martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Lavoro: Inps, crollano contratti fissi, -10.000 in 9 mesi
Pubblicato il 23-11-2017


precario

Calano di quasi 10.000 unità i contratti fissi ed è boom di quelli a chiamata nei primi 9 mesi del 2017: a fronte di 1.180.953 rapporti di lavoro a tempo indeterminato, le cessazioni sono state pari a 1.190.908. Il dato emerge all’Osservatorio Inps sul precariato. Nel dettaglio tra gennaio e settembre i datori di lavoro privati hanno stipulato 909.362 nuovi rapporti di lavoro, le trasformazioni a tempo indeterminato sono state 214.819 e 56.772 gli apprendisti trasformati a tempo indeterminato, mentre le cessazioni sono state 1.190.908, per un saldo negativo di -9.955 unità. Nello stesso periodo del 2016 si erano registrati un saldo positivo di 22.209 contratti stabili.

Invece è boom dei contratti a chiamata (+133,2%) e salgono anche quelli di somministrazione. Nel corso del 2017 – si legge – è aumentato il turnover dei posti di lavoro grazie soprattutto alla forte crescita delle assunzioni (tra gennaio e settembre 2017 sono risultate 5.271.000, in aumento del 20,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Crescono anche le cessazioni (4.530.000, +16,9% rispetto all’anno precedente) ma ad un ritmo inferiore. Alla crescita delle assunzioni il maggior contributo è stato dato dai contratti a tempo determinato (+27,3%) e dall’apprendistato (+26,9%) mentre sono diminuite le assunzioni a tempo indeterminato (-3,5%: contrazione interamente imputabile alle assunzioni a part time).

Tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo l’incremento dei contratti di somministrazione (+20,1%) e ancora di più quello dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-settembre, sono passati da 137.000 (2016) a 319.000 (2017), con un incremento del 133,2%. Questo significativo aumento – come, in parte, anche quello dei contratti di somministrazione e dei contratti a termine – può essere posto in relazione alla necessità per le imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo e sostituiti, da luglio e solo per le imprese con meno di 6 dipendenti, dai nuovi contratti di prestazione occasionale.

Questi andamenti convergono nella compressione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni: 24% nei primi nove mesi del 2017 mentre nel 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, era stato raggiunto il valore di 38,3%.

Le trasformazioni complessive – includendo accanto a quelle da tempo determinato a tempo indeterminato anche le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti – sono risultate 272.000, in lieve incremento rispetto allo stesso periodo del 2016 (+0,9%).

Per le cessazioni, la crescita è dovuta principalmente ai rapporti a termine (+25,3%) mentre le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato risultano sostanzialmente stabili (+0,1%). Tra le cause di cessazione, i licenziamenti riferiti a rapporti di lavoro a tempo indeterminato risultano pari a 435.000, in riduzione rispetto al corrispondente periodo di gennaio-settembre 2016 (-5,4%) mentre in aumento risultano le dimissioni (+5,8%).

Il tasso di licenziamento, calcolato sull’occupazione a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti, è risultato per i primi nove mesi del 2017 pari al 3,9%, in linea con quello registrato per lo stesso periodo del 2016 (4,0%).

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