lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Lavoratori dipendenti, bonus da 288 euro
in arrivo
Pubblicato il 15-11-2017


Lavoratori dipendenti

BONUS DA 288 EURO IN ARRIVO

Il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego prevede un effetto collaterale positivo anche per i dipendenti del mondo privato, quanto meno coloro che dichiarano un po’ più di 24mila euro senza però superare i 26.500 euro di reddito lordo all’anno. Potranno infatti beneficiare dell’ampliamento del raggio d’azione del bonus Renzi, gli 80 euro netti al mese che hanno aumentato i soldi a disposizione dei lavoratori con redditi medio-bassi.

La misura è contenuta nella legge di bilancio 2018, e va a incrementare il pacchetto lavoro che comprende anche gli incentivi all’assunzione dei giovani (che vengono resi strutturali), ammortizzatori sociali e misure per la ricollocazione dei lavoratori delle aree di crisi complessa.

La novità altro non è che un effetto del rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Il motivo è semplice: i 1.105 euro lordi all’anno promessi dall’intesa del 30 novembre 2016, e nel caso della pubblica amministrazione centrale finanziati dalla legge di Bilancio ora in discussione al Senato, avrebbero fatto uscire il bonus dalle buste paga di chi oggi lavora in un ufficio pubblico e guadagna da 24.895 euro in su, e l’avrebbero alleggerito per molti altri con redditi inferiori. Di qui l’idea di intervenire sulle fasce, che era comparsa qualche settimana fa prima di essere accantonata e ripescata in extremis.

Le nuove soglie – Il tetto di reddito per avere diritto al bonus di 80 euro al mese, in pratica, si alza di 600 euro. Si tratta, lo ricordiamo della detrazione per i lavoratori dipendenti pari a 960 euro annui (80 euro al mese, appunto), introdotta nel 2014, regolamentata dall’articolo 13 del TUIR, il testo unico delle imposte sui redditi. Le novità sono le seguenti:

il limite di reddito di 24mila euro annui, che consente la detrazione di 960 euro, sale a 24mila 600 euro;

il limite di 26mila euro, sopra il quale non c’è più diritto alla detrazione, sale a 26mila 600 euro;

fra i 24mila 600 e i 26mila 600 euro: la detrazione scende progressivamente, fino ad azzerarsi.

Quindi, calcola il sito delle piccole-medie imprese pmi.it – il beneficio più alto è riconosciuto a coloro che guadagnano fra 24mila e 24mila 600 euro, che prima avevano diritto alla detrazione ma in forma ridotta (perché, appunto, sopra i 24mila euro il beneficio iniziava progressivamente a scendere), mentre ora potranno detrarre interamente i 640 euro, quindi avranno il bonus da 80 euro al mese. Ricordiamo che per coloro che guadagnano fra i 24mila 600 e i 26mila 600 euro, la detrazione si calcola nel seguente modo: il rapporto fra 26mila 600 euro, meno l’importo del reddito annuo, e 2mila euro.

Vediamo un esempio di calcolo su un reddito di 25mila euro annui: detrazione dal 2018: (26600-25000) : 2000 = 1500 : 2000 = 0,75. Il bonus sarà dunque pari a 0,75 X 640 = 480 euro;

detrazione fino al 31 dicembre 2017: (26000-25000) : 2000 = 1000 : 2000 = 0,50. Il bonus è il 50% di 640, quindi 320 euro.

Il meccanismo è stato messo a punto per evitare che l’aumento del contratto dei dipendenti pubblici non incamerasse per interno l’agevolazione.

L’ampliamento del bonus, in ogni caso, attenua ma non cancella l’effetto incrociato di aumenti contrattuali e ‘decalage’. Per chi oggi guadagna 25mila euro, per esempio, i nuovi contratti preparano un reddito post-accordo da 26.100, che dimezzerebbe il bonus da 480 a 240 all’anno. L’aumento netto intorno ai 60 euro (85 lordi) sarebbe quindi nei fatti ridotto di un terzo dalla perdita dei 20 euro di aiuto: il tema, quindi, è destinato a tornare sui tavoli contrattuali per completare l’opera.

