martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La lezione siciliana
Pubblicato il 06-11-2017


Dico subito che non è per nulla male che i Cinquestelle abbiano perso le elezioni siciliane, pur confermandosi il primo partito dell’isola. Troppo forte e pericoloso sarebbe stato l’impatto di una vittoria grillina sull’esito delle prossime elezioni politiche. Resta il fatto che il partito di Grillo e della Casaleggio associati può, a ragione, confidare di puntare alla prima posizione tra le liste anche alle elezioni politiche ma, senza alleati, anche questa eventualità si trasformerà nella classica vittoria di Pirro. Sono sicuro che il problema delle alleanze, se non elettorali post elettorali, sarà al centro delle riflessioni immediate all’interno del movimento.

La vittoria del centro-destra e l’elezione del suo candidato governatore Musumeci dipende da quattro fattori: la sua ritrovata, e forse solo apparente, omogeneità nell’ambito di una forte ripresa in Italia e in Europa di tutti i movimenti moderati e conservatori, poi il giudizio negativo sul quinquennio precedente, inoltre la divisione e le polemiche nel campo del centro-sinistra, e infine l’effetto Renzi che ormai si produce all’incontrario. Il Pd perde clamorosamente, dopo avere perso il referendum del dicembre scorso, le elezioni di Genova, Piacenza, Pistoia, dopo quelle di Roma e di Torino. Perde la Sicilia dopo aver perso la Liguria, viene dato da tutti i sondaggi in caduta libera. E’ evidente che al suo interno si produrranno riflessioni dagli esiti imprevedibili. Renzi, gia prima del prevedibile esito elettorale siciliano, si era detto disponibile a non fare la parte del candidato premier del centro-sinistra. Forse sarebbe utile sfruttare per questo scopo la buona popolarità di Gentiloni.

Se il Pd piange chi sta più a sinistra non ride. Il risultato di Fava e dell’Mdp appare piuttosto modesto, molto lontano da quello di Micari che si intendeva avvicinare o addirittura superare, e soprattutto indica che gli elettori del Pd in uscita hanno scelto di percorrere altre strade e non quelle indicate dalla sinistra tradizionale. Ottimo, invece, in questo contesto, il risultato della lista Sicilia futura, ove sono confluiti i socialisti, col nome del Psi nel simbolo. La lista pare avere superato lo sbarramento elettorale del 5 per cento, con buone probabilità di elezione per qualche socialista. Non risultano altre presenze di socialisti in altre liste. I nostri dissidenti sono rimasti in movimento…

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Commenti all'articolo
  1. Una Sinistra che determina il rilancio di Berlusconi, anagraficamente, personalmente, politicamente inteso, per mera inferenza logica è una sinistra defunta.
    Nel presente contesto cimiteriale, una lista eco-liberal-socialista può esprimere un segnale di vita.
    Tentar non nuoce.

  2. E’ difficile se non impossibile sapere oggi se e come la “lezione siciliana”, secondo il titolo di questo FONDO del Direttore, si proietterà sulle prossime elezioni politiche, ma c’è comunque un dato delle urne siciliane che appare fin da ora abbastanza indicativo, e tale da dovere esser preso verosimilmente in considerazione, ossia il fatto che una cospicua quota di elettori, all’incirca i tre quarti dei votanti, sembra essersi dissociata dalle politiche economiche, sociali, ecc…, espresse in questi anni dalla sinistra, nelle sue diverse declinazioni, e verso le quali si sono ripetutamente avvertiti segnali di insoddisfazione e disagio, che andavano maggiormente ascoltati, o perlomeno non sottovalutati (mentre talvolta si è avuta l’impressione che siano stati ignorati e sacrificati ad altre logiche e visioni delle cose, e dei problemi in atto).

    Credo pertanto, giustappunto alla luce di tale dato, che di questo non secondario aspetto dovrebbero tener conto, quantomeno nella stesura dei programmi, quelle forze che si accingono ad entrare in coalizione col PD in vista del prossimo appuntamento elettorale, quando saremo chiamati a pronunciarci per chi deve guidarci a livello nazionale, diversamente apparirebbero come scelte essenzialmente ideologiche e sostanzialmente autoreferenziali – che non mi sembrerebbero conciliarsi molto con una concezione e cultura pragmatica e riformista – e questa riflessione potrebbe forsanche valere per l’ultimo tratto della legislatura in corso, nel senso di tener conto degli “umori” del Paese (se pensiamo che l’esito delle urne siciliane ne sia uno spaccato).

    Paolo B. 07.11.2017

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