggiorenni inabili, ecc.) o ai fini dell’aumento dei limiti reddituali (es. componente minorenne inabile) è necessario allegare la prevista documentazione alla domanda telematica di prestazione Anf. Qualora la richiesta sia inoltrata per un periodo pregresso, gli arretrati spettanti sono corrisposti nel limite massimo di cinque anni (prescrizione quinquennale).

Inps

DSU, CONTINUA SERVIZIO CAF

Si è tenuto, nelle scorse settimane, un incontro tra l’Inps e la delegazione della Consulta nazionale dei Caf al fine di trovare un accordo per garantire agli utenti la possibilità, fino a fine anno, di rivolgersi gratuitamente ai Caf per la compilazione delle Dsu, necessarie per il rilascio delle attestazioni Isee (l’Indicatore di situazione economica equivalente).

“L’Inps, riconoscendo il valore sociale e professionale dei Caf, la considerazione che riscuotono fra i cittadini e la loro presenza capillare su tutto il territorio, si è impegnato ad assicurare, per l’anno 2017, ulteriori quattro milioni di euro sull’attività Isee. Queste risorse sono disponibili grazie ai risparmi di gestione realizzati sul servizio di compilazione dei Red, anch’esso svolto dai Caf”, si legge in una nota dell’Inps.

“La Consulta dei Caf, con grande senso di responsabilità e rilevando il positivo rapporto di collaborazione con l’Istituto, assicurerà l’erogazione del servizio, fino al prossimo 31 dicembre 2017, a tutti i contribuenti che richiederanno l’Isee, senza oneri a carico dell’utenza. Le parti hanno convenuto sulla necessità di avviare rapidamente il confronto sul rinnovo della convenzione Isee per le annualità future e di aprire un tavolo tecnico sulla dichiarazione Isee precompilata”, conclude l’informativa.

Istat

SI VIVE DI PIU’: IN PENSIONE A 67 ANNI

“Per il totale dei residenti la speranza di vita alla nascita si attesta a 82,8 anni (+0,4 sul 2015, +0,2 sul 2014) mentre nei confronti del 2013 si allunga di oltre 7 mesi”. E’ quanto stabilisce l’indicatore di mortalità della popolazione residente nel 2016 reso noto oggi dall’Istat, per il quale la speranza di vita ha recuperato terreno rispetto ai livelli del 2015, anno in cui si registrò un eccesso di mortalità. L’istituto di Statistica conferma così le stime. Si profila quindi l’uscita dal lavoro a 67 anni, a partire dal 2019. Come prevede la riforma Fornero.

La speranza di vita alla nascita risulta come di consueto più elevata per le donne, 85 anni, ma il vantaggio nei confronti degli uomini, 80,6 anni, si limita a 4,5 anni di vita in più. La speranza di vita spiega ancora l’Istat, aumenta in ogni classe di età. A 65 anni arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. Nelle condizioni date per il 2016, cioè, spiega l’Istat, questo significa che un uomo di 65 anni può oltrepassare la soglia degli 84 anni mentre una donna di pari età può arrivare a superare il traguardo delle 87 candeline.

L’aumento della speranza di vita nel 2016 rispetto al 2015, prosegue l’Istat, si deve principalmente alla positiva congiuntura della mortalità alle età successive ai 60 anni. Il solo abbassamento dei rischi di morte tra gli 80 e gli 89 anni di vita spiega il 37% del guadagno di sopravvivenza maschile e il 44% di quello femminile. Rispetto a 40 anni fa, si legge ancora, la probabilità di morire nel primo anno di vita si è abbattuta di oltre sette volte, mentre quella di morire a 65 anni di età si è più che dimezzata. Un neonato del 1976 aveva una probabilità del 90% di essere ancora in vita all’età di 50 anni, se maschio, e a quella di 59 anni, se femmina. Quaranta anni più tardi, un neonato del 2016 può confidare di sopravvivere con un 90% di possibilità fino all’età di 64 anni, se maschio, e fino a quella di 70, se femmina.

Nel 2016 si registra una leggera riduzione delle diseguaglianze territoriali di sopravvivenza, che tuttavia permangono significative. I valori massimi di speranza di vita si hanno nel Nord-est, dove gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6. Quelli minimi, invece, si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,9 anni per gli uomini e 84,3 per le donne.

Disaggregata per genere, la durata media della vita risulta come di consueto più elevata per le donne, 85 anni, ma il vantaggio nei confronti degli uomini, 80,6 anni, si limita a soli 4,5 anni di vita in più (4,8 nel 2013), consolidando quel processo di avvicinamento della sopravvivenza di genere che a partire dal 1979 (6,9 anni la differenza uomo-donna in tale anno) non si è mai interrotto.

