lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Intercettazioni. Primo via libera del cdm alla riforma
Pubblicato il 02-11-2017


Pdl-Intercettazioni

Il Governo ha trovato un accordo per riformare le intercettazioni, strumento fondamentale per le indagini, garantendo il giusto equilibrio fra interessi primari tutelati dalla Costituzione: la segretezza della corrispondenza e il diritto all’informazione, codificato nell’articolo 21 della Carta. Oggi è arrivato infatti il primo via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo che attua la legge delega del 2017: è stato lo stesso presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, a dare l’annuncio dell’approvazione al termine della riunione, assieme al guardasigilli Andrea Orlando.

Una riforma che “senza ledere il diritto di cronaca eviterà gli abusi”, ha spiegato Gentiloni. “Il provvedimento affronta un tema annoso, non restringe la facoltà dei magistrati e delle forze dell’ordine di utilizzare le intercettazioni nelle indagini, anzi, in un passaggio rende più semplice la richiesta intercettazioni per i più gravi reati contro la pubblica amministrazione e non interviene sulla libertà di stampa e il diritto di cronaca”, ha aggiunto il ministro Orlando, puntualizzando che “i vincoli introdotti non restringono lo strumento di indagine, ma riducono il rischio delle fughe di notizie quando non sono legate a fatti penalmente rilevanti”.

La riforma interviene infatti sulla selezione del materiale di intercettazione: quello ritenuto irrilevante per le indagini, infatti, non dovrà essere neanche trascritto. Il vaglio passerà attraverso la polizia giudiziaria, il pm titolare dell’inchiesta, se necessario con un contraddittorio con i difensori, per essere infine definito dal giudice delle indagini preliminari. Contro le intercettazioni fraudolente viene introdotto uno specifico reato, punito con la reclusione fino a 4 anni. La responsabilità di custodia degli ‘ascolti’ sarà del pubblico ministero, che dovrà gestire un ‘archivio riservato’.

Per tutelare la privacy, inoltre, negli stessi atti giudiziari si potranno riportare “ove necessario” solo i “brani essenziali” delle intercettazioni. Queste potranno essere captate nei domicili anche attraverso ‘virus-spia’, come il Trojan, per i reati di terrorismo e mafia o nel caso in cui sia in atto un’attività criminosa. Altrimenti il magistrato sarà chiamato a motivarne l’utilizzo. Infine, sarà più snella la procedura di autorizzazione di intercettazione per i reati più gravi contro la Pubblica amministrazione commessi da pubblici ufficiali. Uno stop riguarderà gli ‘ascolti’ difensori e i loro assistiti. Il decreto passa ora all’esame delle Commissioni parlamentari competenti per poi tornare al vaglio del Governo per il via libera definitivo.

Il ministro della giustizia Orlando sintetizza la riforma nella selezione delle intercettazioni “non penalmente rilevanti”. “Vi è un primo vaglio della polizia giudiziaria, sotto il controllo del magistrato che conduce le indagini, per togliere ciò che non è penalmente rilevante. Il secondo passaggio – ha aggiunto il Guardasigilli – è il vaglio del magistrato e, se necessario, è previsto anche il contraddittorio con la difesa per verificare cosa è rilevante o no. L’ultima parola spetta poi al giudice terzo”. Per Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare, “finalmente dopo dieci anni arriva in porto la norma sulle intercettazioni. Propagazioni gratuite di dialoghi che nulla hanno a che fare con le indagini non dovrebbero più contribuire alle gogne mediatiche a cui da tempo siamo purtroppo abituati”. Di segno del tutto opposto l’opinione di Forza Italia espressa tramite il deputato Francesco Paolo Sisto: “Una riforma semplicemente ridicola. Il provvedimento in materia di intercettazioni passato in Consiglio dei Ministri ha un solo, gravissimo effetto: penalizzare l’esercizio dei diritti della difesa, con complicazioni procedimentali che rendono pressoché impossibile il contraddittorio su quanto intercettato. Si tratta della triste conferma che questo governo ha a cuore solo gli interessi delle procure e non quelli di chi, a parità costituzionale di condizioni, ha il diritto di difendersi”.

Di riforma deludente parlano gli avvocati penalisti, che “prendono atto” di un “arretramento rispetto alle aspettative”. Lo dichiara il segretario dell’Unione Camere penali, Francesco Petrelli, secondo il quale il primo punto da censurare è la scelta di “vietare la verbalizzazione e non l’ascolto” delle conversazioni tra avvocato e cliente. “La nostra richiesta – spiega – era quella di prevedere un vero e proprio divieto di ascolto di questi colloqui. Vietare solo la trascrizione vuol dire comunque che vengono ascoltati da polizia giudiziaria e pubblico ministero, e non si considera il fatto che sono controparti nel procedimento e che quindi possono venire a conoscenza così di strategie difensive”.

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