Previdenza e Welfare

ULTIME NOVITA’

Non bastava l’aumento dell’età pensionabile, a colpire le aspettative dei più anziani che attendono il meritato riposo dopo anni di duro lavoro. Nel mirino del governo ci sono anche i neonati, anzi, i papà e le mamme che contavano sul bonus bebè per far fronte alle spese dei nascituri. Niente da fare, anche per loro: la famiglia non sembra tra le priorità della maggioranza di centrosinistra, una maggioranza di cui fanno parte anche gli alfaniani, i primi a dolersi delle scelte fatte finora in manovra economica. “Certo che una finanziaria così – hanno dichiarato in una nota congiunta Laura Bianconi e Maurizio Lupi, presidenti dei senatori e dei deputati di Alternativa popolare – è difficile da votare. A parole tutti difendono la famiglia e sono preoccupati per il calo della natalità. Nei fatti la famiglia la bistrattano e i pochi provvedimenti a suo favore li annullano”, hanno sottolineato. Il punto che sta a cuore ad Ap è proprio quello dei bonus bebè: “Nella legge di bilancio dell’anno scorso con il governo Renzi si era finalmente invertita la rotta e alla famiglia erano stati destinati 600 milioni di euro, dopo il bonus bebè era stato creato anche il bonus per le neo mamme. In quella in discussione in Aula il bonus bebè è sparito. Si regalano soldi a pioggia a destra e a manca, mance e mancette che si potrebbero più prosaicamente definire marchette”.

Consulenti del lavoro

PER APE VOLONTARIA ATTESA E’ SU ACCORDI QUADRO

Per completare definitivamente il quadro regolatorio dell’Ape volontaria si dovranno attendere gli Accordi quadro con le associazioni bancarie e assicurative che conterranno, fra le altre informazioni, i dati per calcolare i costi che i contribuenti dovranno sostenere per andare in pensione prima. E’ quanto scrive in una nota la Fondazione studi consulenti del lavoro, che, con la circolare n.10/2017, analizza il dpcm illustrando i requisiti di accesso e l’iter burocratico per l’ottenimento della misura, soffermandosi anche sugli accordi quadro, sull’opzione di finanziamento supplementare, sulla possibilità di estinguere anticipatamente il prestito e sul Fondo di garanzia presso l’Inps.

“È entrato in vigore solo il 18 ottobre 2017 -si legge nella nota dei consulenti- il decreto del presidente del Consiglio dei ministri 4 settembre 2017 n.150 relativo all’anticipo pensionistico volontario. La misura avrebbe dovuto essere operativa già entro i primi di marzo, secondo quanto disposto dalla norma di riferimento (legge 232/2016), ma la complessità di questa prestazione di natura creditizia -conclude- ha comportato maggiori difficoltà nella stesura della disciplina attuativa rispetto all’Ape sociale e alla pensione anticipata dei lavoratori precoci”.

Consulenti del lavoro

ECCO GUIDA CON ADEMPIMENTI IN CASO DI DECESSO DEL DIPENDENTE

Il decesso del lavoratore dipendente comporta la risoluzione del rapporto di lavoro per causa di forza maggiore. Il datore di lavoro, di conseguenza, deve provvedere ad alcuni adempimenti come quello di comunicare al centro per l’impiego l’avvenuta risoluzione del rapporto di lavoro e versare a favore dei soggetti indicati dalla legge il trattamento di fine rapporto, l’indennità sostitutiva di preavviso e tutte le altre competenze. E’ quanto spiega la Fondazione studi dei consulenti del lavoro. La Fondazione, infatti, ha riassunto in una guida – gratuita per gli iscritti – tutte le regole da rispettare in caso di decesso del lavoratore, soffermandosi anche sulla tassazione delle somme già corrisposte al lavoratore o spettanti agli eredi.

Come si legge nella guida, “in caso di decesso del lavoratore dipendente sono previste diverse modalità di tassazione a seconda che si tratti delle somme già corrisposte al lavoratore o di somme spettanti agli eredi”. La guida, inoltre, mette in evidenza che “il decesso del lavoratore dipendente fa venir meno l’obbligo per il sostituto d’imposta di effettuare le operazioni di conguaglio”.

“Se il decesso avviene prima dell’effettuazione o della conclusione del conguaglio a debito, il sostituto – precisa – dovrà comunicare agli eredi l’ammontare delle somme o delle rate non ancora trattenute, che saranno versate dagli stessi eredi secondo i termini e le modalità previsti per la dichiarazione dei redditi”. “Nel caso di conguaglio a credito il sostituto comunicherà agli eredi i relativi importi indicandoli anche nell’ultima certificazione dei redditi Modello CU che sarà rilasciato. Gli eredi utilizzeranno tale credito nella successiva dichiarazione che gli stessi dovranno o comunque potranno presentare per conto del de cuius”, conclude.

Carlo Pareto

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