Inps

INVALDITA’ CIVILE: ACCERTAMENTO SANITARIO

Per avviare il processo di accertamento dello stato di invalidità civile l’interessato deve prima di tutto recarsi da un medico certificatore, è sufficiente il medico di base, e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo che deve indicare, oltre ai dati anagrafici, il codice fiscale, la tessera sanitaria, l’esatta natura delle patologie invalidanti e la relativa diagnosi.

Il medico compila il certificato online e lo inoltra all’Inps attraverso il servizio dedicato, stampando una ricevuta completa del codice identificativo della procedura attivata. La ricevuta viene consegnata dal medico all’interessato insieme a una copia del certificato medico originale che il cittadino dovrà esibire all’atto della visita medica.

Per la presentazione della domanda d’invalidità civile, il certificato medico introduttivo ha una validità di 90 giorni.

Ottenuto il certificato medico la domanda va presentata attraverso il servizio online tramite Pin. In caso di minore va utilizzato il suo codice Pin e non quello del genitore o tutore. In alternativa, è possibile presentare la domanda tramite il patronato o un’associazione di categoria dei disabili (Anmic, Ens, Uic, Anfass).

A partire dal 4 luglio 2009 (con l’eccezione delle domande di aggravamento previste dalla legge 80/2006) non è possibile presentare una nuova istanza per la stessa prestazione prima della fine della procedura in corso o, in caso di ricorso giudiziario, dell’intervento di una sentenza passata in giudicato.

Ricevuta la domanda completa l’Inps provvede a trasmetterla online alla Asl di competenza.

Una volta presentata la richiesta il cittadino riceve la data della visita medica di accertamento, in base al calendario di appuntamento della Asl di residenza o del domicilio alternativo.

All’invalido affetto da patologia oncologica la visita è fissata entro 15 giorni dalla domanda.

In caso di non trasportabilità il medico deve compilare e inviare online il certificato medico di richiesta di visita domiciliare, almeno cinque giorni prima della data già fissata per la visita ambulatoriale. Il Presidente della Commissione medica si pronuncia entro cinque giorni dalla ricezione della richiesta, comunicando al cittadino la data e l’ora della visita domiciliare o indicando una nuova data di invito a visita ambulatoriale.

In caso di impedimento, l’interessato può scegliere tra una delle date indicate dal sistema. Se l’interessato non si presenta alla visita viene convocato una seconda volta e ogni ulteriore assenza sarà considerata rinuncia e farà decadere l’istanza.

Alla visita l’interessato può farsi assistere da un medico di sua fiducia.

L’accertamento sanitario compete alla Asl attraverso una Commissione medica integrata (Cmi) che prevede anche un medico dell’Inps.

Ultimati gli accertamenti, la Commissione redige il verbale di visita firmato da almeno tre medici (incluso eventualmente il rappresentante di categoria).

Il verbale Asl è poi validato dal Centro medico legale (Cml) dell’Inps che può disporre nuovi accertamenti anche attraverso visita diretta.

Il verbale definitivo viene inviato in duplice copia all’interessato: una con tutti i dati sanitari anche sensibili e l’altra con il solo giudizio finale. L’invio avviene tramite raccomandata con avviso di ricevimento o all’indirizzo Pec se fornito dall’utente e resta disponibile nella cassetta postale online.

Sui verbali definiti dalle Commissioni mediche, la Commissione Medica Superiore (Cms) effettua un monitoraggio a campione o su segnalazione dei Centri medici dell’Inps. Gli accertamenti disposti dalla Cms, anche successivamente all’invio del verbale al cittadino possono prevedere un riesame della documentazione sanitaria agli atti o una visita diretta.

Se la Commissione medica ritiene le minorazioni suscettibili di modificazioni nel tempo, il verbale indica la data entro cui l’invalido dovrà essere sottoposto a una nuova visita di revisione.

Con decreto ministeriale 2 agosto 2007 il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero della Salute hanno individuato le patologie e le menomazioni escluse dagli accertamenti di controllo. Il decreto indica la documentazione sanitaria da richiedere agli interessati o alle Commissioni mediche delle Asl (se non acquisita agli atti) idonea a confermare la minorazione.

Gli invalidi che accusano un aggravamento delle proprie condizioni devono presentare apposita domanda online all’Inps completa del certificato medico di accertamento della modifica del quadro clinico preesistente.

Carlo Pareto

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